Lorenzo Leoni.
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L'ASSEDIO. I GIORNI DI AFRODITE.
Le Bande Nere all'assedio di Firenze.
Parte 2.
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2019. Edizioni Jolly Roger, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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15 Settembre 1529. Mattino, Gonfalone del Carro.
Dell'ardore deluso che cerca sfogo battendo ogni scogliera.
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La notizia della caduta di Perugia era corsa come fuoco nelle stoppie. In tutta Firenze non si parlava altro che della guerra, fino al giorno prima un'eventualit gloriosa, da quell'alba una consapevolezza gravissima.
Come tutti, Cosma era corso alla sede del proprio Gonfalone, aveva ascoltato le notizie nei capannelli di uomini in attesa degli ufficiali, poi aveva taciuto assieme a tutti suggendo il discorso del capitano.
Bernardo Rinuccini era comparso pi tardi del solito; non si era affrettato a soffiare sul fuoco delle chiacchiere ma aveva atteso che gli uomini sfogassero l'ansia tra di loro mentre preparava le parole misurate da usare.
Aveva deciso di non mostrarsi abbigliato diversamente
dal solito, senza corazza o giubbone indosso, per non dimostrare sensibilit alle notizie che allarmavano tutti. L'et matura e la lunga barba gli conferivano autorevolezza, l'abitudine al comando armava la sua voce e affilava il suo sguardo. Si mise in piedi sulla spalletta del chiostro, in modo che tutti lo potessero vedere e udire, e attese che l'assemblea si chetasse prima di attaccare il suo breve discorso.
Che vi dico a fare quello che gi sapete? Perugia  caduta, il signor Malatesta Baglioni  riuscito a riparare i suoi cavalli e le artiglierie ad Arezzo e gi stamani  in marcia per far massa qui a Firenze, secondo le disposizioni dei Dieci della Guerra. il capitano badava bene a non suggerire alcun giudizio con l'inflessione della voce, mentre chiariva le notizie, Chi credeva o sperava che la guerra si evitasse ora deve mettere l'animo alla disposizione di difendere le nostre mura dal nemico. Prima che si posi la neve sulla Consuma, le porte saranno gi serrate e le insegne mutate di colore. Da oggi, non ci sar pi, sotto il Gonfalone del Carro come sotto tutti gli altri, alcuna tolleranza per chi vacillasse nel proprio compito: siete qui a ruolo per difendere Firenze. Per farlo dovete sottostare agli ordini del Gonfalone.
Alz un poco le palme per invocare il silenzio, ch gli uomini si erano un poco agitati e iniziavano a correre domande.
Tacete ancora un poco. Le risposte ai vostri quesiti sono gi sulla mia lingua. Non ci sono ancora mutamenti negli ordini dei Dieci; nel caso, ogni nota sar affissa alla mia porta e letta ad alta voce tre volte al giorno. No. Non abbiamo munizioni nell'arsenale per armarci tutti. I venticinque uomini d'arme e tutti i cavalieri sono gi addobbati; ogni altro cittadino in grado di armarsi in proprio lo faccia. Chiunque abbia in casa armi e corazza che non veste, sappia che possono servire meglio la citt indosso a un compagno piuttosto che attendere l'invasore in un baule. Non sto a chiedere altri denari a voi, ch ogni famiglia ha provveduto pi che generosamente alle nostre casse. Inoltre, a poco servono i denari quando mancano gli spadai e i corazzai. Ascoltate quello che vi dico: entro pochi giorni i prezzi degli arnesi da guerra duplicheranno, entro un mese raddoppier il prezzo del pane e della farina. Fate munizione nelle vostre case, ch non vi manchi n il ferro, n il cibo per tutto l'inverno. Se la mano vi trema accostandosi alla borsa, provate a mangiarvi un fiorino d'oro: se il signore degli Eserciti qui la lingua scelse con attenzione le parole mentre l'occhio cercava nella folla di discernere cristiani e pagani, non ci porter ad una rapida vittoria, vi amareggerete se non avrete altro che oro nella madia.
Il capitano diede un poco di respiro all'assemblea, lasciandola rumoreggiare mentre si faceva passare delle carte da un luogotenente.
Ascoltate ancora! Gi arrivano richieste di rinforzo Per i lavori ai bastioni, la sorveglianza e le opere di demolizione. Non voglio che questo luogo sia deserto. Molti di voi necessitano ancora di togliersi dalle braccia la ruggine della pace prima di essere in grado di servire Firenze nella guerra. Ogni giorno il Gonfalone mander una squadra a disposizione dei Signori Otto per questi compiti. Se essi lo "chiederanno, ne forniremo una seconda, ma non di pi.
Avete non solo da curare il vostro addestramento, ma pure delle famiglie e degli affari da mantenere, ch la guerra incombe ma non ci  ancora addosso.
Infine si fece pi avanti possibile senza scendere dalla spalletta, quasi a confidarsi con tutti loro assieme. So che molti di voi gi pensano alle proprie famiglie, a mogli e infanti, ai genitori senili che abitano nelle nostre dimore. La cacciata degli inutili incombe come in ogni assedio che abbia questo nome. Vi dico, e ve lo dir ogni uomo assennato, di non attendere l'ordine dei Dieci. Fate fagotto alla zitta, scrivete ai vostri parenti pi lontani che hanno da accogliere i vostri affetti e curarli come fossero loro. Fate partire tutti coloro che potranno avere a soffrire della guerra. Pensate di poter resistere mesi di fame e pericolo? Pensate di poter confidare nella Fortuna per non avere proprio il vostro tetto sfondato da una palla di cannone? Pensate di potervi difendere quando i lanzi vorranno usare il loro sporco ferro su di noi? So che lo pensate: siete uomini forti e coraggiosi. Tutti! Lasci depositare un attimo quella lode prima di attaccare: Ma immaginate queste stesse sorti accadere alle vostre donne, alle vostre sorelle, agli infanti, a vostro padre. Con che occhi li guardereste, con che orecchie soffrireste i loro pianti se non deste loro la possibilit di scampare a tutto questo? E se avete buoni parenti o amici, che possiedano un quartierino anche per chi, meno fortunato, non abbia alcuno fuori dalle mura, scrivete allora loro di pur accogliere questi altri amici, ch voi li avete cari e mettete la vostra parola dinnanzi. E ricordate, tuttavia, mentre mandate al sicuro le donne, di mostrarvi in piazza, dinnanzi al palazzo dei Signori, ch nessuno
possa dire che la vostra casa sia fuggita in tradimento alla
citt.
Terminato il discorso, il capitano si fece un poco indietro lasciando che mille voci sfogassero assieme quello che avevano taciuto per ascoltarlo. Il rumorio fu come un'onda di marea: invase il chiostro fino all'ultimo angolo, lo soffoc tutto, lo pervase prima di ritirarsi in un'eco assieme agli uomini che si affrettavano a gruppi nei loro compiti.
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15 Settembre 1529. Pomeriggio, Sotterranei di Firenze.
Di un 'imboscata e di voci nelle tenebre.
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Grosso sapeva bene di non poter giocare in eterno a rimpiattino con le spie dei Maestri. Ogni giorno era di necessit che scendessero nella citt antica e ogni giorno c'erano cento occhi a scrutare i loro passi. Usare passaggi diversi ogni volta era un espediente a perdere: per quanto fossero molte le porte segrete, le cantine affacciate su quel mondo ctonio, il loro numero era comunque limitato e non tornare sovente alle stesse soglie significava allungare di molto il cammino sia alla luce del sole che nelle tenebre.
I mercati erano sempre gremiti, la stagione della vendemmia rivitalizzava la convivialit e gli affari. La notizia della caduta di Perugia, tuttavia, aveva creato un clima di febbrile necessit in quei lochi: fino al giorno prima i fiorentini si potevano recare a cercare il necessario quotidiano, si potevano contare le bocche in pi dei mercenari e dei contadini che erano giunti in citt a fare massa in base alla quantit di grano, legumi, capponi e capretti che si andavano vendendo; dopo il diffondersi di quella voce le porte di Firenze si erano spalancate come fauci voraci, divorando dal contado continue carovane cariche di ogni merce necessaria e ogni derrata serbevole.
Tutti cercavano di ammassare quanto pi riuscissero, nella prospettiva di restare, nelle settimane a venire, chiusi dentro la citt assediata dal nemico, il quale avrebbe tagliato le vie di approvvigionamento per affamarli. Per questo i mercati erano divenuti all'improvviso luoghi caotici, in cui i prezzi lievitavano ogni giorno e le genti si accapigliavano per aggiudicarsi qualunque cosa, anche fuori di ragione. In quel clima eccitato, non solo spadai e corazzai raccoglievano commesse e riuscivano a piazzare a prezzi impensabili perfino il lavoro peggio uscito dell'ultimo apprendista dell'Arte, ma i predicatori si moltiplicavano agli angoli delle vie, tuonando le loro parole esaltate e, al contempo, portando gli occhi dei domenicani a scrutare ogni angolo.
I mercenari delle Bande si erano radunati all'angolo della strada, aspettando il momento migliore per defilarsi nei chiassetti e raggiungere il passaggio per la citt sotterranea. Far passare inosservata l'enorme massa del Grosso era un'impresa di per s ardua, tuttavia la presenza del cerusico era fondamentale per supervisionare la salute del prigioniero.
Nel mentre, gli toccava di sorbirsi a tutti il concione del predicatore del giorno, che un po' tuonava, un po' alzava la
voce accorata al cielo dai gradini della loggia del pesce.
La Leonessa purulenta e lussuriosa ha sfoderato i suoi artigli, Cesare la cavalca abbracciandola assieme al proprio peccato e alla propria superbia.
Non dubitate, fiorentini, della vostra virt.
Cristo Re  con noi, nessun esercito potr violare questo sacro suolo, nessun signore potr arrogarsi d'usurpare la Sua Signoria.
La guerra  infamia e dannazione per l'uomo sotto lo sguardo di Dio.
Essa  il rimedio dei folli, lo istrumento del Nemico per assommare odio all'odio, condurre la mano al peccato e alla sofferenza del prossimo nostro.
Vi avevamo avvertiti, redarguiti in pi guise.
 l'odio che portate nel petto, l'amore che non riuscite ad ascoltare, che ci ha condotti alle soglie della guerra.
Non nascondete il viso, non volgete lo sguardo al vostro vicino.
Ciascuno  colpevole e peccatore di aver invocato l'onda vermiglia della guerra.
Ebbene: questa  un'epoca insana, in cui l'odio sgorga dalle bocche di tutti senza che si possa fermarne l'opera, senza che si riesca a trovare la radice di questo male ispirato dal Demonio e tagliarla una volta per tutte.
Che questa guerra sia veleno e medicina assieme, che sia il fuoco che serve a questo campo del Signore Cristo Per tornare sano e fertile e dare nuove messi gagliarde.
Non temete di porre il vostro petto a difesa degli spalti, ch Cristo Re scender tra di noi con il suo brando fiammeggiante e disperder i nemici come pula al vento.
N fate il gioco della paura e del Demonio: non cedete alla tentazione di sottrarre al vostro vicino il pane per assetarlo per voi, ch lo troverete stanto e pieno di vermi prima che possiate nutrirvene.
Non correte a ripari estremi, perdendo il senso della virt, della vostra carit che  ispirata da Cristo stesso.
Non siate egoisti, ma comunit.
Non siate ingrati, ma solidali.
Non cedete al timore, all'avidit, non nascondete le vostre futili ricchezze, ma donatele con fierezza alla Repubblica.
Sdegnate l'illusione dell'oro, sottraetevi alla sua tentazione, ch a nulla vi varr nel Regno dei Cieli averne accumulato nella vostra tomba.
Piuttosto gettatelo oltre le nostre mura, in modo che i mercenari peccatori siano tratti dalla parte del Signore e sottratti alle schiere di Pietro e Cesare.
Non temete, infine, per i tempi a venire.
Non credete a chi vi istiga a sfuggire queste mura per timore della fame e delle gesta abominevoli di cui si fan fole in ogni guerra.
Non vi sono bocche inutili in Firenze, ch ogni donna, ogni putto, ogni anziano, persino il pi incapace degli invalidi  un'anima che canta le lodi del Signore.
Non ci abbasseremo alla barbarie della guerra, non praticheremo gli usi consueti dettati dalla crudelt dell'animo peccatore.
Non metteremo alla porta le nostre madri, i nostri figlie nostre mogli per avere l'illusione di un giorno in pi d'
pane quando e se Cesare ci vorr affamare.
Cristo Re sar il nostro sostegno.
Egli terr le vie aperte, ch mai Firenze abbia a patire lo sgomento della fame.
Egli sar nostro nutrimento, per lo spirito e per il corpo assieme.
Non saranno l'ansia e lo sconforto a soffocarci, non saremo noi a chiuderci nella nostra torre assieme al tormento della colpa, ma lotteremo tutti assieme in questa guerra che abbiamo schifato affinch sia l'ultima che si debba soffrire in questa terra.
Grosso, Zoofilo e Malanima si defilarono sotto l'arco di un chiassetto che correva tra due edifici tanto vicini tra loro che i piani alti, aggittando per rubare un poco di spazio, parevan quasi baciarsi, tanto che provvidi maestri di pietra avevan fatto le veci di padri accorti alla loro virt imponendo archi e puntoni a tenerli un poco discosti, rimandando in eterno il dolce momento dell'anelata intimit.
Guardandosi prudentemente alle spalle, guadagnarono l'angusto cortile che li avrebbe menati nell'intimit domestica di ignari fiorentini, inconsapevoli di celare tra gli orci e le botticelle della loro cantina l'accesso ai segreti della citt antica. Grosso, facendo strada come sempre, entr Per la porta di una legnaia, uno di quegli usci pensati per essere aperti da fuori e non per custodire alcunch di prezioso; nel piccolo locale gi ingombro di ciocchi e fascine destinati ai camini della casa per il prossimo inverno, ignor la porticciuola armata di una buona serratura e bande di ferro che dava nella cucina, ma armeggi attorno ai
gradini che vi portavano finch questi si ribaltarono in basso rivelando una scala che menava nell'oscurit della citt sotterranea, di cui formavano i primi passi.
Aspettate. sibil Malanima che era rimasto, proverbialmente cauto, a sbirciare dietro la porta il cortile, Abbiamo compagnia.
La mole del Grosso occupava gi la scala mentre questi si dava da fare per accendere la lanterna. Il cerusico si guard attorno, in efficiente stato di allarme prima ancora di sapere quale fosse la minaccia, constatando di non avere spazio per fare alcunch: la legnaia era stipata tanto da lasciare solo il passaggio tra le due porte, nel quale nemmeno Zoofilo e Malanima avrebbero potuto combattere affiancati: Chi abbiamo? sibil.
Ci sono quattro tizi qua fuori, rispose Malanima a mezza voce, senza distogliere l'occhio dalla fessura nella porticina, uno ha la tonaca, gli altri sono in braghe di tela.
Solo quattro? la voce inopportuna di Zoofilo rimbomb tra la legna.
Fai piano! sussurr concitato Malanima.
Dai, usciamo a farli a pezzi prima che entrino loro. Zoofilo aveva gi la spada in mano ma aveva abbassato il volume della voce sebbene il suo tono basso riecheggiasse come un tamburo.
Si farebbe un gran casino, e poi sono in quattro. E noi in tre! Potrebbero essere cento e non basterebbero.
Ma la porta  una e si esce uno per volta. Non sarebbe meglio sgattaiolare via e chiuderci il passaggio dietro? Eh, Grosso?
Il cerusico aveva gi valutato l'idea: scomparire dalla scena nella citt sotterranea lasciando quelle spie con un palmo di naso. Tuttavia c'era il rischio che, frugando con occhi esperti, finissero per trovare il meccanismo nascosto e violassero il segreto del passaggio, mettendo a repentaglio la loro principale risorsa per muoversi non visti in citt, oltre che dare accesso ai Maestri alla loro citt segreta.
No. Il rischio che scoprano da s il passaggio  troppo alto. Vanno sopraffatti e trascinati dentro. Adesso!
Per il Grosso, la paranoia di Malanima era una risorsa golosa. Lo spazio angusto non aiutava a manovrare, per cui dovette spingere Zoofilo contro la schiena del commilitone per arrivare a mettere una mano sulla spalla dell'altro; con quel contatto, carp l'insicurezza timorosa dell'uomo, liberandolo da quell'ansia, e ne fece un'arma: prese a battere ritmicamente l'elsa del pugnale sulla pietra dello stipite, mentre tratteneva gli uomini, pronti ma scomodi contro la sua mole.
Il rumore sordo riecheggiava nel cortile come il cadere di una goccia in un lago sotterraneo. I quattro uomini furono colti da un improvviso smarrimento: si guardavano attorno cercando l'origine di quel rintocco che non riuscivano a individuare, una spira di paura blandiva i loro sensi cercando una via per insinuarsi all'interno dei loro cuori.
Malanima spalanc l'uscio e si avvent sull'uomo pi vicino, trafiggendolo prima ancora che questi si potesse render conto di cosa stesse succedendo. Zoofilo segu rapido, scansando il compagno con lesti passi laterali per guadagnare la pugna con un altro uomo.
Grosso si liber per ultimo dallo spazio angusto, si lanci con velocit insospettabile attraverso il cortile scagliando al contempo la propria cappa verso il monaco. Il mantello si apr come una vela, obbligando l'altro a scansarsi di lato e all'indietro per evitare di restarne intrappolato. Questo consent al cerusico di occupare l'uscita sul chiassetto, impedendo con il proprio corpo la fuga a chiunque.
Il monaco con un gesto fulmineo cav da sotto la tonaca falcione e pugnale, con i quali si avvent senza esitazione sul Grosso. Disarmato nella mano sinistra, questi si lasci guidare dall'abitudine dell'addestramento: ingaggi le lame dell'avversario lasciandosi parare un gran fendente che aveva scagliato minacciosamente, con tutta la propria mole, e si gett alle strette lasciando l'arma e afferrando i polsi del nemico in una lotta disperata.
La forza del monaco era terribile, ben superiore a quello che la sua corporatura potesse suggerire. Grosso non indossava corazza n giubbone, per cui si sentiva terribilmente vulnerabile alle lame che sospettava essere avvelenate. Sibil una parola di terrore direttamente sul volto del nemico, ma questi non diede segno di cedere neanche un'unghia mentre cercava di svincolare le armi dalla presa.
Girarono un poco attorno, stretti l'uno all'altro. Il monaco divincol la mano destra dalla lotta ma Grosso fu lesto a serrare nuovamente, incassando solo un colpo sotto misura al fianco, inefficace perfino a strappare il panno dell'abito, mentre avvolgeva il braccio del monaco in una presa serpentina, riuscendo a mettere alfine la mano alla gola dell'avversario.
Questi piant uno sguardo d'odio negli occhi del cerusico, distraendolo per un secondo; con un gesto improvviso, riusc a far ruotare il pugnale nella mano intrappolata, afferrandolo sopramano. Grosso si accorse del movimento troppo tardi, quando la lama incise la carne del suo avambraccio destro: un fuoco terribile gli corse per i nervi, rendendogli tutto l'arto insensibile e disobbediente.
Il monaco stratton libera la propria mano e lev alto il pugnale per calarlo nella gola del cerusico.
Zoofilo e Malanima si avventarono in quel momento sulle spalle della tonaca, trattenendo il braccio e pugnalando ai fianchi l'assassino con le loro lame. Il colpo di Malanima trafisse il fegato e trov il cuore sfondando d'impeto la tela pesante e il giubbone che si celava al di sotto. L'assassino si afflosci come una bambola di pezza: la vita lo aveva abbandonato in un istante.
Grosso si liber dal groviglio della lotta tenendosi il braccio insensibile. Senza cedere la propria lucidit, tenne in scacco la propria paura di esser stato avvelenato e ordin secco: Fate sparire tutto, guardate di non fare un casino con il sangue in giro. Veloci!
Per quanto pot, aiut a raccogliere le armi cadute a terra, mentre gli altri trascinavano i corpi nella legnaia. In pochissimo tempo il cortile era tornato deserto e silenzioso, vi aleggiava solo la speranza che nessuno si fosse affacciato in quel minuto scarso, divenendo testimone scomodo di quella guerra segreta.
Richiuso il passaggio alle loro spalle, i tre si trovarono a fare il bilancio di quello scontro imprevisto. Grosso si dedic in qualche maniera al taglio usando un unguento
puzzolente tratto dalla sua borsa e una striscia di lino pulita; il braccio non aveva riacquistato la sensibilit, ma gli sembrava che quella sensazione non si stesse propagando oltre, cosa che lo rassicurava abbastanza. Tuttavia non credeva di poter usare la destra per combattere a breve, ma sapeva che quel pharmaco, se era lo stesso che avevano usato su Germanico un paio di giorni addietro, aveva un effetto solo temporaneo.
Gli altri due non avevano riportato un graffio, anche perch l'unico avversario armato era stato il monaco: i popolani avevano con s solo dei randelli, nemmeno un pugnale alla cintura.
Grosso, questo  ancora vivo. la voce di Malanima rivelava un certo orgoglio, Gli ho solo dato una botta in testa, ch tanto non eran mica buoni a combattere.
Ancora vivo? Bene. Ma com' che  finito sotto gli altri, allora?
La testa ferita e insanguinata dell'uomo sporgeva da sotto i cadaveri ammucchiati dei suoi compagni.
Sembrava il miglior sistema per tenerlo fermo, non pare anche a te? rispose l'altro con un sorriso falso.
Va bene. lasci perdere Grosso, Tanto vale fargli un paio di domande.
Grosso scosse un poco l'uomo, invano; quello gemette debolmente ma la coscienza era restia a tornare in lui. Il cerusico frug nella propria borsa, ne trasse una piuma cui dette fuoco con la lucerna proprio sotto il naso del disgraziato, il quale rinvenne d'un colpo, strappato a forza dallo stato di incoscienza.
L'uomo si dimen un poco inutilmente, le membra intrappolate dal peso dei corpi; Grosso si sedette in cima alla macabra pila, dominando il viso del prigioniero dall'alto in mezzo alle proprie gambe e facendo gravare il suo immane libbraggio sul torace gi soffocato dell'uomo.
Non sei ancora all'inferno, stai tranquillo, ma se non saremo contenti di quello che dici potresti rimpiangere di non aver preso la scorciatoia. Il cerusico non si lasciava sfuggire un dettaglio della paura dell'uomo, modulava la propria voce sapientemente per fomentare risacche e ondate di panico senza privarlo della facolt di parlare. Era evidente che quello non fosse uno degli assassini posseduti dai pharmaci e immuni a ogni timore; probabilmente era un qualche disgraziato irretito a far da pedina in quel gioco pericoloso. Ora ti far delle domande e te mi risponderai a cuore aperto. Capito?
L'altro si limit ad annuire, il respiro faticoso sulla soglia del panico.
Di chi tu sei?
Son della Graticola. Dell'opera di san Lorenzo.
Lo dicevo io: popolino che alza la testa. comment Zoofilo con disprezzo.
Povere genti che si illudono facilmente. mormor Grosso senza piet nella voce, Sei cristiano? Certo! un poco di orgoglio stava sbucando nella voce del prigioniero, mitigando la sua paura.
Il cerusico stava sollevando apposta quella speranza, per colpire pi duramente: Anche i tuoi compagni lo erano?
Battezzati nella basilica nuova.
Bene. Questo non pare abbia salvato loro la vita, n
quella del monaco.
Essi si sono guadagnati il Paradiso con il martirio. la voce dell'uomo vacillava un poco mentre ripeteva le parole udite mille volte nei sermoni.
S, s. Pu darsi. Ma intanto son crepati e te sei qui tra le nostre mani. Vorresti raggiungerli sulla via del Paradiso? S? Non tanta fretta: per loro il martirio  stato veloce, ma per te sar un viaggio di dannazione e sofferenza indicibile.
La sicurezza dell'uomo si incrin ulteriormente di fronte allo sguardo inespressivo del Grosso.
Sei sposato?
Il prigioniero annu.
Bene.  una bella cosa avere una famiglia a curare la propria casa e non dover ciondolare in taverna per trovare un po' di conforto, non  vero? Hai fatto molti figli?
Tre vivi, signore. rispose di getto con gi una nota di deferenza che tradiva il timore crescente.
Meraviglia! Che dolore, vero, perdere un bimbo per la debolezza, la fame o la peste, vero? Ti capisco, non credere. Ora ti faccio vedere una cosa, eh? Poi parleremo da uomo a uomo.
Grosso si fece passare la sua borsa dalla quale trasse un paio di strumenti, saggi l'efficienza della propria mano destra, trovandola confortevolmente pi sveglia di prima; nonostante la posizione bizzarra, afferr il braccio nudo di uno dei cadaveri, leg una funicella al polso e la diede da reggere a Malanima. Si mise un corto seghetto tra i denti e impugn una lama ricurva a mezzaluna, saggiandone l'affilatura. Dopo aver scoccato un'occhiata al prigioniero esegu due rapidi tagli, uno per lato, sul braccio ancora caldo del cadavere, facendo sgorgare una cascata di sangue, letteralmente spremuto fuori dal moncone dalla pressione di tanto peso, che schizz sui suoi stivali e sul volto dell'uomo; questi serr la bocca trasformando un grido in un sonoro mugugno. Afferrato il seghetto, il cerusico si diede di lena a tranciare l'osso ormai scoperto, con un gran rumore di raschio e lo spargimento di altro materiale insanguinato tutto attorno. In capo a pochi secondi, l'arto si stacc di netto lasciando un moncone sanguinante che nessuno si diede cura di suturare.
Visto? Un gioco da ragazzi, se sai come fare. Non dici nulla? No? Non  mica niente di strano. Se era vivo, magari usavamo il cauterio per fermare il sangue e si ricuciva in quattro e quattr'otto.
Che volete? la voce dell'uomo era ormai un lamento terrorizzato.
Vedo che siamo quasi collaborativi, no? Ma devi capire una cosa, ancora. Noi vogliamo avere da te un po' di notizie, faremo un po' di domande e te ci darai le tue risposte sincere. Poi ti terremo un po' con noi, tanto per controllare che tu non ci abbia detto delle bischerate.
E mi taglierete a pezzi? Mi staccherete le braccia se non sarete contenti?
Oh! No, no! Non lo faremo, non subito, almeno. Potresti magari non sopravvivere per il dolore o per la malattia che si pu insinuare dal taglio aperto e cos perderemmo le tue preziose notizie. Per non sar difficile trovare una moglie con tre bimbi che aspetta il marito che non sta tornando a casa dal mercato, no? Ci saranno centinaia di
giovani spose con tre bimbi in citt, certo, ma quante con il marito nella Potenza della Graticola, che lo attende a casa da sola? Vedo che stai capendo, bravo. Ma lasciami essere chiaro: te hai due braccia e due gambe, fa quattro in tutto. Una sposa e tre bimbi fa quattro volte quattro; non ti sforzare, te lo dico io, fa sedici. Praticamente uno al giorno ci possiamo fare ottobre.
No! No! Non potete fare questo!
Non strillare che qui rimbomba tutto. Certo che lo posso fare, come vedi sono anche piuttosto bravino. Dipende solo da te e dalla tua voglia di essere sincero. Incominciamo, dai!
L'uomo fu pi che collaborativo, sebbene i suoi segreti fossero poca cosa da rivelare. Spesero del tempo in quell'interrogatorio nelle tenebre, finch Zoofilo non si accorse di un soffio inquietante d'aria gelida.
Non siamo soli. annunci agli altri, la voce cauta mentre gli occhi vorticavano all'intorno cercando di strappare alle tenebre i loro segreti.
Grosso si distrasse dal prigioniero e annus l'aria. Annu e parl con un tono di profondo rispetto: Bentrovati, figli di Plutone. Le benedizioni della mia bocca su di voi.
Una voce parve sorgere da tutto attorno, scaturendo dalle tenebre senza forma appena fuori dal cerchio rischiarato dai lumi: Vi troviamo e vi benediciamo, figli di Marte. Non profanate oltre questi luoghi di silenzio.
Faccio ammenda. Non  nostra intenzione violare il sacro limes della quiete.
C' una guerra che incombe. Dove  il vostro capitano? Perch non scende a cercare consiglio alla bocca dell'Averno?
Malanima era teso come una corda d'arco. Quelle voci informi che scaturivano da ogni direzione gli facevano venire la pelle d'oca. Avrebbe preferito mille volte una schiera di nemici da affrontare alla luce che quella presenza oscura di fronte alla quale il Grosso si mostrava cos deferente.
Orso  ferito. Non potr calcare queste sale ancora per molti giorni.
Questo  grave. La sua presenza  necessaria per difendere le tradizioni. C' una guerra che incombe. Bene avete fatto a difendere la via.
Non potevamo permettere che si scoprisse anche solo un accesso: sarebbe stato invitare il nemico ad entrare e combattere sul suolo sacro.
Quella via rester bloccata sino ai saturnalia. Per sicurezza. La vostra presenza in questi luoghi mette a repentaglio la loro stessa sicurezza. Il vostro passaggio quotidiano  un rischio che non possiamo pi correre.
Abbiamo delle erranze non rinunciabili.
Lo sappiamo. Siete osservati e protetti. Ma non avrete pi la nostra benedizione se continuerete a mettere a rischio la quiete di questo luogo.
Lo riferir a Orso e lui decider cosa fare.
Un sacrificio potrebbe invocare il favore di Plutone sui vostri passi.
Grosso fu percorso da un brivido: di tutti i culti, quello di Plutone era l'unico che non disdegnava la vita umana come dono per il Dio. Si fece aiutare dagli altri, impartendo ordini a gesti per non usare parole superflue, trasse di sotto i cadaveri il loro prigioniero e lo forz in piedi, contro una parete; tenendogli una mano guantata sulla bocca mentre gli altri gli reggevano le braccia, lo guard negli occhi alla luce della lanterna, oltre il limite della quale le ombre attendevano in un affamato silenzio.
Rinuncio al mio prigioniero, alla conoscenza e alla piet. Che possa servire alla mensa di Plutone. pronunciata la formula asciutta, priva di fronzoli rituali, tagli la gola all'uomo lasciando che il sangue sgorgasse fino a terra prima di lasciare che il corpo ormai morto si accasciasse al suolo.
Ben fatto, figlio di Marte. Ora lasciate questi luoghi e andate per la vostra erranza. Avete tre notti per cessare questo traffico o perderete il favore di Plutone e dovrete combattere la Sua ira.
Dobbiamo disporre dei corpi.
Lasciate tutto. Non osate toccare nulla. Adesso ogni cosa  sacra. Che siate sacrosanti nelle tenebre.
I tre lasciarono rapidamente quella sala, prendendo con loro soltanto i propri bagagli. Solo dopo molti minuti Zoofilo trov la voce per domandare: Li abbiamo lasciati l a marcire? Non dici sempre che non si deve lasciar nulla a deturpare la citt antica?
Hai sentito cosa hanno detto i sacerdoti di Plutone? Abbiamo posto il sacrifcio su di loro, non potevamo pi toccarli. Grosso esit un attimo, senza rallentare il passo, prima di continuare: Se ne occuperanno loro di... consumarli.
Il tono del cerusico aveva evocato un turbamento contagioso che ammutol il gruppo per un minuto, mentre continuavano a procedere nell'oscurit.
E con questo ci siamo guadagnati tre giorni ancora di protezione. comment Malanima, Sempre che mantengano la parola.
La parola di un sacerdote  inviolabile. Per quanto siano inquietanti, non possiamo pensare che tradiscano quello che dicono.
Ma tre giorni ci basteranno per spostare il prigioniero?
O per trovare un'altra soluzione?
Dovranno bastare. tagli corto Grosso un po' incupito.
Altrimenti? Ci attaccheranno nelle tenebre?
Altrimenti potrebbero chiudere ogni accesso, lasciarci in superficie senza la possibilit di accedere alla loro protezione. E s: ci potrebbero aggredire nelle tenebre, con i loro mezzi.
Li combatteremo, allora. il fervore di Zoofilo non conosceva diplomazia, Non  pi tempo di esser cauti: dobbiamo correre dei rischi per combattere questa guerra contro i cristiani.
Taci! Bestia che non sei altro. A parte che ogni parola che pronunci nelle tenebre arriva agli orecchi di Plutone, non sono i cristiani il nemico, come ti va spiegato? Volevo dire...
Hai detto fin troppo. Adesso facci la grazia del tuo silenzio e finiamo quello per cui siamo scesi in questo guaio.
La vedo buia. mormor Malanima intendendo dar fiato al suo pessimismo senza accorgersi dell'ovviet.
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15 Settembre 1529. Sera, all'Insegna dello Scornino.
Di come si possa mutare la smania in determinazione con la giusta compagnia.
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Cosma aveva ascoltato tutto il discorso della mattina al Carro da vicino; aveva sgomitato nella calca per essere tra le prime file profittando della giovane et che gli faceva perdonare molte intemperanze. Ad ogni pausa aveva sperato in un'occhiata del capitano, nella menzione di un'eccezione per metterlo a ruolo. Si era illuso che l'arrivo della guerra portasse un editto, una bolla dei Dieci per arruolare anche chi non avesse ancora l'et ma il corpo e l'animo di un guerriero.
Invece, l'assemblea si sciolse senza che i suoi desideri di gloria avessero una speranza di realizzarsi e si trov di nuovo impegnato a lucidare lame gi lustre e controllare corazze gi prese in mano cento volte.
N vollero includerlo nelle squadre organizzate per i lavori di fortificazione, nonostante si fosse proposto ad ogni ufficiale con cui fosse riuscito a parlare.
Deluso e ferito da quell'inerzia, prese parte svogliatamente al desinare in casa, conversando il minimo che la creanza prescrivesse e prendendo congedo dalla famiglia al primo cenno di stanchezza del padre.
Tutt'altro che esausto, le sue membra bramavano l'attivit che gli era negata durante il giorno. Le gambe lo menarono leste fuori dall'uscio per le strade notturne del quartiere; non aveva bisogno di portare un lume per svoltare le calli e i chiassetti che calpestava da quando gli reggevano le ginocchia, bastavano i lumi dei tabernacoli e i riflessi delle finestre per non inciampare.
Trov chiassosa compagnia non lontano da casa, dove l'osteria dello Scornino radunava una variegata compagnia in vista della sponda dell'Arno.
C'erano parecchi suoi coetanei, che trovavano in quella bettola fuori dal cuore del quartiere uno spazio libero dal controllo delle famiglie, ma anche diversi giovani artigiani che avevano le borse leggere e non potevano permettersi i prezzi praticati dagli altri osti. L'agitazione per le notizie aveva infiammato le chiacchiere: tutti parlavano dei provvedimenti, reali o immaginati, che i Dieci prendevano per l'imminente assedio.
Il signor Michelangelo Brunelleschi, si diceva, aveva disposto che ogni materiale edilizio fosse trasportato al Monte di san Miniato per l'edificazione di una grande fortezza a guardia della citt da quel lato; gli arruolatori cercavano ogni giorno uomini per i lavori e non mancavano i volontari.
Parimenti, era stato dato ordine di accelerare gli abbattimenti fuori dalle mura; qualcuno diceva perfino che gli ordini fossero di ardere e abbattere ogni cosa entro tre miglia intere dalle mura cittadine, anzich uno come dalle disposizioni di maggio.
Cosma smaniava per trovarsi qualcosa da fare che non fosse una nuova giornata nell'armeria; passava da un capannello all'altro ad ascoltare ogni notizia, ogni chiacchiera, cercando un indizio, un ruolo da prendere.
Che credete? Che sia facile persuadere quelle genti? Nossignori, ve lo dico io! un uomo sulla trentina era al centro dell'attenzione di un gruppetto al cantone della via, Proprio l'altro giorno s'era a tagliar le vigne in sulla costa del Poggio, ch quelli l ci volevano scacciare. Contadini incolti e traditori! A poco servan le parole con quella gente l, ch capiscan solo du' cose: il mangiare e le legnate.
Sicch gli avete dato da mangiare, voialtri? propose una voce sarcastica.
Certo! Gli s' date certe legnate nei denti che si son sfamati di certo per tutta la settimana!
L'ilarit e il vino stava rinvigorendo gli animi e facendo crescere quella compagnia avida di racconti.
Quei diavoli senza dio dei lanzichenecchi giungeranno qui prima d'i' che vu' pensate e c' tanto ancora da tirar di sotto e radere al suolo.
Ma gli  un peccato di rovinar tutte le case e le vigne! si lament un'altra voce, Mi fa ispecie pensare a guardarmi a giro e veder le nostre colline rapate come le cape de' vecchi.
Ma mi piangeva i' core anche a me, stai pur sicuro, a segare a terra tutte quelle vigne ancora cariche da vendemmiare. A ogni colpo d'ascia, a ogni legnata ne' denti, sentivo una coppa di questo vino sollev il boccale in un gesto eloquente, versarsi per le terre e mancarmi in gola. Ma i Dieci son saggi e ben consigliati.
Davvero! L'ho sentito ben spiegare anche io l'altro giorno in piazza. Sentite me: ogni casa, ogni muretto pole divenire ricetto per le artiglierie alamanne; ogni vigna e ogni albero un nascondiglio per farli venire sotto le mura non visti o per spiarci di l e vedere che si fa. Per questo occorre rader tutto basso basso, ch non abbiano altro riparo che le nostre palle di cannone insino a dove si possa tirare.
Ben detto! Ci tocca di rapare le nostre colline e radere i nostri borghi per non avere le nostre mura fesse per aver avuto troppa piet. Quando la guerra sar finita e gli alamanni tutti morti, allora ripianteremo gli olivi e ricostruiremo le ville pi belle di prima.
Il primo oratore riprese in mano i discorsi: Domani si va in quel di Careggi a smontar case. Le squadre di manovali son gi tutte nominate, ma c' sempre bisogno di una mano, o due, per persuadere quelle genti di campagna a sloggiare. Se alcuno di voialtri  sfaccendato in mattinata, pole andare a far massa laggi senza tante formalit ch un gruppo d'amici per stare insieme lo trova.
Te ci vai?
Certo che ci vado. Una mezza giornata in meno a bottega mi costa poco: queste mani e una buona lama possan servire meglio Firenze laggi.
Ci sar da far bottino... mormor qualcuno avviando un chiacchiericcio vergognoso.
Del resto, se non vogliono lasciar smontar le case...
Che tu' vuoi dire?
Che se s'oppongano ai decreti, son forse per l'invasori e gi pensano di far fortilizio delle loro ville.
Traditori di Firenze!
Da trar fuori di casa e impiccare per i piedi.
Cosma ignor quelle voci eccitate che gi pregustavano un saccheggio sempre pi probabile al rincarare delle accuse. L'idea di potersi aggregare come scorta armata ai manovali aveva risvegliato l'energia nel suo spirito: non doveva chieder permesso al capitano del Gonfalone per quello, n render conto, ch sarebbe stato servire la Repubblica. Poi di certo ci sarebbero stati i birri e qualche chierico a tener conto della cosa, pertanto ognuno avrebbe agito nella giustezza.
C'erano tante facce familiari tra quegli uomini che si proponevano di levarsi presto e recarsi a Careggi, non sarebbe stato nemmeno il solo a prendere l'iniziativa e, certamente, non voleva essere tra i pochi a non cogliere l'appello di aiutare Firenze.
Cos torn a casa pi baldanzoso di quando ne era uscito, allungando il passo per non perdere altro tempo di quella notte per strada. Nonostante volesse trovare il sonno dei giusti per ritemprare le membra, l'eccitazione lo tenne sveglio nel suo letto, tanto che alle ore piccole si risolse a levarsi un poco e preparare quanto gli serviva per l'opera. L'alba lo scopr gi vestito, spada al fianco, a mangiare con ritrovato appetito il montone freddo avanzato dalla cena.
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15 Settembre 1529. Sera, Campo delle Bande Nere.
Del tempo che scarseggia e di provvedimenti arditi.
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Il sole era gi tramontato quando Grosso si present dal suo capitano. Entrando, trov la tenda animata da un'inaspettata attivit: c'erano Mano di Ferro e Arteficio che armeggiavano attorno a Orso, Formica al suo scrittoio che cercava di tenersi defilato, Orco, Cavadenti, Diamante e Paride che discutevano a bassa voce tra di loro in piedi, nel poco spazio libero.
L'unica nota positiva che il cerusico registr con il suo sguardo professionale fu che il capitano stava in piedi e pareva pulito e rinfrancato, molto diverso dall'uomo divorato dall'inazione e trascurato che aveva lasciato il giorno Prima.
Grosso! chiam Orso, la voce agitata dal vino, Proprio te ci volevi. Vieni a vedere che diavoleria hanno inventato questi due geniacci.
Vulcano mi ha parlato in sogno. profer Arteficio a denti stretti mentre stava chino a regolare una giuntura metallica sul fianco del suo capitano, Non ne poteva pi nemmeno lui di sentire i gemiti del leone in gabbia.
Grosso constat l'opera dei due adepti di Vulcano. Aveva la forma approssimativa di una corazza, giuntata sui fianchi, ma non era un busto chiuso, bens una specie di gabbia di liste metalliche rivettate tra di loro e munite di lacci e cinghie per cento regolazioni. Ogni punto che toccava il corpo era stato foderato con un cuscinetto di pelle imbottito, incollato o cucito con svelta perizia alla struttura stessa.
Ingegnoso. Sta abbastanza fermo sul torace?
Guarda: si pu serrare o mollare ogni parte per renderla pi o meno rigida. Ora abbiamo chiuso la parte alta in modo che le costole fesse stiano immobili, ma la parte bassa  pi mobile, cos non ostacola il respiro.
Se muove troppo le braccia, per,  inutile. Le costole seguiranno lo sforzo e si staccheranno di nuovo.
Possiamo fermare anche la spalla, in modo che non riesca a sollevare il braccio pi di quel poco anche se vuole.
Meglio, s. Dovrai essere prudente anche con questo coso addosso, Orso.
Lo so bene, non mi prendere da imbecille.
 il mio dovere di medico avvertirti e consigliarti. Ed  mio dovere impedirti di farti del male con queste diavolerie, se ritengo che siano un azzardo per la tua salute.
Allora guarda per bene e dammi la tua benedizione,
ch non ce la faccio pi a stare chiuso qua dentro. Persino i marzocchi vanno a sgambare in cortile la mattina.
Ignorando le lamentele del capitano, Grosso continu la sua ispezione del marchingegno. In effetti poteva essere un'idea funzionale: diversamente da una corazza, era pensato per non comprimere direttamente le costole ferite, ma trattenere il busto in senso generale in modo che ci fosse meno rischio di smuoverle e che cauti movimenti non provocassero dolore; la perizia degli artefici li aveva portati a progettare un dispositivo che andasse oltre lo scopo contingente, potendosi adattare a diverse esigenze di immobilizzazione.
Dovrai portarlo per poche ore per volta, prescrisse il cerusico, voglio vedere come evolve prima di fidarmi del tutto. Pu darsi che sia panacea ma pu anche darsi che faccia pi danno, se credi che abbia risolto il problema e ne abusi. Inoltre devi metterlo sopra la camicia, non a pelle cos, altrimenti con il sudore rischi di impiagarti.
Va bene, va bene. Basta che mi faccia vestire e uscire da questo posto.
Che si sta discutendo d'altro qua dentro?
Orso riprese il suo ruolo di ufficiale dismettendo la parte del paziente: C' un po' di fermento. Malatesta Baglioni sar qui a giorni e i capitani si preparano a un consiglio di guerra: dovremo decidere da che parte schierarci.
Sta arrivando quel giorno, eh?
C' anche l'altra questione, Orso. si fece avanti Diamante, Quella dell'alfiere.
Vi ho gi risposto in merito: ci penser.
Un silenzio imbarazzato cal nel padiglione, rotto solo
dall'armeggiare degli artefici.
Cavadenti, in quanto serragente anziano, aveva pi degli altri licenza di parlare fuori senza pudore con il capitano: Orso, noi tutti stiamo agli ordini, ma sai bene che siamo preoccupati per te e per la Compagnia se questa faccenda non si sbroglia. Braccio ha preso una sua strada, la sua branda  vuota e il suo sacco non c'. Nessuno ti chiede di mettere un altro su quella branda, non  scritto da nessuna parte che capitano e alfiere debbano condividere l'attendamento. Per la Compagnia ha bisogno di sentirsi operativa, deve sapere chi guardare per ogni incombenza e deve sapere che la propria insegna sia ben custodita.
Siamo tutti impazienti di una decisione, torn a parlare Diamante, anche gli uomini: non sappiamo pi come dir loro di pazientare, ch il tempo per scegliere c' stato.
Se domani torni a uscire di qui, butt l Paride, non ci sar pi nemmeno la scusa della malattia. Come ti vedranno in piedi a tenere l'adunata, tutti si aspetteranno una designazione. Lo sai che ci sono diversi candidati tra le lance spezzate.
E chi dovrebbe portare le insegne secondo voi? grugn Orso incupendosi un poco, Forse uno di voi luogotenenti ambisce a una promozione? Paride e Diamante si morsero le labbra per l'imbarazzo. Forse avete da darmi una lista di 'amici' che sarebbero perfetti come secondo in comando? Oppure vogliamo indire un bel torneo d'arme per mettere in palio l'insegna della Compagnia?
Fossero stati ciascuno di loro da solo di fronte al proprio capitano, avrebbero taciuto temendo quella brace di furia che crepitava nella voce di Orso, ma tutti assieme si
facevano confidenza e, senza necessit di mantenere la forma, riuscivano a tener testa e parlargli come andava fatto.
Orso, fu la volta del taciturno Orco di intervenire, la sua voce, come un distaccamento di incursori che avesse compiuto un efficace accerchiamento, sorprese il capitano: non mettiamo nel mezzo argomenti che non hanno ragione di essere. Lo capiamo tutti che senti il fardello della responsabilit sulle tue spalle e che non vuoi compiere la scelta sbagliata. Ti dico fuori di decenza che abbiamo parlato di questa cosa pi volte, cercando di smozzicare le nostre incertezze e capirti al di sopra delle voci e delle ipotesi. Pensiamo che tu non creda ci sia un altro come Braccio: tanto capace di stare al tuo fianco ed essere l'altra met del comando per la Compagnia, prima ancora che l'altra met del tuo essere quotidiano. Io capisco che quella branda vuota sia la speranza che torni a riempirsi con lo stesso culo irrequieto. l'espressione ironica strapp pi di un mezzo sorriso agli altri, allentando un poco la tensione, Ma datti una scadenza, poniti una data nella quale accettare che il tuo Braccio se ne  andato e non torner. Nel mentre, noi diremo agli uomini di attendere, ma lo potremo fare meglio se sapremo che tu hai una direzione in mente e non brancoli nel limbo.
Va bene. fece Orso asciutto, Apprezzo il vostro consiglio. Credo che siate pi vicini al vostro comandante di quanto lui stesso ha osato sperare. Ve ne ringrazio e far tesoro di ogni singola parola. Prendo l'impegno di ottemperare, di decidere, prima di togliere questo campo, il destino delle insegne. Adesso, per, andate tutti: devo conferire con il mio medico.
Rimasti soli, Orso torn ad adagiarsi cautamente nel suo trono e Grosso si impadron di una coppa di vino ippocratico scaldandola con un ferro dal braciere, prima di lasciarsi cadere su una sedia.
Che ti porta a prendere udienza senza formalit? Sono successe cose, oggi mentre andavamo al cambio della sorveglianza: non abbiamo pi tempo.
Grosso ragguagli con tutti i dettagli il capitano sugli accadimenti della giornata, prendendosi tutto il tempo e il vino necessari. Alla fine un certo silenzio consent loro di raccogliere le idee.
Cos stanno mangiando la foglia, eh? Speravo che questo giorno non arrivasse prima di aver cavato il prigioniero da quel buco.
Purtroppo andare e tornare ogni giorno ha dato troppo nell'occhio. Meno male che ci siamo accorti per tempo e che non li abbiamo fatti andare a raccontare nulla.
Fortuna ha posto il suo occhio su di te, devi esserne orgoglioso.
Fortuna audax iuvant. Non ci  mancato il coraggio, se  per questo, ma ci  mancato davvero poco.
Niente altro da quel popolano?
Macch! Ha vuotato il sacco fino al fondo, ci mancava poco mi raccontasse di casa sua; ma quelli non sanno un tubo se non maldicenze su di noi.
Li pascolano con la loro religione e mettono loro in testa le idee che vogliono.
Non  l'unica Potenza che sappiamo stare dalla parte
dei Maestri. Forse  l'ora di una notte di Terrore. sugger Grosso non senza trepidazione nella voce.
No. rispose pronto e fermo Orso, Stanno alzando baluardi di carne umana. Saremmo sciocchi ad avviare una caccia contro i loro strumenti: faremmo solo il gioco della loro propaganda.
Si sono fatti scaltri. Un tempo non agivano cos. Il ricatto  sempre stato il loro ordine d'agire.
Sono guidati da un Maestro pi abile di altri e hanno trovato terreno fertile per le loro dicerie in queste genti cos pronte a infiammarsi. Non possiamo permetterci di favorirli.
Potremmo andare a 'parlare' con i capi delle Potenze. Magari basta far leva in un punto solo per ribaltare una casa.
Con la leva giusta, forse, ma non voglio abbassarmi a usare i mezzi del nemico: il mio onore non ne uscirebbe pulito.
Giocare onestamente  doppia fatica.
Ci penseremo, non da soli io e te. Per l'intanto, non possiamo contrariare i sacerdoti di Plutone. Il costo per fare ammenda sarebbe troppo alto.
Sono d'accordo. Gi dover ammazzare quel disgraziato per far loro piacere mi ha fatto un po' schifo.
Quello era gi morto, lo sai bene.
Dici che poteva raccontare qualcosa in giro?
S. Non ti potevi permettere di farlo tornare a casa.
Ma l'avevo terrorizzato: quello avrebbe avuto paura anche della sua ombra per tutta la vita.
Se i Maestri non lo avessero portato via per interrogarlo con i loro sistemi.
Il cerusico ci pens un po' sopra: Forse hai ragione: se hanno pharmaci che trasformano gli uomini in assassini, forse ne hanno altri per far parlare chiunque.
Proprio questo temo. Quindi non ti crucciare per la vita di quell'uomo, ma valutiamo di spostare il nostro prigioniero. Come sta, piuttosto?
Meglio. Credevo ci volesse molto pi tempo, invece  entrato in una fase che alcuni descrivono come "il vuoto" o "il limbo": pare che il demone sia morto o moribondo e non possa pi parlargli, pertanto lui stesso  calmo e silenzioso, come se non avesse nessun motivo per fare o dire alcunch.
Questo in termini di giorni cosa significa?
Ah! Potrebbe voler dire due come sette o dieci giorni per essere sicuri che sia libero. Questo ancora non lo posso sapere con sicurezza. C' bisogno che tu scenda a parlare con il culto di Plutone e guadagni pi tempo.
Chi abbiamo gi adesso?
Zoofilo e Malanima.
Uno troppo irruento e l'altro troppo cauto.
A cosa stai pensando?
Orso tacque un poco mentre rifletteva sui suoi uomini scegliendo con attenzione i nomi: Voglio Orco, il Mantegna e Marcio. Provviste per una settimana. Non aspetteremo domani, faremo il cambio stanotte stessa passando per le vie del Drago.
Poi resteranno l?
Per tutto il tempo che ci vorr o quello che Plutone ci vorr dare.
Cos, ammesso che non ci aspettino gi al varco stanotte, lasceremo le spie senza nulla da scoprire e mi potr risparmiare la folla del mercato ogni giorno. disse Grosso quasi sollevato.
Eh no, amico mio. Te continuerai a scendere al mercato e ad aggirarti loscamente per vicoli: non vogliamo dar loro troppo silenzio da ascoltare.
Maledico la tua cautela ma plaudo la tua prudenza.
Orso si concesse un sorriso e un'altra coppa di vino caldo. Istruisci Orco su come giudicare il prigioniero. Quando riterr che sia il momento giusto, se fosse prima di quando andremo a prenderlo noi, dovr uscire di sua iniziativa.
Gli spiegher tutto quello che posso, ma non  ancora un'Arte sicura, questa cura delle possessioni.
Lo capisco. Faremo il possibile e cercheremo il favore degli Di.
Come faranno con l'acqua? Non possiamo mica far portare altre botticelle in una volta sola. N i sentieri del Drago si possono calcare con grandi bagagli.
Orco conosce i sotterranei e sa dove trovare acqua pulita senza camminare troppo. Inoltre, se i figli di Plutone non saranno ottusi, potremo contare su un poco d'aiuto da parte loro.
Non berrei niente che mi offrissero. scherz Grosso con un brivido.
Ogni giorno dell'anno nemmeno io; ma questi non sono giorni comuni e tocca avere sgradevoli compagni di mensa.
E dove lo porteremo, appena liberato dal demonio?
Una cosa alla volta.  inutile scendere in battaglia con un piano troppo dettagliato. Affrontiamo questo problema domani, a mente lucida.
Che stai facendo?
Orso si era alzato faticosamente e stava armeggiando al proprio baule.
Che domanda? Mi preparo per scendere, no? Manda a richiamare quei due aggeggioni che mi devono montare quel marchingegno addosso.
No, no, no! Stanotte te resti qua. Non possiamo rischiare cos tutto e subito.
Orso si gir infastidito, smani un gesto con le mani e trattenne il grido di dolore per le costole: Ma se  proprio per tornare a camminare fuori da qui che mi sono sottoposto a quel marchingegno? Non rester un'altra notte fermo. Devo andare a discutere con le tenebre e portare il cambio al prigioniero.
No! Con quelle costole non potresti calcare il sentiero del Drago. Questo  fuori discussione. Plutone pu attendere domani l'onore della tua presenza, ch magari riusciremo pure a organizzare un incontro in un luogo meno tetro e scomodo da raggiungere. Grosso pensava rapidamente per anticipare le obiezioni del suo capitano. Orco sa bene come scendere e che sentieri prendere; Zoofilo e Malanima potr accompagnarli fuori lui. Gli toccher di scarpinare parecchio, ma  sempre meglio che rischiare te e le tue costole.
Ma...
Ma nulla! Stai per dire che sei te il capitano e comandi te. Io sono il medico del capitano e comando sulla sua salute, pertanto ti comando, come paziente convalescente, di farti una bella notte di sonno e uscire domattina per l'adunata con i tuoi marchingegni nuovi.
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16 Settembre 1529. Mattino, Campo delle Bande Nere.
Del risorgere del capitano e di fosche decisioni.
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Gli uomini erano schierati all'adunata mattutina, l'aria fresca che presto avrebbe lasciato loco alla calura del giorno sapeva pi che mai della soffocante dolcezza della vendemmia in quei giorni in cui i fiorentini si affannavano all'ultima raccolta prima di segare e sradicare i filari faticosamente messi a dimora dai loro genitori.
Una silenziosa commozione percorse i reparti come una risacca. Il solito chiacchiericcio che precedeva l'appello si azzittiva come al passaggio della spuma sulla rena, da un lato all'altro della piazza d'arme; gli uomini si componevano in ranghi e raddrizzavano armi e insegne mentre il capitano, cercando di dissimulare la goffaggine e il dolore, percorreva lentamente la via dal proprio alloggio al centro dello spazio aperto.
Tutti sapevano che Orso non amava le chiassose acclamazioni, al pi le sopportava quando l'entusiasmo dei suoi diavoli non era contenibile; il miglior saluto che gli potevano tributare era l'ordine perfetto delle fila e lo sguardo franco sopra l'inevitabile sorriso di sollievo.
Come se nulla fosse, il capitano vision i ruoli mentre i capisquadra procedevano a contare e riscontrare i propri reparti e riferivano. Nessuno mosse un cenno per tutto il tempo usuale in cui gli ufficiali sbrigavano le formalit e venivano apposti i visti a note e licenze.
In cuor suo, Orso non avrebbe voluto dire altro prima di congedare l'adunata e mandare gli uomini al lavoro quotidiano; tuttavia gli sguardi dei luogotenenti e l'imbarazzante silenzio della truppa esigevano da lui un discorso.
Diavoli di Giovanni de' Medici. l'incipit sollev un fremito silenzioso nei reparti mentre gli uomini raddrizzavano ancor di pi, come se fosse stato possibile, le aste delle picche assieme alle spalle, Non meritate n silenzio n ignoranza. Potrei, come vostro capitano eletto, congedarvi adesso senza una parola di pi. Ma stanotte Mercurio mi ha portato la voce del sommo Giove, esortandomi ad ascoltare quello che il mio cuore gi sapeva, e non perseguire come una bestia accecata quello che i miei desideri di uomo invocavano. Questa citt di tela non aiuta a celare le voci e i segreti; da dentro la mia prigione non potevo ignorare le immani trasgressioni ai princpi marziali che ogni momento avete perpetrato. Di questo, adesso, non posso che ringraziarvi. Non ho, in nessun momento, potuto dubitare della vostra attenzione. Se ho subito il fardello della vostra attesa, sentendo la responsabilit di celarvi una risoluzione, quello stesso fardello mi  stato pharmaco assieme veleno e medicina. Perch la smania di togliervi da quel limbo mi ha costretto a non cedere un passo al dolore della ferita e alla rassegnazione per una lunga convalescenza. Gli uomini tacevano, cercando di assorbire l'eloquio cui non erano tutti avvezzi. Il capitano continu dopo essersi preso una pausa per scrutare le reazioni impercettibili sui volti delle prime linee, ma anche per dar requie al dolore che parlare ad alta voce gli causava nonostante l'imbracatura rigida: Di pi! La voce di Giove mi ha esortato a non esser folle, a non ostinarmi a percorrere un solo sentiero. Una saggezza che il mio cuore ben conosce, ma che la mia mente pareva aver obliato, come se non si potesse essere uomini anche nel Campo di Marte, come se non potessi trovare salvezza dalla follia pur fesso e impedito alle armi. Cos, la brezza della notte ha portato via questa nube dal mio pensiero e mi ha concesso la luce della chiarezza. Sono dunque uscito, stamattina, non per il timore che vi sceglieste un altro capitano al posto di questo vecchio ferito, ma per non mancare in qualsiasi dovere, marziale e umano, che possa coprire per voi, per la Compagnia. E subito devo rispondere al quesito che tutti voi covate ma che pochi hanno osato pormi: Orso addit la bandiera che stava floscia alla sua asta presso il centro della piazza d'arme, la nostra insegna  la nostra casa. Finch non ci muoveremo, non vi sar ragione che qualcuno abbia il privilegio di sollevarla. Vi dico due cose, e sapete che ci che dico  come fatto: in primo, che non sar io a togliere l'asta dal suo posto, per secondo, che al momento in cui dovremo togliere questo campo, che sapete essere molto presto, la bandiera avr un alfiere.
Un mormorio di approvazione mont dai ranghi, liberando giorni di tensione pur sotto l'egida dell'ordine marziale. Orso fece cenno a Diamante che diede l'ordine di fine adunata: Squarciabattaglia!
Dopo giorni di prigionia forzata nel proprio padiglione, Orso assaporava ogni dettaglio della vita dell'accampamento con avido entusiasmo. Le costole gli dolevano ancora, sebbene il busto metallico riuscisse a tenerle ferme, purch lui si muovesse con una certa misura; respirare era ancora un'attivit da svolgersi con prudenza, ridere avrebbe richiesto coraggio.
Con Formica alle calcagna, misur tutto il campo a lenti passi, gettando lo sguardo ovunque, dalle cucine alle polveriere. Contempl per lunghi minuti, dalla piazza d'arme, il grande bastione che si stava alzando a velocit impressionante contro le mura cittadine. Tutti gli uomini partecipavano, a turni, ai lavori di sterro e costruzione su un fronte di oltre cinquecento braccia.
C'era uno spirito marziale ad animare quell'opera, uno spirito che i civili non avrebbero mai potuto comprendere. Di l a pochi giorni quegli uomini avrebbero dovuto dividersi, seguendo la propria fedelt ai propri capitani, tra difensori di quel bastione e assalitori dello stesso. Tuttavia lavoravano senza riserve per la migliore riuscita della fortificazione, per la sua grandezza e saldezza, stabilendo postazioni di tiro e angoli difensivi, compattando i terrapieni a prova di cannonata, costruendo alloggi e camminamenti.
Un uomo qualunque che non avesse mai vissuto dell'aria del campo avrebbe rimandato l'inizio stesso dei lavori al momento in cui le alleanze sarebbero state palesi, non avrebbe permesso che possibili spie lavorassero a fortificazioni che sarebbero venuti a espugnare, con il rischio che potessero avvalersi della conoscenza dei dettagli o, peggio, sabotare i lavori.
Un cittadino non avrebbe mai compreso il piacere di un lavoro ben fatto, a maggior gloria di Marte. Per i soldati quello era un modo per avvicinarsi alla divinit parimenti al clamore della battaglia e al rombo delle artiglierie: quelle forme di terra e legno, ch di pietra non ne avevano per rinforzare nemmeno gli spigoli dei bastioni tanto era tutta convogliata all'opera del Mons Feretrium, celebravano con la loro immane presenza la volont di Marte, ne erano strumento e monito assieme. Sarebbe stato sacrilego per ognuno dei soldati sabotare la perfezione del bastione, n un'opera perfetta avrebbe temuto che i suoi assalitori la conoscessero: non  l'inganno la via di Marte, ma l'estrinsecazione della pi alta qualit fisica e morale.
Voltandosi, Orso si accorse che c'era movimento nel padiglione di comando. L'ampia tenda era quasi completamente chiusa, cosa inusuale durante il giorno, ed era piantonata da una mezza squadra di veterani. Diamante accapo da dentro e gli fece cenno di raggiungerlo sparendo subito dopo all'interno.
Orso conged Formica e si diresse al padiglione, un poco irritato per venir comandato nel suo stesso campo da un sottoposto ma nondimeno incuriosito da quell'aria di gravit.
Nell'ombra della grande casa di tela si erano gi assemblati numerosi ufficiali. Una sedia era pronta per Orso, circondata dai suoi luogotenenti, ma c'erano anche gli altri capitani delle Bande Nere, ciascuno con un pugno dei propri ufficiali; in capo al tavolo, sul quale la mappa dispiegata era punteggiata di blocchi di legno colorati rappresentanti i corpi d'armata di quel prossimo conflitto, c'era una figura che si faceva riconoscere per il portamento nobile, sebbene indossasse un dimesso abito bruno e un grande mantello scuro.
Signor Malatesta Baglioni, lo salut Orso lasciando trapelare la propria sorpresa nella voce, non vi aspettavamo cos presto.  un piacere avervi con noi. Scrut i volti tesi degli altri capitani per cogliere il loro umore: tutti si barricavano dietro un volto stoico, con difficolt riusc a farsi un'idea della gravit di quel momento.
Orso, bentrovato. Mi avevano detto che eravate ferito e si temeva per la vostra vita.
Addirittura? Non sar certo un verrettone a togliermi il fiato dal corpo, non finch c' cos tanto da fare. scherz Orso di rimando.
Amico da Venafro interruppe i saluti: Credo sia il caso di lasciare fuori da questo perimetro le formalit. Ci conosciamo tutti da abbastanza tempo da non averne bisogno e siamo accomunati dagli stessi segreti. Detto questo tracci con il carboncino una grande 'K' su un foglio di carta in mezzo al tavolo, facendo calare un silenzio complice nell'assemblea mentre gli altri annuivano.
Malatesta  arrivato da noi in gran segreto, cavalcando con un piccolo gruppo per vie secondarie mentre il suo
esercito marcia regolarmente alla volta di Firenze. spieg Amico agli altri, ci sono questioni di una certa urgenza di cui essere informati e crediamo sia meglio non destare sospetti con riunioni, clandestine o meno, dopo il suo arrivo ufficiale in citt.
Giusto. assent il Bandini, Gi si fa un gran parlare di lui in tutta la citt: quando sar qui per davvero sar quasi impossibile avvicinarlo senza dare nell'occhio. E Firenze ha troppi occhi ultimamente. La situazione gi la conoscete, ma ci sono dettagli importanti che dovete sapere, che cambieranno la vostra visione del conflitto. inizi il Baglioni.
Orso lo interruppe parlando pacatamente ma senza dare spazio a obiezioni: Hai lasciato Perugia al principe Filiberto e hai consigliato i Dieci di fare massa a Firenze, in modo da non dare altro tempo ai Maestri per rinforzare la propria posizione in citt. Sei gi ben voluto, abbiamo ben consigliato alla Signoria di ingaggiare il d'Este come comandante generale delle forze fiorentine, ma lui non verr nemmeno a vedere le nuove fortificazioni, delegandoti il comando con belle lettere e complimenti; cos in capo a poche settimane tutta la citt ti vorr al luogo suo e diverrai capitano generale. Fece una pausa per scrutare gli occhi degli astanti: i capitani annuivano sorridendo sornioni, i luogotenenti parevano un poco pi stupiti. Cos potrai gestire la durata del conflitto a piacimento, preservando le nostre forze e mandando al macello i miliziani pi infiltrati dalla propaganda dei Maestri, mentre noialtri faremo il lavoro sporco combattendo i sicari nei chiassi e nei vicoli. Alla fine, farai aprire le porte e insieme incoroneremo il
giovane Cosimo a Duca di Firenze, acclamato dalla folla e benedetto dal papa.
Il tutto, specific Malatesta sorridendo sornione, facendo gran mostra di avere nell'animo un cuore cristiano e repubblicano. Non ti credevo cos aduso all'intrigo, Orso. Non sono un maestro dell'intrigo, ma guardo e taccio quando Giove mi consiglia di farlo. Non ti rammenti di dove ci siamo conosciuti?
Una luce si accese negli occhi del Baglioni: Ora che me lo rammenti, s! Per Bacco che ci ruba la memoria con l'ebbrezza: era la presentazione del principe Cosimo, il suo battesimo. Dieci anni or sono, oramai.
Vedi? Come posso pensare che il suo padrino di battesimo, amico personale del compianto papa Giovanni de' Medici, nonch del Gran Diavolo stesso, non parteggi per le Palle e non faccia quanto nelle sue abilit per restaurare la giusta Signoria su Firenze?
Quindi hai speculato e ti sei fatto un buon quadro della situazione. Tutto giusto, tranne per un dettaglio: non sar il giovane Cosimo a venire incoronato Duca, ma il principe Alessandro.
Il Bastardo? scatt Orso spalleggiato da molti occhi che si puntarono sul Malatesta come fosse lui l'avversario che ordisse un complotto contro di loro, Quel moretto  una serpe infida, un tiranno vanaglorioso. Non ha abbastanza sangue nelle vene per essere considerato un uomo.
Calmi, calmi. Siamo giunti pi che rapidamente alle notizie e alle conclusioni. Diamoci il tempo di pensare. fece Amico per sedare gli animi.
Il Baglioni riprese la parola ammonendo gli altri al silenzio con il suo sguardo penetrante: Anche per me  doloroso pensare che Alessandro torni a governare Firenze, non crediate che ne sia felice. Abbiamo parlato lungamente con il papa della faccenda. Se il giovane Cosimo fosse meno giovane, si sarebbe osato porlo immantinente sullo scranno ducale. Volete saltare su, tutti voi, battendovi il petto con orgoglio e giurando di difenderlo e consigliarlo nella pi retta delle maniere fintanto che non sar abbastanza uomo da governare da per s? Lo farei anche io! Qui e adesso. Ma suo zio, il papa, mi ha parlato di cautela e noi sappiamo che ci saranno rischi enormi per il prossimo Signore di Firenze, specie se non sradicheremo completamente i Maestri dalla citt.
Ci stai dicendo che il principe Alessandro  un fantoccio? Un sacrificio offerto per essere abbattuto sull'altare della Prudenza?
Anche se vi  difficile da crederlo, s. Suo padre stesso lo conosce per quello che  e non desidera che Firenze viva per sempre sotto il suo tallone.
Ci credo! interloqu per la prima volta Barbarossa, Quello  capace di circondarsi di sgherri di malaffare e imporre gabelle a tutti per poter saziare i propri appetiti. Lo abbiamo gi avuto qui a comandare e non  stata una cosa buona per nessuno.
Eppure  un male necessario. Dovete capirlo. Sar inviso a tutti, probabilmente in diversi trameranno contro di lui e questo far venire allo scoperto il marcio in citt. Le congiure ci possono mettere anni per realizzarsi. S. Non ho detto che sar una cura veloce. Certamente sar una cura dolorosa. Ma il tempo giocher a vantaggio
di Cosimo, che potr crescere e maturare come il duca virtuoso che gli aruspici hanno visto.
Ci sono auspici in merito? la voce del Bandini era sorpresa e speranzosa.
S, amico mio. Sono stati visti alla sua nascita e confermati da poco: Marte e Giove hanno posto le loro mani sul suo capo e io vi dico che anche Minerva  nel suo cuore.
Sono notizie importanti, queste. Non ci ingannare con delle fole.
Non mentirei mai a voi, nemmeno se credessi di far meglio che darvi la verit. Quello che ho udito dagli aruspici al Campidoglio ve lo porto per notizia veritiera, quello che credo sia il meglio per tutti noi e per la nostra guerra, ve lo dico come vera voce del mio cuore.
Il Bandini sollev le palme abbassando lo sguardo in segno di pacifica accettazione di quel voto: Le tue parole sono salde e raddrizzano i nostri intenti, per quanto la via dell'intrigo mi paia lunga e tortuosa da percorrere.
Veniamo a noi. interruppe Amico, Dobbiamo capire come porci a difesa e assalto di queste mura.
Come dovreste sapere, intervenne Barbarossa, dopo il casino successo in primavera a Napoli, molti dei nostri uomini sono a ruolo del principe Filiberto, sebbene i loro ufficiali siano qui.
Inoltre non abbiamo ancora notizie dell'arrivo di Lucantonio.
Ma abbiamo i suoi uomini, quasi tutti.
Tra quelli che sono gi qui e quelli che ci aspettano nell'armata imperiale, dovremmo avere seimila dei nostri
da rimettere in ranghi.
Ci potremmo conquistare l'Italia.
Nevvero? Ma non  il nostro scopo. Restiamo sul pezzo: pensate tutti a chiudere questa partita con il nemico vero.
Occorre che alcuni dei capitani si schierino con Cesare. afferm il Baglioni venendo al punto, Cos facendo avremo la possibilit di gestire il conflitto su ambedue i lati delle mura, scambiare informazioni sicure e, soprattutto, non lasceremo al comando del Maramaldo i nostri fratelli.
Fabrizio Maramaldo? chiese Orso, Quello sbruffone leccaculo?
Proprio lui! rimand Amico, Ti ricordi a Pavia? Quando manca poco si faceva ammazzare da Giovanni?
Se me lo ricordo! Quando il Gran Diavolo lo chiam a render conto delle sue parole, manca poco se la faceva sotto dal terrore.
E vorrei vedere! Giovanni non la mandava a raccontare dietro a nessuno: eran coltellate che volavano per ogni cosa!.
Comunque  lui a gestire il comando degli italiani nell'esercito imperiale, fatevene una ragione. interruppe il Baglioni.
Colonnello Maramaldo. Barbarossa si fece girare quelle parole tra la lingua e il palato scimmiottando malamente l'accento meridionale, Sembra una di quelle filastrocche da putti.
Siate seri, per favore. Chi di voi ha il sentimento di esser chiamato nemico di Firenze, dunque?
Io per certo! si fece subito innanzi il Bandini, Il principe Filiberto  nobiluomo cortese e gentile, sar mio ospite nelle mie propriet sul colle del Bagno di Ripoli: non posso esimermi dall'onorare la nostra amicizia.
Benissimo, contento te! Chi altri?
Il silenzio cal nel padiglione. Nessun altro avrebbe voluto prendersi la mala fama di traditore delle proprie mura anche se era necessario per la miglior riuscita della loro strategia. Si guardarono negli occhi a vicenda, cercando ciascuno di scoprire le intenzioni degli altri, frugando gli sguardi alla ricerca di un indizio, un'indicazione, sperando che i pi anziani tra di loro si imponessero decidendo per autorit. Ma a quel tavolo i capitani erano tutti di pari autorit, nessuno era ancora stato eletto capitano generale, non vi era autorit superiore cui delegare quella decisione.
Lo far io. la voce di Orso emerse come un grugnito.
Sei certo? Amico cercava di tenere il proprio tono piatto, nonostante la sorpresa e il sollievo scalpitassero per strappargli una nota acuta, Hai la tua famiglia in citt come molti dei tuoi.
Ci ho pensato molto, in questi giorni. Avrei preferito, non lo nego, che qualcun altro si sentisse di farlo, ma nemmeno posso lasciare il Bandini da solo a governare questa massa di teste calde. Prender i miei provvedimenti per averne il minor danno possibile e vi comando, non ve la chiedo, vi comando una cosa per l'autorit dello stendardo che servo: stasera dar notizia ai miei uomini, offrendo loro la scelta di schierarsi come il proprio cuore comanda. Non voglio riottosi nei miei ranghi. Comando tutti voi di non far voce di queste decisioni con nessuno insino a domani sera, quando gli uomini avranno deciso dove schierarsi. N i capitani, n i miei luogotenenti dovranno far trapelare che porter il mio comando oltre Girapoggio, in modo che ciascheduno possa decidere con il proprio senno e il proprio coraggio.
Mi pare giusto. Cos sar.
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16 Settembre 1529. Mattino, Collina di Careggi.
Dello zelo che tutto arde.
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La squadra era uscita di buon'ora dal campo fortificato e aveva percorso al piccolo galoppo il periplo delle mura, rallentando solo per affrontare le discese pi ripide. Orco stava portando i propri uomini a cercar battaglia come il capitano gli aveva raccomandato, seguendo come un segugio l'usta dei tafferugli. Gli era giunta notizia che tra il popolo minuto serpeggiassero certi discorsi sediziosi riguardo il contado, chiacchiere che alle sue orecchie suonavano come trombe di guerra.
Certo che i borghi fuori le mura non erano contenti di essere rasi al suolo: l'indennizzo dovuto dalla Repubblica non era certo congruo al valore di ville e casali, n poteva essere abbastanza per ricompensare anni di cure per allevare vigneti e frutteti sul difficile terreno fiorentino. Inoltre a nessuno poteva piacere l'idea di dover abbandonare in fretta e furia la propria casa e di star zitto vedendola smontare pezzo per pezzo.
Anche a loro, veterani di guerra e fiorentini, piangeva il cuore nel vedere spogliare quegli spazi di ogni addobbo, di ogni opera dell'uomo o della natura che fino a quei giorni era fondale familiare su cui posare l'occhio sereno.
Anche l'acquedotto! Guarda, Orco: non resta pi nulla.
Il serragente aveva gi percorso prima degli altri, con lo sguardo, il tracciato dell'antico acquedotto vecchio di mille e cinquecento anni senza trovarne pi traccia se non sparsi mozziconi dove l'opera di demolizione non era riuscita a vincere la tenacia della malta antica: Per gli ha dato filo da torcere, Cacciatore. Guarda che spicino laggi. Gli antichi sapevano bene come legare la malta, dammi retta.
Stavano passando a un tiro di falcone dalle mura, dove una fila di bassi monconi circondati da calcinacci era tutto quello che restava dell'antico acquedotto romano. Incontro a loro, sulla strada battuta, carretti stracarichi di pietre e mattoni scheggiati venivano tirati da pariglie di buoi bianchi.
Portano tutto su al Mons Feretrium, per l'opera del nuovo bastione.
Orco si limit ad annuire a quella notizia risaputa. Tra il materiale potevano indovinare architravi e gradini, pezzi interi di muro, capitelli decorati e soglie in pietra: era materiale di risulta dell'abbattimento dei borghi e delle case, destinato a diventare parte integrante delle nuove fortificazioni cittadine che stavano innalzandosi rapide all'approssimarsi dell'invasore.
Stanno distruggendo tutto, intervenne Marcio accostando il suo corsiero a quello del serragente, non solo sgombrano le linee di tiro e cavano rifugio agli alamanni, ma approfittano per cancellare le antiche ville e i templi fuori dalle mura.
S, Marcio, hai ragione. rispose asciutto Orco, Lo zelo spinge l'opera ben pi lontano di un miglio; ovunque ci sia stato qualcosa che potesse rammentare ai fiorentini le proprie origini, vedo polvere e fumo.
Erano giunti alla lunga pendenza che saliva dalla piana umida verso nordovest seguendo l'ormai scomparso acquedotto; avevano superato l'ospedale ormai ridotto a mucchi di pietre in attesa di essere trasportate altrove e si dirigevano del loro galoppo leggero e costante verso un paio di colonne di fumo nero che nel cielo terso si levavano poco distanti.
Una grande villa era preda del fuoco; groppi di fumo eruttavano dalle finestre dei piani alti mentre i tendaggi in fiamme sventolavano fuori seminando faville tutt'attorno. Proprio mentre la squadra si arrestava dove altri soldati definivano il limite della scena, una trave cedette con uno schianto sinistro e una sezione del tetto croll lasciando libere le fiamme di sprigionarsi alte dove prima c'erano tegole e coppi.
Capitan Brigo dell'Ardimento! salut Orco riconoscendo la figura snella ma autoritaria, Che siete qui a far bottino o a montar di guardia?
i Orco, che piacere inatteso! rispose l'altro, il sorriso che si apriva candido tra la barba curata, Siamo qui a fare
i birri. precis additando la fascia che portava legata al braccio, un lavoro di poco impegno e paga sicura.
Da oltre il muro che cingeva i giardini della villa arrivavano grida e rumore di armi. Orco tese un attimo l'orecchio per cercare di capire, poi torn a rivolgersi all'ufficiale: Ci sono tafferugli, mi pare. Sento grida pure di femmine.
Oh! S, pare che i villici abbiano montato un po' di resistenza, ma ci sono dei volontari che se ne stanno occupando.
Non intendete intervenire?
No. Nella maniera pi assoluta. Siamo qui per assicurarci dell'esattezza dei lavori di demolizione, non per occuparci di tafferugli.
Poco distante, una nutrita squadra di manovali sedeva all'ombra presso i propri carretti, mentre un paio di scribacchini in palandrana gettavano sguardi impazienti attorno, palesemente a disagio su quel palcoscenico. Orco capiva bene quei soldati: erano pagati per scortare i funzionari e gli operai, non per rischiare qualche brutta ferita andando a sedare un saccheggio. Il pi importante bene di un capitano d'arme era la salute dei propri uomini: ogni uomo abile a combattere era una testa da contare quando si trattava di batter cassa; ridurre il numero degli abili significava riscuotere meno ducati alla prossima condotta.
Niente in contrario se ci andiamo a scaldare un poco le mani noi? fece Orco gi smontando di sella.
Accomodatevi, se avete proprio voglia di guai.
Brigo fece cenno ai suoi di fare ala per lasciar passare le Bande Nere; Orco diede rapidamente il comando di
smontare e formarsi ai suoi. Non sarebbe stato lecito aggirarsi per i domini fiorentini armati e corazzati, nondimeno portavano tutti il giubbone pesante e la rotella assicurata alla schiena; spesero un minuto per far comparire dalle bisacce elmi e guanti d'arme. Avevano ciascuno il proprio falcione impugnato, la cinquedea e il pugnale nei foderi.
L'alto muro di cinta separava il parco della villa dal contado circostante. Il cancello spalancato pareva il confine dell'inferno cristiano: oltre la soglia gli alberi riarsi dalla lunga estate avevano preso fuoco e sbattevano le fronde incendiate nel vento di ponente, il crepito dell'incendio che schiantava il legno si sommava al fruscio delle fronde nella brezza in un fragore assordante.
Il passaggio tra quei giganti in fiamme portava alla villa che spalancava il portone come la bocca di un gigante che vomitasse uomini e mobilia: sull'impiantito e sull'erba stava sparso di tutto, dai bauli lanciati fuori dal piano nobile ai corpi di uomini e donne, in un carnevale di carte e drappi che sventolavano nella brezza rovente, destinati ad esserne catturati e inceneriti.
Orco non sentiva l'occhio di Phobos su di s: scene del genere facevano parte della sua vita di soldato; lo stesso, fece il cenno segreto agli altri, per comandar loro di invocare l'alleanza con il Dio della Paura: gli iniziati avevano bisogno di praticare i misteri del terrore in ogni occasione.
Ciascuno nella squadra prese il proprio tempo per respirare come aveva appreso, si concentr sul nome delle proprie paure, si immagin il peggio del pericolo che poteva attenderli oltre quella soglia e mormor l'invocazione per
ribadire la propria alleanza con Phobos.
Orco poteva percepire ciascuno di quei noduli di terrore concentrato, raccolti e nascosti nel ventre dei suoi uomini in modo che non potessero rallentarne le membra od ottenebrarne i sensi. Appena tutti furono pronti, diede gli ordini: Cacciatore con i tuoi a destra, Marcio a sinistra. Uccidete o ferite solo se necessario: non vogliamo esser noi a togliere difensori dalle mura di Firenze.
Nessuno sollev obiezioni nonostante la durezza dell'ordine. Era pi sicuro entrare e colpire senza riserve chiunque si opponesse, piuttosto che rischiare la pelle tentando di contenere gente che era l per ammazzare.
Si mossero coordinati, aprendosi il pi possibile nel parco, ogni squadriglia disposta su tre file larghe, ciascuno pronto ad entrare in azione al primo segno di pericolo. Cacciatore port i suoi rapidamente sotto le fronde in fiamme, schermandosi la testa con il grande scudo; l'aria incandescente ardeva il fiato come il respiro di un drago. Attraversarono la macchia d'alberi il pi rapidamente possibile, constatando che non ci fosse nessuno in agguato n dentro n dietro quel riparo, giunsero in vista dello spazio aperto dall'altra parte e si avviarono a convergere verso la villa.
Orco marci dritto verso la facciata davanti ai suoi uomini. Gi sentiva Malanima mormorare il proprio disappunto alla vista dei corpi massacrati sul prato: Questi sono guai, ve lo dico io. Un saccheggio bello e buono, con tanto di donne sforzate da vive e da morte. Troveremo solo guai l dentro, altroch!
Un'occhiata bastava a capire che si trattava di servitori
e contadini che avevano cercato rifugio nel parco al sopraggiungere degli assalitori ma che erano stati raggiunti e uccisi. Nessuno dei soldati aveva l'attenzione per indagare i dettagli, ch erano tutti intenti sul sentiero di Marte, ma lo stesso registrarono l'assenza di frecce o verrettoni, segno che gli assalitori non avevano con loro armi da getto; armi da fuoco erano fuori discussione in quell'inferno di fiamme, il rischio di vedersi scoppiare la polvere nera addosso per una favilla errante sarebbe stato troppo alto.
Questo li rassicurava parecchio, ch esser giunti da un colpo di balestra era il pericolo pi grande quando si andava a assalire una postazione, un pericolo dal quale ci si poteva difendere poco o per nulla.
La squadriglia di Marcio trov rissa. Separati dal centro del parco da un roseto, avevano scorso il fianco sinistro delimitato dal muro di cinta ed erano stati avvistati subito da un gruppo di uomini che si era fatto loro incontro.
Marcio valut rapidamente quelle persone: erano giovani, perlopi, vestiti da cittadini senza alcuna sorta di corazza; solo un paio avevano un giubbone leggero e la spada, gli altri portavano bastoni e pugnali, diversi avevano la rotella imbracciata o un buon brocchiero. Tuttavia il loro numero superiore e l'esaltazione del saccheggio dava loro baldanza e ne eccitava lo sguardo.
Posate le armi e tornate a casa, cittadini di Firenze. Non  questo il modo per servire la Repubblica. tent Marcio con tutta l'enfasi di cui era capace.
Gli rispose una cacofonia di scherni e insulti, tra i quali pot riconoscere le parole 'traditori' e 'pagani', mentre quella mandria che non era un manipolo veniva loro incontro brandendo le armi improvvisate.
I soldati reagirono con l'efficienza del loro addestramento. Erano gi disposti in ordine, larghi sulla fila in modo da avere ciascuno lo spazio di manovra necessario, i primi tre davanti seguiti da altre due file lasche di tre uomini. Marcio attese che gli avversari si avvicinassero senza dar segno di alzare le armi e senza avanzare fuori dalla strettoia delimitata dal roseto, dove non potevano essere accerchiati. I civili si fecero prendere dall'impeto. I pi irruenti allungarono il passo per giungere contro quelli che parevan loro le sparute guardie della villa; gli altri dietro quei primi presero ardore nella velocit e seguirono sgranando il gruppo. Se fossero giunti alla distanza di combattimento si sarebbero forse riorganizzati in una linea opponendo il numero alle armi dei soldati, i quali avrebbero potuto serrare i ranghi e chiudere gli scudi per combattere in formazione.
Marcio non voleva formare la linea di scudi sia perch non aveva abbastanza uomini da garantire la tattica, sia perch in quel modo avrebbe dovuto trafiggere e ammazzare senza l'opzione di rispettare gli ordini di Orco. Invece, appena i primi avversari furono a cinque passi di distanza, diede la voce per attaccare.
I soldati scattarono istantaneamente in guardia, alzando spade e scudi, e si avviarono all'unisono contro la folla in arrivo, prendendola in contropiede. Con movimenti addestrati, non lasciati all'improvvisazione, la prima linea si fece avanti, scart verso destra avanzando ancora nei varchi tra gli avversari curandosi di parare i colpi piuttosto che portare attacchi e concentrando l'attenzione sugli avversari che sopraggiungevano oltre.
Era compito della seconda linea colpire i nemici distratti dal passaggio dei primi soldati, costringendoli a difendersi e sbilanciandoli in modo che la terza linea li travolgesse con colpi rapidi ed efficaci. Alla distanza ravvicinata e facendo affidamento sulla protezione data dagli elmi e gli scudi, menavano gran colpi con le impugnature dei falcioni o con il taglio delle rotelle, o ancora ammaccando gambe con il dorso non affilato delle corte spade, mandando a terra gli avversari con teste ronzanti e costole rotte.
Rapidi ed efficaci, proseguirono a ripetere la sequenza, abbattendo i cittadini come il vento abbatte il grano; gli ultimi trovarono la velocit delle gambe fuggendo verso la villa.
Marcio fece soffermare la squadra a immobilizzare gli sconfitti. I suoi uomini tolsero loro armi, scudi e randelli, gettando tutto oltre il vicino muro perimetrale; con le armi avevano tolto loro ogni baldanza e spento il desiderio di combattere. Quella gente aveva gi messo le mani sul bottino: alcuni portavano una giubba o una camicia troppo preziose, una cintura troppo raffinata o una collana d'argento che certamente non avevano appena usciti di casa loro. Marcio valut di non spender tempo a spogliarli del maltolto: del resto non erano affari suoi, n aveva ordini in merito.
La squadra si riun di fronte alla villa, non pi di duecento passi e cinque minuti da quando erano entrati nel cancello. In tre parole si ragguagliarono e si disposero ad entrare. Non potevano sapere quanti saccheggiatori stessero ancora scorrendo le stanze della grande casa. Certamente il piano superiore in fiamme era ormai impraticabile, ma dalla quantit di bauli e mobili sparsi attorno si deduceva che avevano avuto tutto il tempo di tirare dalle finestre quanto potesse essere prezioso.
C'erano diverse vie d'accesso, ma loro erano abbastanza da coprirle tutte e rastrellare i saccheggiatori: ancora, Cacciatore port i suoi sulla destra e Marcio a sinistra, mentre Orco entrava per il portone principale.
Trovarono, inaspettatamente, una vera folla intenta in un'opera delirante. La casa era stata devastata, i mobili distrutti per cercarvi dentro, abiti e biancheria ovunque, vasellame e argenterie ammucchiati per essere portati via; in tutte le stanze vi erano morti e feriti, il sangue che lordava le pareti e gli impiantiti.
Gli uomini di Orco trovarono difficile trattenere i colpi di fronte a tanta efferatezza; solo gli ordini continui degli ufficiali mantenevano la disciplina e l'intento. In quegli ambienti ristretti, i soldati formarono linee di scudi, occupando l'ampiezza dei locali e spingendo lentamente gli avversari a schiacciarsi in un angolo. Occorreva mostrare che non si stava scherzando; la folla poteva opporre una forza terribile agli uomini pi addestrati e sfondare la loro formazione invece che arrendersi. Sebbene non volessero fare una carneficina, occorreva dimostrare che non avevano portato le lame per nulla.
Orco stava al centro della propria linea, i suoi uomini allineati su entrambi i lati, gli scudi serrati assieme e le lame dei falcioni che sporgevano un poco al di sotto di essi. A un passo di distanza, nel grande locale, i cittadini armati alla rinfusa si assiepavano guardandoli dai volti deformati dall'esaltazione: almeno quaranta uomini di fronte a nove soldati.
Un attimo di esitazione e li avrebbero travolti.
Adesso basta! ordin con il miglior tono da serragente: Avete fatto abbastanza danni. Posate le armi e disperdetevi fuori, sulla strada.
L'ordine scorse in quella mandria, suscitando reazioni contrastanti: c'era sempre qualcuno che avrebbe obbedito, ma la maggior parte si sent punzecchiata a ribellarsi ancora di pi di fronte ad un'autorit non riconosciuta. La folla si anim come una cosa sola, alzando la propria voce e manifestando desiderio di avanzare con un fremito; i pochi incerti aggiunsero la propria voce al coro, coinvolti dall'apparente risolutezza generale.
Orco conosceva quella bestia demente, sapeva che non aveva tanto tempo per colpirne il cuore prima che si avventasse sui suoi uomini e che quella sala diventasse un mattatoio. Cerc con lo sguardo di individuare il bersaglio, l'uomo che teneva assieme tutti gli altri in quel branco, che aveva il potere di farli avanzare a dispetto del pericolo, con il semplice esempio. Lo scelse: uno grande e grosso che non guardava mai attorno ma solo diritto innanzi, verso i soldati, che i suoi fiancheggiatori stringevano dappresso senza peraltro osare sopravanzarlo di mezzo palmo.
Lo provoc fissandolo in viso, prese il tempo alla voce del branco e alz la propria nella risacca di quella: Che hai da guardare, te, scimmione? Tornatene a casa dalla mamma. dicendo questo, si era scoperto, alzandosi un poco sulle gambe e abbassando il falcione con fare spavaldo.
L'uomo si fece d'impeto avanti spinto dall'onda delle grida, caricando un gran fendente con la spada che brandiva; mosso dall'ira, fu una preda facile per il serragente veterano che scatt innanzi abbattendolo con una serie serrata di colpi da macellaio, una dimostrazione di spietata efficienza. Senza bisogno di comando, la linea degli scudi avanz all'unisono di mezzo passo, facendo rimbombare le suole degli stivali sul pavimento con terribile ordine marziale.
La bestia che era il branco dei saccheggiatori vacill nell'incertezza, l'orrore del sacrificio umano sull'altare dell'arroganza fece aprire pi di una mano e si sentirono i randelli rimbalzare abbandonati a terra. Poi qualcuno apr il portoncino che dava sull'esterno, la luce del sole entr liberatoria assieme a una brezza fresca e la folla si affrett a defluire sotto gli occhi dei birri che ancora attendevano assieme ai manovali.
Il cortile della villa non era certo il posto pi ameno dove trovarsi. Tutto attorno, le finestre del primo piano eruttavano fumo denso che oscurava il cielo; l'impiantito era ingombro di quanto i saccheggiatori avevano gettato dalle finestre prima che prendesse fuoco e gruppi dei pi spregiudicati si stavano contendendo quelle masserizie improvvisando sacchi con lenzuoli e tovaglie.
Cacciatore guid i suoi in quello spazio. Gli uomini si aprirono rapidamente in due ali per formare una linea continua di rotelle e spingere i popolani verso il lato opposto, come un gregge. Sulle prime la piccola folla si ritrasse in
preda a una sacra paura, ma subito rallent assiepandosi contro la parete opposta del cortile. Un giovane imbrattato di sangue e fuliggine, il viso una maschera ferina che rivelava l'esaltazione del combattimento, stava fermo al centro impugnando spada e scudo.
Cacciatore lo studi con il freddo occhio del guerriero: l'abito insozzato non era quello di un manovale, piuttosto proprio del rampollo di un ricco artigiano, la lunga spada di buona fattura era impugnata con una buona mano, anche se la postura generale diceva al soldato che il ragazzo non era gran che aduso al combattere per davvero; la rotella doveva essere frutto del saccheggio, la grande superficie bombata dipinta con garbo come se dovesse restare per sempre appesa a una parete.
Avesse saputo di fronteggiare il nipote del proprio capitano, forse avrebbe valutato diversamente la situazione, ma quando Cosma alz la punta della spada a sfidarlo, l'incursore veterano si concesse un mezzo sorriso alla prospettiva di battere quel ragazzo arrogante.
Cacciatore ben conosceva quella situazione: se avesse esitato, i popolani avrebbero preso il coraggio che gi stava rinverdendo dentro di loro e non sarebbe stato facile sgomberarli. Poteva ignorare la sfida facendo avanzare la propria squadra; magari quella vista avrebbe annientato la risolutezza del giovane facendo crollare il morale della folla, ma se questi avesse tenuto botta e magari dato l'esempio, si sarebbero trovati in uno scontro scellerato.
Cosma, dal canto suo, ignorava sia i vili popolani dai quali non si aspettava certo coraggio di fronte a birri di professione, sia la linea dei soldati, compreso come era dalla sete di dimostrare se stesso in un vero scontro. Del resto lui era  della vigorosa schiatta dei Leoni, custodi del Serraglio della Repubblica, addestrato dai migliori maestri d'arme di Firenze.
Il tempo non giocava a favore delle Bande Nere. Far salire la tensione significava alimentare l'incosciente coraggio dei popolani che erano tutt'occhi per il loro giovane condottiero. Se quello avesse aperto bocca scoprendosi carismatico trascinatore, avrebbe acceso uno scontro sanguinoso, cosa che gli ordini di Orco volevano evitare.
Non potendo perdere altro tempo, si fece avanti lasciando che la linea si chiudesse dietro di lui e, senza far parola, ricambi il gesto accettando di combattere. Come nelle epiche antiche, i due si affrontarono nello spazio vuoto tra i loro opposti eserciti, in un silenzio irreale penetrato solo dal crepito dell'incendio; eroi sotto le mura di Troia, Cacciatore e Cosma avrebbero determinato l'esito della giornata. L'incursore confidava di essere Ettore e che sotto la maschera di guerra non ci fosse l'invincibile Achille ma il tenero Patroclo travisato nelle armi altrui.
Girarono attorno una volta, misurando un grande cerchio senza distogliere gli occhi l'uno dall'altro, come due fiere in una gabbia, studiandosi. Cacciatore credeva di poter spacciare il cittadino con un paio di colpi, ma voleva ridurlo ad arrendersi per stroncare il morale degli altri saccheggiatori; dal canto suo, Cosma voleva dimostrare a tutti di essere all'altezza anche di soldati di professione, sconfiggendo con la sua spada quello che per lui era un birro prezzolato.
Il falcione di Cacciatore era pi corto di quasi una spanna rispetto alla lama da duello di Cosma. Il veterano non si poteva permettere di sottovalutare quello svantaggio. Per contro, combattendo con le rotelle, sapeva di poter contare su una certa maneggevolezza che la lama pi corta gli offriva; nondimeno gli toccava lasciare all'altro l'iniziativa e stare molto cauto a gestire la distanza di combattimento.
In effetti, fu Cosma ad avviare il gioco, dimostrando subito una perizia raffinata nell'uso dello scudo tondo, cosa non comune in un giovane: con un gioco di finte alte port la propria spada in basso, minacciando di sgarrettare l'avversario dopo aver ridotto la distanza con un passo rapido e inaspettato. Cacciatore non si fid per istinto a parare in fil di spada, manovra che lo avrebbe costretto sottomisura, ma si allontan con un balzo all'indietro colpendo forte il legno della rotella avversaria con la propria arma per tenere l'altro lontano.
Ringalluzzito dal vantaggio, Cosma si fece di nuovo innanzi, tornando a far finta e colpo, cercando il bersaglio ai bordi dello scudo di Cacciatore. Questi era ben avvezzo a combattere dietro la rotella e riusciva a chiudere la guardia perfettamente, spingendo la punta della lunga spada da lato dove non poteva trovare la sua carne e andando a minacciare un contrattacco. Sent la lama del falcione mordere la stoffa dei pantaloni, ma seppe subito dalla poca resistenza di non aver spillato sangue.
I due schieramenti cominciavano a rumoreggiare: i soldati mormoravano all'unisono una nota ritmata, che cresceva piano piano, trasmettendo cos un senso ordinato di supporto al serragente, dall'altro lato i cittadini mormoravano tra loro e si lasciavano scappare occasionali esclamazioni che diventavano un urlo vero e proprio quando Cosma pareva in vantaggio.
Con un passeggio ampio e laterale, quasi un balzo verso la sinistra dell'avversario, Cosma torn a insidiare la gamba sotto la rotella di Cacciatore. La voce di Marte sussurr alle membra del veterano, che si mossero da sole, guidate dall'istinto del campo di battaglia: invece che sottrarre il bersaglio dalla minaccia, ruot rapidamente su se stesso, avanzando verso l'avversario mentre serrava in basso il falcione alla rotella per intercettare la lama. Cos facendo si trov vicinissimo, tanto da poter per un attimo guardare quegli occhi chiari, spiritati, animati da un'emozione tutt'altro che marziale nel volto sporco di sangue.
L'istinto di Cacciatore gli diceva che il suo avversario non fosse cos esperto nel gioco stretto, nella lotta: ricorrendo a un trucco che non si sarebbe permesso con un nemico superiore, prese il proprio falcione per la lama con la mano dello scudo e, rapido, afferr con la destra il bordo della rotella di Cosma, strattonandolo e facendogli perdere l'equilibrio. Un intrigo di gamba complet il gioco facendo ruzzolare il giovane a terra.
Cacciatore si allontan un passo, tenendo il falcione minaccioso davanti a s: Basta cos, imbecille! Lascia l le armi e fai il bravo.
Cosma non intendeva arrendersi nella maniera pi assoluta: accecato dalla stizza, balz in piedi e si lanci in una serie di attacchi continui, la tecnica appresa dal maestro di scherma sporcata dalla foga e dalla rabbia. Ciononostante, la maggior lunghezza della sua spada scoraggiava Cacciatore da una rapida risposta, costringendolo a restare sulla
difensiva e ad arretrare progressivamente in un circolo per non restare schiacciato al limitare della zona libera.
Il veterano scacci la preoccupazione opponendo una fredda e puntuale difesa mentre cercava un pertugio per riguadagnare l'iniziativa. A un certo punto riusc a prendere il tempo a Cosma mentre questi effettuava l'ennesimo attacco verso sinistra, cacciando il controfilo del falcione dietro il bordo della rotella: gran parte del colpo venne ricevuto dal legno, ma la lama trov anche le dita che reggevano l'impugnatura.
Cosma balz all'indietro urlando e sollevando istintivamente lo scudo per allontanare la mano colpita. Prov a muovere le dita, senza permettersi di distogliere gli occhi dall'avversario per guardarsi la mano, accorgendosi che gli facevano un male dannato ma che non sembravano rotte; il guanto di pelle spessa le aveva salvate dal peggio. Si rimise in guardia cercando di schiarirsi la mente dal dolore.
Cacciatore non aveva sperato che quel colpo bastasse a fermare l'altro, ma sapeva di aver preso un certo vantaggio pestando la mano che manovrava la rotella. La torma dei cittadini stava rumoreggiando sempre di pi; non erano soldati disciplinati e onorevoli, non si poteva contare sul fatto che accettassero l'esito del duello, a meno che non ci fosse una risoluzione netta. Se Cosma avesse fatto mostra di essere in difficolt e si fosse voltato a guardarli, probabilmente sarebbero corsi in suo aiuto vanificando tutto quel daffare che si erano presi.
Non volendo correre quel rischio, Cacciatore non lasci scorrere altro tempo e si fece avanti mantenendo l'iniziativa. Come l'altro aveva fatto pi di una volta, fint in alto
per calare la lama di mandritto verso la gamba dell'avversario. Cosma reag con la tecnica scolastica, cacciando la propria spada in basso a parare il colpo accoppiandola con lo scudo mentre avanzava a chiudere la linea, pronto per rispondere alle gambe a sua volta.
Ma Cacciatore volt il falcione anticipando il movimento: invece che tirare alle gambe, batt forte la lama dell'avversario riuscendo a portare la propria tutta a sinistra e chiudendo a sua volta la distanza per impattare con tutto il suo peso contro il nemico.
Cosma grid quando il polso gli si pieg ad un'angolazione innaturale; perse la presa sull'impugnatura, la spada gli vol via di mano e l'attimo successivo venne sbalzato dall'impeto di Cacciatore, che non era uomo piccino, finendo schiena a terra davanti ai propri sostenitori.
Ora  davvero finita. afferm Cacciatore mettendo un punto alla faccenda. Poi fissando i popolani percorsi dall'incertezza: Mollate quei randelli e portatevi via il vostro eroe, con calma e ordine. Questo saccheggio finisce qui.
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16 Settembre 1529. Tenebre.
Di come si facciano patti con l'oscurit.
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Orso spense la lucerna. Il buio si chiuse d'un colpo su di lui fagocitando ogni cosa; non vi erano pi forme o colori, distanze da misurare in passi; i suoni stessi venivano divorati come orfani indifesi; finanche il tempo soccombeva al nulla assoluto. Phobos poteva cercarlo invano, la sua alleanza futile dinanzi a quell'orror vacui: le tenebre ctonie non erano la semplice assenza del sole, il buio della notte, l'oscurit di una stanza senza candele; erano una cosa viva, con sensi che non necessitavano di occhi e orecchie, potere che non aveva mani o lame. La paura che cagionava andava al di l delle incertezze dell'uomo, sgorgava direttamente dal profondo dell'anima come evocata attraverso l'abisso delle ere fin dai primi vagiti della mente  umana.
Il capitano si dispose ad attendere il necessario, componendo il proprio animo con la pratica dello stoicismo. Ricus ogni pensiero inutile confutandone l'irrazionalit, respinse ogni timore relegandolo nella gabbia degli istinti bestiali, evit ogni movimento non vitale comandando al proprio corpo una disciplinata obbedienza. Si concentr sul battito lento del cuore e sul respiro regolare, restando all'erta per ogni minimo segno che l'oscurit lasciasse sfuggire ai propri appetiti.
In breve torn ad avvertire le sottili differenze negli aliti dell'aria, i resti smozzicati di rumori lontani, gli echi ingannevoli che tuttavia sussurravano ai suoi orecchi che la tenebra non fosse il vuoto. Un'illusoria percezione del suo intorno gli si form nella mente: come soleva fare preparando un piano tattico per la battaglia, la immagin come se volasse sopra la propria stessa testa, vedendo con l'occhio della mente quello che conosceva; intanto la bestia irrazionale nel suo ventre strillava di panico dietro le sbarre della ragione, accecata dal non poter vedere qualunque minaccia potesse incombere.
Ave, sacerdote di Marte. Conosciamo il tuo nome. la voce delle tenebre giunse all'improvviso, chiara ma non stentorea, come l'eco della risacca, I tuoi gesti sconsiderati invocano rovina su tutti noi.
Ave, figli di Plutone. Sono qui giunto alla merc dell'oscurit per negoziare.
Non vi  nulla da negoziare. Cessate i vostri traffici immantinente o perderete il favore delle tenebre.
Non posso farlo. Ne va della vita di molti e dell'esito
della guerra.
La vita di tanti non significa nulla di fronte alla tenebra, tutti dovranno passare per l'oscurit; la guerra  il tuo ministero, non vogliamo che la porti a minacciare l'oscurit.
Orso cercava di contare le voci che sentiva: per quanto concordi nel parlare come un coro, uscivano da gole differenti e arrivavano sino a lui strisciando nell'oscurit da ogni direzione.
So che i miei crucci sono nulla per il grande Plutone...
Sappiamo che hai molto da chiedere. lo rintuzz la voce interrompendolo, Non sei nella posizione di pretendere.
La vostra conoscenza  grande. Orso bland le voci abbassando il tono, Non posso celarvi n gli intenti n i desideri. Invoco altrettanta saggezza dalle tenebre.
Non pretendere! La saggezza delle tenebre sta nel segreto che custodiscono. Il passaggio dei figli di Marte erode il segreto. L'ira di Plutone si riverser su di voi se non cessate subito questo traffico immondo.
Ho disposto per un ultimo viaggio di andata e un solo viaggio di ritorno. Nel mezzo il buio e il silenzio.
Le voci tacquero per un poco, senza replicare.
Mi avete dato un giorno solo: chiedo al grande Plutone che questo giorno non si misuri con il viaggio del carro solare, ma con il metro delle tenebre. Un'andata e un ritorno; nel mezzo il nulla.
Non puoi pretendere. Ci che puoi ottenere dipende da quello che sei disposto a sacrificare. la voce aveva preso
un tono famelico nella prospettiva di ottenere un sacrificio in pagamento per il patto.
Sono consapevole di dovermi guadagnare il favore del grande Plutone. Giungo pronto e disposto al sacrificio.
La saggezza non , dunque, estranea alla casa di Marte. Cosa sei disposto a cedere di tuo per il favore delle tenebre?
Orso trasse dal tascapane un involto di tela cerata, lo svolse a tentoni e si chin per posare a terra, nell'oscurit, il cuore di Giasone. L'odore della carne si spanse subito nell'aria fredda: il veterano poteva indovinare l'eccitazione delle nari tutto attorno a lui.
Si tratta, invero, di un sacrificio possente. fece la voce tradendo bramosia ed eccitazione, Il grande Plutone potrebbe davvero concedere il proprio favore, piegando Crono al proprio volere.
Invero! Sappiamo bene che questo merita ben di pi di una magnanima concessione.
Non pretendere, figlio di Marte!. lo ammon ancora la voce ma senza troppa convinzione.
Chiedo, ancora, che i figli di Marte siano trattati come ospiti e familiari dall'oscurit; che non venga a mancare loro quanto necessitano, che l'acqua e il cibo siano sani e l'avviso delle tenebre li tenga all'erta di ogni insidia.
Concesso. pronunci la voce affrettatamente, I figli di Marte saranno ospiti e familiari, onorati e protetti dalle tenebre.
Inoltre. Orso fece una pausa per saggiare la fame della voce, Che nulla muti nella licenza di passaggio, all'indomani di questo giorno, quando si torner a onorare la
quiete della citt morta.
Concesso: non vi sar una diversa alleanza tra di noi ma onoreremo gli antichi patti.
E onorerete il passaggio per le porte dell'Averno, nei giorni consoni a farlo.
La voce tumultu tutto attorno a Orso in un inseguirsi di echi confusi: Futile follia  la tua! coagul da un canto, Vacua speme! sussurr dall'altro, La soglia dell'Averno ti sar silente.
Orso scatt da un lato, facendo affidamento sull'immagine mentale dell'ambiente; con uno scatto del braccio sinistro afferr nell'oscurit la gola di un uomo, lo sollev di peso da terra e lo trascin con s tornando a presidiare il sacrificio che aveva deposto.
L'uomo si dibatt vanamente, la sua forza era nulla nella morsa assassina del capitano delle Bande Nere.
Parla chiaramente, adesso. gli ordin Orso mentre tutto attorno le voci tacevano nell'odore della paura. Cosa significano questi sussurri informi? Cosa deve sapere il sacerdote di Marte per dare un senso al viaggio fin sulla soglia dell'Averno?
Potente sacerdote... lo bland l'altro solo per ricevere una scrollata. Piet! Non commettere sacrilegio alle tenebre!
Non vi  piet nella via di Marte! Solo onore nel rispetto della parola e della dignit. Non vi  onore nel cogliere la vostra vita miserabile: siete talpe che strisciate nel buio, vermi che si nutrono di carogne; avete dimenticato quale sia il vostro posto? Avete scordato l'alleanza del servizio? Vi ho portato il pi alto sacrificio cui potete ambire.
Sento il vostro appetito, annuso come il tanfo della morte la vostra fame. Non  vostro ministero dispensare terrore e morte:  il mio.
L'uomo deglut forzatamente. Niente e nessuno pareva potergli giungere in soccorso dalle tenebre. Non sforzare il patto. Risponder ai tuoi quesiti, sacerdote.
Fallo e alla svelta, sorcio! Perch le soglie dell'Averno saranno silenti? Non abbiamo, forse, ottemperato a quanto dovuto? Cosa sapete che io non conosco?
Figlio di Marte, il tuo cruccio  ben noto e notizie della vostra devozione sono passate per le tenebre ben al di l di questo luogo. Tuttavia non sai di essere stato tratto in inganno in quel di Mantova.
Ingannato dici? E come sarebbe? Ho visto io stesso ardere la pira, struggersi la carne, incenerirsi ogni resto. Ho testimoniato con questi occhi, che ora la tenebra acceca, il mortaio lavorare e le ultime ceneri ritornare alla Terra. Come pu essere stato fatto?
I Maestri. la voce dell'uomo pronunci quella parola come un anatema, Essi operano senza tema del sacrilegio. Essi hanno scambiato le spoglie per ingannarvi.
Ma come?
Hanno corrotto e ingannato per lasciarvi nell'inganno di aver custodito le spoglie mortali del Gran Diavolo fino alla soglia della pira funeraria, ma nondimeno sono riusciti nell'opera e le hanno sottratte a voi.
Orso trem di rabbia e umiliazione: avevano fatto tutto quanto fosse necessario per assicurare al signor Giovanni il passaggio nell'Averno, avevano onorato la sua morte con libagioni e sacrifici, pianto per la sua mancanza e
brindato in vista del ricongiungimento. Avevano sottratto le sue spoglie alla prigionia imposta dalla tumulazione.
O almeno, avevano creduto di averlo fatto. Entro sei settimane avrebbero dischiuso le porte dell'Averno in cerca del suo consiglio ma le avrebbero trovate silenti.
Devo dunque tornare a Mantova? Abbandonare questa battaglia per mettere a ferro e fuoco la citt infame del Gonzaga? Radere al suolo ogni edificio, abbattere ogni maledetta chiesa, uccidere ogni uomo, crocifiggere ogni pulzella?
Il sacerdote di Plutone aveva riacquistato un poco di sicurezza, sentendo l'ira del proprio assalitore dirigersi altrove.
Sarebbe futile, capitano. Le spoglie del signor Giovanni non sono pi l dove vogliono che tutti credano siano.
E dove allora? Dove le tengono imprigionate?
I Maestri sono scaltri e spregiudicati. Potrebbero averle traslate a Venezia, nel loro stesso dominio.
A Venezia c' Lucantonio. Andr a verificare lui.
...ma noi crediamo diversamente.
Parla, dunque. Hai tutta la mia attenzione. Orso consent all'uomo di toccare terra con le suole delle scarpe, pur senza lasciare la presa al bavero che gli garantiva il controllo.
Potrebbero aver traslato il corpo addirittura qui, sotto il vostro naso.
In citt? Durante la guerra e con tutte le nostre forze concentrate?
Perch no? Quale luogo pi sicuro che proprio davanti ai vostri occhi?
Maledico la tua malizia, sacerdote. Le tenebre conoscono segreti che fareste bene a sciogliere pi spesso.
E cosa ci resterebbe, a noi che non abbiamo lame, n virt?
La dignit e l'alleanza.
Della prima sappiamo fare a meno, della seconda non ce ne priverete per vostro stesso guadagno. Orso scroll il capo per liberarsi da quell'inizio di disputa:
Dove?
Non lo sappiamo, non per certo. Ma ogni monastero potrebbe essere il luogo.
Me ne dovr sincerare per mio conto, allora. Per l'intanto noi abbiamo un accordo.
Abbiamo un accordo, sacerdote di Marte. Che il grande Plutone ti benedica e custodisca i tuoi passi nell'oscurit.
Orso lasci andare l'uomo, il quale si affrett ad allontanarsi nelle tenebre fuori dalla portata del veterano, poi si volt con calma e si diresse via, affidandosi all'occhio della mente per navigare nel buio. Dietro di lui, si compiva il sacrificio a Plutone tra rumori umidi e famelici.
Capitano... la voce delle tenebre lo chiam in un sussurro, ...ci sono altri segreti che il tuo cuore brama; altri misteri custoditi nel regno di Plutone. Un auspicio: tornerai a chiedere. Una profezia: pagherai il prezzo del sapere con il tuo stesso sangue. Un monito: la tua ambizione sar la tua rovina.
Il veterano rabbrivid. Sarebbero stati molto pi cauti in futuro e non avrebbe avuto un'altra occasione di mettere le mani loro addosso. I custodi delle tenebre conoscevano
veramente ogni meandro di quel regno ed erano parchi di rivelazioni. Orso sapeva che sarebbero stati indispensabili pi volte per le sue cerche, oltre che per custodire i passaggi della citt antica e nutrire il Drago. Pi i Plutocrati erano irritati dalla condotta dei Fratelli di Marte, pi alto sarebbe stato il prezzo che ci sarebbe stato da pagare per il loro sapere.
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16 Settembre 1529. Sera, Strade di Firenze.
Di come si possa mettere alla prova l'animo di un soldato anche fuori dal campo di battaglia.
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Lo spirito della Compagnia era stato alto tutto il giorno; il Sole aveva trovato il capitano in piedi, fuori dalla propria tenda a dare ordini, e tutti avevano tirato un fiato di sollievo sapendo che le cose del mondo avevano ripreso il loro posto e che la grande ruota poteva andare avanti.
L'entusiasmo aveva tirato rapido l'aratro del campo di battaglia, realizzando un significativo passo in avanti verso il completamento del grande bastione nuovo, tanto che quella sera le licenze vennero concesse con libertariet e in tanti si riversarono gi per la ripida costa a cercare vino, donne e dadi.
Semola, Grigio e il Mantegna si presero la briga e il gusto di trascinare nell'impresa il giovane Niccol.
Il primo gli prest una berretta delle sue, di panno buono e adorna di spille lustre; il secondo lo cinse di una bella spada da citt, raccomandandosi che la voleva indietro tale e quale non appena sarebbero tornati. Dal canto suo il caporale Mantegna contribu ad addobbare la recluta promettendo di pagare dal proprio soldo ...tutto quello che riesci a bere, a mangiare e a scoparti stanotte! Ma niente dei debiti di gioco, ch quella  roba per animi fragili cui manca l'affetto dei lombi.
Scesero quindi di umore gagliardo, tutti azzimati a festa, con le cappe ad armacollo e le spade che facevan gran coda nei loro foderi; si inoltrarono per viuzze, schifando di accostarsi agli ammazzatoi e al Ponte Vecchio che li poteva menare di qua d'Arno, in cerca di sollazzo nel dedalo tra il chiasso degli Angiolieri, quello ancora pi angusto de' Vellutini, lo Sprone e calle de' Ravaglianti, giungendo alfine a un crocicchio invero affollato, guardato dall'alto da quattro marzocchi di macigno appostati sulle cantonate delle case.
Un paio di osterie alla buona si contendevano l'attenzione della folla, esibendo non solo caratelli di buon rosso che gli osti decantavano a gran voce e promettevano di svendere a una lira la brocca per far posto alla nuova vendemmia, ma soprattutto spiedi di salsicce sfrigolanti e piccioni impillottati d'erbe e pancetta, che venivano porti sulle focacce fragranti di strutto e rosmarino appena cotte sui testi roventi in fila dinnanzi al fuoco.
I soldati fecero sgombrare, con le buone e un paio di affettuose pedate, i perditempo da un tavolo appena fuori lo sportello dell'osteria, che un garzone si affrett ad asciugare con un cencio e a munire di cocci e vino. Sebbene avessero tutti desinato alla mensa, il palmento non aveva preparato n i loro stomaci n tantomeno il loro umore a far bagordi: per buona misura pensarono di metterci sopra un paio di piccioni grassi e del maialino con gli erbaggi cotti nell'agresto.
Dinanzi a loro, varcate le poche braccia del chiasso, si ergeva l'edificio dei balnea della Passera, tutto circondato dalle straduzze affollate in quella serata di fine estate; aveva alte colonne coronate da putti e cornucopie che ne adornavano ogni muro, scandendo lo spazio tra le grandi finestre a vetri piombati dalle quali sgorgava la luce dorata di una profusione di candele assieme alla musica delle viole e della ghironda.
Appena Bacco ti avr messo le mani sul cuore e il fuoco nei lombi, ci si fa un giro dentro, eh! Il Mantegna diede di gomito a Niccol il quale arross visibilmente.
Mi sa che il novellino non  mai entrato in un bagno prima. calc Semola.
Certo che c' entrato, rincar Grigio, ma solo per lavarsi le terga!
Niccol, che pur non essendo ignaro di quello che si poteva trovare oltre la soglia adorna di drappi n completamente inesperto nei commerci carnali, non aveva esperienza pratica di tali luoghi cerc di difendere il proprio onore: Certo che li conosco, i bagni! Che vi credete!
Gli altri risero punzecchiandolo: Oh! Oh! Chiedo venia, messere. fece Semola, Non volevamo certo supporre che la vostra borsa non potesse permettervi certi piaceri.
N che non foste uomo di mondo e di vita. si scappell il Mantegna alzandosi per un attimo dalla panca.
Io veramente... il ragazzo era un po' lento a metter su un argomento, Bacco lo attirava nel proprio abbraccio sudato, cantandogli canzoni sconce all'orecchio, ma il suo sangue era sempre lesto a farlo scaldare, Non devo render conto a voialtri di certe cose.
Grigio intervenne come poggiando un trionfo sul tavolo da gioco: Ragazzo: finch non ti vediamo darti da fare, per noi resti con il latte alla bocca.
Vedermi? Niccol inizi a capire dove volessero andare a parare i compagni, decise di invocare un po' ancora l'aiuto del Dio dell'Ebbrezza ingollando d'un fiato il contenuto del suo coccio.
Certo! fece il biondo, Mi pare giusto e fondamentale! Dobbiamo essere sicuri che tu sappia come si fa, perch... perch... Diglielo tu! pass la mano al Mantegna.
Perch non possiamo di certo affidare la nostra vita a uno che sia meno che uomo, non ti pare?
Beh! Ma io sono un uomo! protest Niccol alzando ancora il bicchiere e bevendo per dimostrarlo, So combattere, non temo nulla.
Non temi la morte o l'acciaio degli alamanni.
Nossignore!
Non temi il rombo del cannone o gli zoccoli dei destrieri?
Nemmeno!
Non temi, dunque, gli occhi dei compagni mentre domi una puledra.
Ma che c'entra?!.
O di un puledro, se preferisci. sugger truce Grigio.
No, no...  che...
Come no? fece Semola a tradimento, Non sarai mica uno di quelli che va a dire che ci son cose secondo natura o contro natura, nella casa di Afrodite?
Certo che no... Bacco aveva alzato il tono del suo canto, confondendo un poco le orecchie di Niccol; il ragazzo decise che era il tempo di invocare il coraggio di quelle epiche ingollando un'altra misura di vino aspro e forte. Mai stato empio dinanzi alla Da! Ho sempre onorato, avendone occasione, il canto d'Amore; per occorre esserne preso per sentirla e non so se...
A me questo cianciare mi sa di ringambare. Sugger Grigio, impaziente di vedere il ragazzo sbottare.
Niccol si alz un poco avvicinando il viso a quello del veterano, il quale non si tir indietro ma fece lo stesso.
Lo dici solo perch ti dia il pretesto per far rissa, ma non ci casco!
Non  questione di pretesti, mezzasega. Se volessi farti male, staresti gi a frignare. il sorriso di Grigio era tutt'altro che amichevole anche se i suoi occhi sprizzavano quella fiera complicit cui Niccol ambiva, Sei te che stai ciarlando per non fare quello che i tuoi vecchi ti dicono: non  molto rispettoso, lo sai?
Eh, no! Bacco tir indietro Niccol facendolo piombare pesantemente a sedere e arrossandogli le gote, Cos  anche peggio! Che  questa? Una prova? Davvero  questo che nelle Bande Nere si fa per provare il coraggio del leone e la lealt del veltro?
Gli altri risero lasciando la parola al Mantegna: A dire
il vero... non te lo dir! Non adesso. Siamo noi, stasera, a decidere se tornerai su al campo e magari ti guadagnerai una branda vera in una tenda vera...
...oppure se ti lasceremo ignudo e conciato in un chiassetto, a piangere sulla tua vergogna. concluse Semola.
Niccol fece passare lo sguardo da uno all'altro mentre cercava di capire quello che gli dicevano; lo volevano mettere alla prova, gli promettevano l'arruolamento definitivo o l'espulsione dalla Compagnia: doveva essere una prova di fiducia, obbedienza e lealt. Il ragazzo pens che, forse, non sarebbero arrivati sino in fondo ma che volessero vedere fin dove si sarebbe spinto. E poi, del resto, con l'aiuto di Bacco qualunque cosa fosse successa non sarebbe stata cos male.
Non ho da render conto a voi di come mi posso portare nella casa di Afrodite. Ma non sia detto che non mi fidi del giudizio dei miei veterani, che non mi sappia affidare alle loro mani n obbedire a ci che comandano. Non mi tiro addietro dinanzi a nessuna impresa che a voi piaccia! E sia! il Mantegna suggell il momento battendo il palmo sulla tavola, Semola, vai a raccomandarti per il miglior puledro dei balnea, ch abbiamo un focoso soldato che deve provare se stesso. la dichiarazione era stata pronunziata a voce tanto alta che tutta la strada scoppi in un applauso e in brindisi: ormai era divenuta una faccenda pubblica.
Nello schiamazzo dell'ilarit generale, Grigio si volt accostandosi all'orecchio del caporale: Guai. disse secco ammiccando a un nutrito gruppo di popolani che li guardava dal cantone dello Sprone, apparentemente immuni dall'allegria diffusa.
Il Mantegna annu, poi mise su un'espressione gioconda e sal in piedi sul tavolo sollevando il proprio bicchiere alla folla; lasci passare qualche secondo nel quale l'umore della gente montava avvinazzato, prima di far conto di avvistare il gruppo degli imbronciati e rivolgersi a loro: Signori miei! Venite a festeggiare e bere con me! Stasera il ragazzo diverr un soldato, onorer Afrodite nella sua casa per tornare rinfrancato nelle schiere di Marte!
Niccol si volt per vedere a chi si rivolgesse il caporale e trasal: c'era una dozzina di uomini in piedi in mezzo alla strada, alcuni dei quali avevano dei randelli tutt'altro che rassicuranti in merito alle loro intenzioni. Peggio ancora, il ragazzo riconobbe diverse facce di quel gruppetto, per averci fatto a bastonate in pi di un'occasione nella sua vita da civile; l'ultima cosa che voleva era essere riconosciuto da quei manovali ed esser portato per bocca tra le strade di Firenze.
Che stronzate! rispose quello che doveva essere il capo, un uomo sulla quarantina con le mani nodose come radici di querciolo, Voi soldati pagani prendete i nostri danari e fate vilipendio di Cristo Re con la vostra condotta peccaminosa!
Non capisco quello che dici. fece il Mantegna accompagnando l'orecchio con la mano nel gesto di chi non sente bene, La nostra  una condotta mercenaria onorevole: prendiamo i danari per fare il nostro mestiere. Voi, piuttosto, onorate noialtri bevendo assieme e condividendo l'allegrezza di una sera di festa.
Non ci porterete sulla via del peccato! poi, rivolto ai cittadini: E voialtri? Che avete da guardare? Che state l con il vino in mano anzich andare in chiesa a far vespro?
La folla vacill un poco e si zitt sotto l'aggressione di quel capopopolo che parlava come se fosse un artigiano. Il Mantegna gioc la carta della provocazione: Lasciate stare questa brava gente, piuttosto, voialtri! Ci stiamo solo divertendo, onorando gli Di e bevendo vino. Non veniamo di sicuro a insegnarvi come battere i ginocchi in terra a voialtri.
Taci, pagano, e pensa al tuo mestiere.
Non chiedo di meglio che ciascuno pensi al mestiere suo: noi alle armi, voi a spalare la merda che vi lasciamo in cortese omaggio.
L'uomo fece due passi avanti, subito seguito dal suo gruppo; i cittadini fuggirono assiepandosi lontani, lasciando a quel reggimento di bruti la strada sgombra.
Il Mantegna sorrise, tenendo gli occhi del capopopolo con il proprio sguardo; Grigio scatt dalla sua panca, rapido verso l'aggressore e gli allung una pedata negli zebedei prima di abbatterlo con una castagna dietro l'orecchio sinistro.
Niente lame. ordin Semola a Niccol alzandosi per tuffarsi nella rissa.
Il Mantegna scalci abilmente ogni coccio sul tavolo contro le facce degli aggressori, prima di saltar gi atterrando a piedi pari sul petto di un ragazzo che fin a gambe all'aria.
Niccol era ancora trattenuto dal canto di Bacco, ma, lo
stesso, si risolse ad alzarsi per non essere da meno degli altri, il vino che gli montava nello stomaco suggerendogli un coraggio inumano. Si arm della brocca di terracotta, ci par un paio di pugni e la men forte su uno zigomo incautamente vicino, finch una bastonata non gliela frantum in mano. Con l'esperienza delle risse tra le Potenze, si fece sotto con le mani alte, deciso a incassare un paio di bastonate sottomisura sugli avambracci piuttosto che avere la testa rotta; per sua fortuna c'era fin troppa calca perch il suo avversario potesse sciogliere misura e guadagnare il vantaggio del bastone, cos Niccol riusc a farsi sotto e a dargli una serie di pugni al corpo prima di scassargli la mandibola con un montante.
Il Mantegna e Semola giocavano al gatto con il topo con quegli uomini, usando la cappa girata sul braccio per ammansire i colpi, somministravano pedate e pugni precisi che riducevano la prestanza degli avversari. Dal canto suo, Grigio andava meno per il sottile: invece che soffermarsi a ingaggiare un uomo alla volta, schivava facilmente gli attacchi per balzare inaspettatamente su un altro uomo percuotendolo con colpi crudeli. Niccol lo vide, nella nebbia della lotta e del vino, colpire un avversario con un pugno a martello in un orecchio, abbattendolo sul colpo, per poi intrigare il ginocchio di un altro con una pedata laterale, facendolo piegare ad un'angolazione innaturale e sicuramente dolorosissima.
Dal canto suo, la recluta non voleva esser da meno degli altri, tanto che si accan con il suo repertorio di pugni diretti e serratissimi contro chiunque gli si parasse dinanzi, incassando sulle costole e sul viso la sua parte di botte.
In capo a un minuto, i quattro soldati avevano battuto come il grano maturo la dozzina di aggressori; nella strada cal la quiete, punteggiata dai lamenti dei feriti e dallo scoppiettare dei fuochi delle osterie che continuavano indefessi ad arrostir piccioni. Con un cenno, il Mantegna fece svaginare le spade ai suoi: Adesso basta! intim ai popolani con una voce autoritaria ben diversa da quella allegra che li aveva invitati poco prima a bere, Raccattate i vostri feriti e sparite. Se vi incrocio ancora, qui o in battaglia, vi buco quelle pance piene di sterco che vi trovate.
Non se lo fecero ripetere, chi poteva camminare aiut gli altri ad alzarsi e se ne andarono in un coro sconclusionato di lamenti.
Semola prese l'occasione per mettersi al centro dell'attenzione: Che sono quelle facce? Non si stava festeggiando, forse? La folla, che si era ritirata intimorita, scoppi in un applauso e torn a ridere e alzare i bicchieri.
Bravo, ragazzo. Grigio prese sotto il proprio braccio le spalle di Niccol, Ti hanno pestato un poco, via! Tanto non eri bellino nemmeno prima.
Che si torna al campo? Mi pare che come dimostrazione non sia andata male. sugger il ragazzo.
Niente da fare! S' detto che devi onorare Afrodite e non ce ne andremo via finch non saremo tutti soddisfatti. Ma dai!
Non contraddire la parola di un soldato, recluta! lo sgrid Semola sorridendo, Per, in virt del coraggio e della prestanza dimostrata sulla strada, ti concederemo di sceglierti il secondo giro!
Il secondo... giro?
Certo, intervenne il Mantegna spingendoli verso balnea, Per il terzo vedremo, intanto viviamo l'attimo.
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16 Settembre 1529. Sera, allo Scornino.
Del leoncino che si lecca le ferite e trova un consiglio inatteso.
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Rientrare dalla disavventura a Careggi non era stato semplice per Cosma: aveva la mano sinistra gonfia per la botta presa, tanto che temeva di avere qualche osso fesso, e il polso destro cos dolente che gli pareva di udire i tendini stridere tra di loro a ogni movimento. Cavalcare con ambedue le mani praticamente inservibili gli era risultato difficoltoso, ch n con l'una n con l'altra riusciva a governare le redini con la fermezza necessaria a controllare il suo ombroso corsiero tra il fumo e il clamore delle demolizioni.
Non volendo render conto a Zanobio n ad altri in famiglia di quanto era successo, ripar dapprima al Carro, facendosi medicare dal chirurgo del gonfalone, per passare
da casa rapidamente nel pomeriggio quando sapeva tutti fuori, a bottega, lasciando detto solo che non avrebbe desinato.
Cos fu tra quelli che si ritrovarono di buon'ora allo Scornino e l trov diversi con cui aveva condiviso la mattinata. Le mani medicate con poltiglie maleodoranti e fasciate strette in bende di lino, Cosma restava da solo seduto in un canto a diluire la propria frustrazione nel vino scadente dell'osteria, mentre con un orecchio ascoltava le voci della strada che gli arrivavano spavalde e aggressive, nutrite da Bacco e dall'esaltazione del saccheggio compiuto; certamente c'erano, tra quei chiacchieroni, uomini che si erano messi in tasca pi argento di quello che avrebbero visto in un anno di lavoro da cardatore o cimatore.
Che mattinata, gente! Se 'un arrivavano e' birri, si faceva un bel lavoro, altroch!
Pi che tirar gi tutto i' ch tu volevi fare?
Macch! Per quello ci sono e' manovali, lascia fare a loro i' lavoro de ciuchi; si dicevo i' resto: sgomberare la roba da que' pagani traditori.
Tu 'ntendi dire di liberalli da i' fardello di tutta quella roba.
E delle loro inutili esistenze!
I signori Otto son troppo teneri con quelle genti. Gl'ho inteso che pagano 'e case e gl'arberi che s'abbattano.
T'ha ragione! S'inteneriscano a sentire e' piagnistei di quelli l: borghesi e padroni, non sanno altro che piangere per limosinar du' scudi. Dovrebbero esser felici che le loro inutili case divengano bastioni a difesa di Firenze, dovrebbero portar loro, con le loro carrette, le pietre a' cantieri!
le esagerazioni rendevano grotteschi gli argomenti.
Vedi? All'incontro: montano mille scuse e accampano diritti sventolando fogli per 'un lasciare che si demoliscano que' ricetti per gl'imperiali, cos possano aver da accogliere il nemico in casa loro e farne fortilizi contro la citt, mentre ne buscano altri quattrini.
Quegl'infami traditori!
Non si meritavano di meno che d'esse' ammazzati l per l, senza tante cerimonie.
Alla fine, hanno fatto un piacere anche alla Signoria: nessuno in giro a pretendere indennizzi.
"Hanno fatto", dici? Te 'un c'eri? Eppure t'ho scorto l nel parco.
C'ero, c'ero. Per chi m'hai preso? Per un pisano che conta balle? Certo che c'ero, ma non mi s' messo ni' mezzo nessuno da pot' ammazzare per bene, solo qualche fantesca che strillava.
E te le hai tappato di certo la bocca, vero?
Non proprio la bocca, a dirla per bene, ma qualcosa ho tappato di certo prima di passarla agli altri.
Cosma non amava quei discorsi, triti e volgari, n aveva amato la piega che la spedizione popolare aveva preso. Erano partiti da Firenze con le migliori intenzioni di dare supporto agli operai e ai birri nel caso in cui i proprietari avessero fatto resistenza, ma l'occasione aveva acceso la cupidigia nella gente, cos l'irrompere abbattendo il cancello aveva dato la stura a un saccheggio vero e proprio, con tutta la violenza e il sangue che ne era seguito.
Anche lui, travolto da un turpe delirio, si era trovato a combattere quelle genti che difendevano la propria casa,
ammazzandone diversi tra signori e servitori, fino a trovarsi in quel cortile a far da campione per quella massa di zotici. Con questi pensieri si guard ancora le mani fasciate riaccendendo la frustrazione e la rabbia.
Un uomo gli si sedette accanto aggiungendo un fiasco di vino al tavolo; era lo stesso che aveva parlato cos bene la sera prima al cantone della strada.
Salve, ragazzo. lo salut senza preamboli ma versando il vino nelle coppe, bella scorreria stamani, vero?
Non mi posso dire del tutto orgoglioso di ogni cosa, n di come sia finita. rispose amaro mostrando le mani. Cosma non si diede peso di chiedere il nome dell'altro, erano cose leziose che non era uso fare in osteria: gli uomini si conoscevano cos, parlando tra di loro e cogliendo i nomi.
Mi hanno ben raccontato come ti sei portato, che ti credi? Sei gi un uomo famoso!
Famoso? Per essersi fatto battere da un birro che non ha avuto nemmeno la creanza di ammazzarmi per scamparmi la vergogna?
Bevi alla vita e non parlare cos! lo redargu scherzosamente l'altro, Se non t'ha ammazzato ha fatto l'ultimo errore della sua esistenza. Son certo che avrai modo e occasione di rifarti, con la guerra e tutto il resto.
E chi lo ripiglia pi quello? E poi, per un paio di settimane il medico mi ha proibito di maneggiare spade o legni che siano, ch dice senn potrei non tornare a posto con le mani.
E te dai retta al medico. Non hai mica furia di trovarlo, no? Tanto le cose son due: o quelli restano tappati con
noi dentro le mura per tutto il tempo che ci vorr a dissolvere gli alamanni, oppure ander a prendere il loro soldo, da traditore di Firenze come quelli che voleva difendere, e allora lo troverai sul campo di battaglia.
Cosma bevve un poco riflettendo su quelle parole argute. Non voleva fare la figura del ragazzino con quell'uomo, il quale probabilmente credeva fosse gi in et da combattere per via della sua statura, ma nemmeno voleva tirarsi indietro in quell'ardore. Il campo di battaglia mi  ancora proibito, ch ho meno degli anni che ci vogliono per esser messo a ruolo nel Gonfalone.
Meno di diciotto? fece l'uomo mettendo su per un attimo un'espressione stupita, Non l'avrei detto per niente, ragazzo: hai le spalle di un uomo fatto e combatti con tutta la maestria di chi ha tirato per anni.
Ah! Vorrei che mio padre non fosse stato cos parsimonioso e avesse speso quei pochi fiorini per prendere in casa un maestro d'arme! Lui crede che basti apprender l'Arte presso il Gonfalone del Carro, come tanti qui dentro. ammicc a un gruppetto di ragazzi che chiacchieravano alticci poco lontano, Ma la vera Arte del combattimento  altra cosa.
Non parlar da meno del tuo Gonfalone: il Carro ha buoni maestri e uno spirito forte. Hanno mandato pure a fare un nuovo gonfalone da portare in battaglia, tutto verde con il Cristo Re in piedi sopra l'arme della compagnia.
Non ne parlo da meno di quello che , non ti sbagliare. Sono le mie genti riunite assieme per combattere, non potrei esserne pi orgoglioso...
...a meno che?
Lascia perdere! Solo desideri stupidi di un ragazzo.
No, no! Stai qui da solo mentre gli altri festeggiano tormentato da un pensiero. Non  un bene tenerlo dentro.
Ho detto che non  niente. si picc Cosma, Solo fantasie defunte.
E sia. Ma lo stesso non devi sentirti da meno per non aver vinto quel duello.
Invece s. Un cavaliere non si sarebbe fatto battere come un poppante da un birro mercenario.
Ma te non sei, ancora, cavaliere. eccep l'uomo con fare condiscendente, E quelli... aspetta. rivolgendosi a un gruppo di l dalla piccola sala alz la voce: Nepi! S, te! Chi diamine hai detto che erano quei birri di stamane?
Io? L'ho inteso dire, non son mica esperto di birri o roba del genere.
Vabb, lascia stare: se qualcheduno te l'ha detto sapr il fatto suo, no? Chi erano quei birri?
Nepi si segn da buon cristiano: Le Bande Nere del Gran Diavolo, sortite dall'Inferno stesso.
La frase suscit un certo clamore nell'osteria, tra coloro che si fecero bianchi in viso rammentando la crudele efficienza di quegli uomini e quegli altri che si accalorarono a confermare che davvero le Bande Nere erano piombate ad aggredire gli onesti fiorentini, in molti seguirono l'esempio di Nepi, segnandosi cristianamente.
S, s! Erano proprio que' diavoli: bene s' fatto a darsi, prima che ci trascinassero tutti quanti s'era nelle fiamme di' Diavolo. intervenne un altro aizzando un'accesa discussione.
Ma i' che vu dite? Oh se 'un hanno nemmen ammazzato nessuno! Io ero ni' parco quando son arrivati. Certo, un po' di legnate si son prese... ma s'era belli stracchi e loro freschi freschi.
Hanno ammazzato Berto. fece uno.
Berto chi?
Berto di Maso, il conciatore.
Vero! C'ero anch'io l assieme: che spavento di' cazzo, gente! intervenne un altro, L'han fatto a pezzi senza fare un fiato.
E non l'avete n difeso n vendi'ato?
Dovevi esserci te l ni' mezzo! Altro che vendi'arlo: si pensava di pi a scampar la pelle tutt'intera, ch quelli gi si movevano pe' farci lo stesso taglio di 'apelli.
Ma su! Non pu essere che fossero per davvero le Bande Nere. Quelli han di meglio da fare che stare a fa' i birri.
Eran proprio loro, ti dico! S' viste cert'insegne e certi visi disegnati sull'elmi e sugli scudi che 'un lascian scampo a dubbi.
Magari erano solo le loro reclute, i ragazzi mandati a togliersi il latte di bocca.
Perch? Credi che quei diavoli abbiano reclute? Son se'centosessantasei, come i diavoli dell'Inferno. Non crepano mai, quelli.
Ma 'un dire puttanate! Son omini di carne e sangue.
Saranno anche omini, ma hanno venduto l'anima a i' Diavolo e non possan morire finch lui non lo vole, a proprio capriccio. Mi han detto che se l'ammazzi, se l'infilzi o li smembri, quelli vanno all'Inferno, dove i' Diavolo li ricuce insieme e li rimanda a combattere da capo.
Dici che 'un prendon reclute? Ma se l'altra settimana son andati su in cento per farsi arruolare?
Davvero? La sai lunga, te! Ma sai anche com' andata a finire quella giornata?
E che ne so! Ho di meglio da fare i' giorno pe' curarmi di queste cose.
E allora che diamine apri la bocca a fare? Te lo dico io com' andata: di cento che gl'erano andati su, tutti ragazzi e omini forti, n'hanno ammazzati una ventina tanto pe' divertirsi; altri venti l'hanno straziati che ora sono invalidi pe' lavorare e piangan le lacrime di' pentimento. Esclamazioni orripilate si levavano dai volti avvinazzati dei presenti, M'hanno detto che in diversi son morti di rimpianto nelle loro case: rimpianto per aver schiuso l'uscio a i' Diavolo e dannata la propria anima. Uno solo han tenuto con loro, que' diavoli: certo per farne scempio della virt e delle carni prima d'ammazzarlo come un capretto sull'altare di' loro padrone.
Uno solo?
S, anch'io l'ho sentito. Un ragazzo, i' garzone di Nicol i' correggiaio, vero?
S, s! Proprio lui.
Pover'anima! Nemmen diciassett'anni! Chiss che dolore i suoi!
Mentre l'osteria si perdeva in quelle chiacchiere, al tavolo Cosma torn a confabulare con il suo interlocutore: Davvero le Bande Nere? Vorresti dire che ho tenuto testa a un ufficiale di quella compagine?
Vedo che la cosa ha riacceso il tuo ardore.
Ah! Certo che non potevano esser birri qualunque:
combattere dietro lo scudo  cosa da signori, mica da miliziani.
E non t'hanno ammazzato, nemmeno, segno che ti hanno portato rispetto.
O che avevano ordine di non farlo.
E perch mai avrebbero dovuto aver tale comando?
Lo so io, il perch. Quindi sapevano chi cercare e cosa fare: era tutto preparato.
Calmo, calmo. Ora ti stai montando il capo. sorrise l'uomo, Eri nel posto pi pericoloso al momento giusto, circondato da uomini pavidi, che si sono tirati addietro lasciandoti da solo a confrontarti con quei diavoli.
Pensala come ti pare. Cosma si era fatto cupamente aggressivo, Ora devo tornare prima possibile a esercitarmi per rendergli la pariglia.
Nella mente del ragazzo si era formato un quadro tanto semplice quanto ovvio: suo zio, il capitano Orso, prima lo aveva umiliato nel cortile di casa propria rifiutandosi di portarlo con s e arruolarlo, nonostante Cosma fosse figlio del suo sangue e addestrato alle armi meglio di ogni altro giovane; poi aveva mandato i suoi sgherri, quell'alemanno, addirittura in casa, a sfotterlo di fronte a suo padre come se fosse un ragazzino; lo aveva fatto seguitare anche quella mattina, per impedirgli di compiere il suo dovere di fiorentino, certo per scoraggiarlo a impugnare ancora le armi, certo nel timore che possa diventare pi grande e forte del vecchio capitano.
Se Orso credeva di spegnere con quei sotterfugi la fiamma dell'ardore di Cosma, si sbagliava di grosso: il ragazzo gli avrebbe mostrato di cosa era capace, facendogli
pagare con il sangue ogni affronto. Aveva vissuto anni con il sogno di incontrare quello zio tanto mitizzato dai racconti delle sue gesta, ma non aveva mai capito quanto potesse essere abbietto e crudele, superbo al punto da disprezzare il proprio stesso sangue in favore di sudici mercenari levati dal popolo minuto.
Cosma riflett anche sul Serraglio, su come Orso fosse tornato per mettere subito in difficolt la famiglia uccidendo il pi anziano dei Marzocchi. Suo padre Zanobio lo aveva scioccamente difeso, aveva detto che il vecchio Giasone era morto da s e che fosse un segno il fatto che Orso fosse tornato proprio quella sera. Ma Zanobio era debole e soggiogato dal fratello, non riusciva a vedere come venisse manipolato dalle chiacchiere che lo avrebbero portato alla rovina; meno male che le cose erano cambiate negli ultimi giorni, che gli sgherri in cremisi avevano tolto la maschera ed erano stati alfine cacciati dalle mura di casa loro.
Che stai pensando?  un po' che te ne stai zitto l.
Scusa. Pensieri. Non credo che n il Gonfalone n mio padre mi possano insegnare altro sull'Arte del combattimento. Tuttavia  necessario che armi meglio le mie braccia per non lasciar correre questo complotto.
Non insister a dire che il complotto non lo vede altri che te. Tuttavia...
Cosa?
Non sei l'unico giovanotto che per una ragione o l'altra  escluso dal ruolo e dagli addestramenti.
Ah no?
Ce ne sono tanti, che scalpitano come puledri per poter fare la loro parte.
Me l'immaginavo! Del resto che differenza fanno pochi mesi di et, se l'ardore guida il braccio gagliardamente?
Vero. La penso anche io cos. Pure io mi sono trovato alla tua et a combattere assieme a uomini fatti, senza esserne da meno. Senti: ho inteso dire che ci sono alcuni maestri che si sono presi a cuore voi ragazzi, che la pensano come te e non vogliono che le vostre braccia restino sfaccendate mentre Firenze ha bisogno di ogni lama.
E chi sarebbero questi maestri?
Non lo so, ma mi faccio impegno di chiedere e fartelo sapere.
Ci conto! rispose Cosma con un rinnovato entusiasmo, dimentico per un attimo del dolore alle mani.
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...
17 Settembre 1529. Alba, Campo delle Bande Nere.
Dell'ultimo appello della Compagnia intera e di come non si squarcino i ranghi prima del tempo.
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Gli uomini erano inquadrati, immobili come statue nella fredda luce del mattino. Il sole li aveva trovati cos sorgendo, ch in quel giorno grave nessuno aveva voluto esser ultimo. Vestivano di tutto punto il Cremisi e la Banda Nera, le corazze in ordine, le picche gagliarde, le piume azzimate sui cimieri come fosse un giorno di gran festa.
Orso era uscito dal suo alloggio non un attimo prima del dovuto, anche lui nel miglior Cremisi e le proprie insegne in ordine; per onorare l'umore della Compagnia, aveva patito di indossare la propria armatura, nonostante le costole gli dolessero ancora acutamente. Il pettorale faceva un poco le funzioni del busto, trattenendo il torace dal compiere troppo movimento, ma dovette indossarlo e toglierselo di dosso pi volte per trovare il modo meno incomodo di portarlo.
Le formalit dell'appello si svolsero nel silenzio pi totale. Potevano quasi indovinare le voci della citt, lontana quattrocento braccia, tanto nessuno muoveva un nervo n dava un fiato. Alla fine, il capitano prese la parola: Grazie a tutti voi, fratelli miei. Sapete che siamo giunti a un giorno duro da affrontare, pi ancora di tante battaglie che abbiamo condiviso. Avete avuto i vostri ordini. Erano semplici ma difficili da mettere in atto: ho comandato che ciascuno di voi decidesse se restare a difendere le mura di Firenze o accamparsi fuori di esse per rientrarvi con le armi. Ho proibito a ufficiali e sottufficiali di esternare la propria decisione, in modo e maniera che ciascuno di voi non sia ispirato dalla facile fedelt nella propria decisione.
Il silenzio perdurava, Orso non poteva leggere il tumulto di emozioni di quegli uomini duri schierati davanti a lui in decine di file, reparto per reparto; poteva solo indovinarle.
N vi riveler dove il vostro capitano porter la bandiera, finch non sapr quale sia la decisione di ciascuno di voi. Devo dirvi, per, che qualunque schieramento deciderete di onorare, sarete sempre, tutti, fratelli miei e ciascuno dell'altro; che non verranno meno le consuetudini e le regole, il rispetto e la fiducia. Nel caso ci si trovasse opposti sullo stesso campo, si combatter alla vecchia maniera: con onore e coraggio, concedendo e chiedendo quartiere in vece di dar sfogo al peggio dell'animo selvaggio.
Gli parve che quelle ultime parole facessero spirare una
brezza pi pulita tra le corazze immobili.
Adesso vediamo, ors!
Gli ufficiali conversero al centro, presso le insegne accanto al capitano. Con rapidi comandi misero in movimento gli uomini: la grande piazza d'arme avrebbe potuto ospitare molti pi reparti e quella mattina la compagnia si era schierata stretta, occupandone un quarto solamente. Cos, agli ordini, i quadrati si scomposero caoticamente in una folla in mesto movimento, lo sferragliare sordo delle corazze riemp l'aria uccidendo il silenzio, mentre gli uomini si dirigevano ciascuno a prendere il proprio posto a destra o a sinistra delle insegne, che volessero restare in citt o si fossero risolti ad accamparsi con gli assedianti. Alla fine, la maggior parte degli uomini, specie i cavalleggeri, erano sul lato designato per assediare e solo un quarto della compagnia si era posto a difesa delle mura.
Orso pass rapidamente in rassegna, con lo sguardo, i ranghi schierati, pieni di lacune da ciascuna delle due parti; sent una stretta nel petto nel vedere uomini come Cacciatore e Argo nella parte opposta a quella che sarebbe andato a prendere lui stesso, ma sapeva di non poter pretendere dai Numi di avere tutti i propri soldati compatti con lui, senza che li sforzasse con un ordine. Del resto la maggior parte di coloro che avevano deciso di restare in citt avevano famiglie o affetti che non avrebbero voluto lasciare indifesi, in bala delle incognite della guerra.
Con un cenno, fece schierare anche gli ufficiali, dei quali gi conosceva l'orientamento per aver discusso con loro nelle sere precedenti.
Avete deciso. Bene. La bandiera rimarr ancora al suo
posto fintanto che questo campo vivr e la guerra non sar su di noi, cos voi stessi resterete ai vostri posti fintanto che la Compagnia non dovr smobilitare. In quel momento, non prima, saprete con certezza da che parte si volger la bandiera e chi non sar sotto di essa conoscer il colonnello sotto il quale schierarsi ed elegger il proprio comandante. Da subito, oggi stesso, tutti assieme prepareremo l'accampamento d'assedio, l, indic con il braccio oltre la cresta della collina provocandosi una fitta di dolore, oltre Girapoggio presso il Pian de' Giullari.
Gli uomini non mossero un ciglio.
Squarciabattaglia!
Un'ora dopo l'adunata mattutina, Orso si trovava nel padiglione comando a ispezionare i piani che Formica aveva redatto per l'allestimento del nuovo campo. Sulla mappa delle colline era stato disegnato con un tratto nero un quadrato dentro il quale si scorgevano decine di dettagli tracciati con minuzia, tanto che pareva gi cosa fatta.
Un gruppo di uomini stagli la propria ombra contro l'entrata, tanto che gli ufficiali alzarono gli occhi interrotti da quella discrezione.
Che c'? domand secco Paride, Non avete ordini?
Orso si appoggiava un poco a una sedia per non gravare tutto il proprio peso sul dolore delle costole ed era piuttosto grato che il luogotenente si prendesse la briga di far la voce grossa. Sulla soglia c'era Cacciatore assieme a Zoofilo; Malanima, Grigio, e altri li tallonavano un passo indietro.
Nessun ordine che non abbiamo gi assolto, Paride.
L'incursore non aveva da dare deferenza a nessuno, se non al capitano o al Gran Diavolo in persona, si fosse mai preso il disturbo di tornare dall'Averno per lui. Abbiamo una questione per il capitano, ma non solo. Direi che  una faccenda per tutti noi.
Entrate e chiudete. disse semplicemente Orso, senza tono di comando, gi intuendo dove volessero andare a parare quei soldati.
Appena tutti, Orso cont sedici uomini, ebbero trovato posto nell'ampio padiglione Cacciatore prese a parlare: Ci domandavamo se non ci fosse qualcosa nei piani del capitano, qualcosa che potesse essere argomento e prova per la coesione della truppa, cio di tutti noi.
Che vuoi dire? Non ci girare attorno; qui non siamo a far cortesie.
Va bene, Orso. Sai che io voglio restare a difendere la mia citt, come anche Orco e gli altri; c' chi sente di doversi mettere a tirar cannonate alle nostre mura. Ma altri ancora, come Argo ad esempio, non hanno preso parte per questioni di politica, ma per l'amicizia con i propri commilitoni.
Questo  logico e inevitabile, Cacciatore. Se fosse stata una scelta semplice l'avrei comandata io stesso.
Lo so. Ti conosco da anni, capitano, da quando stavi a rimestar minestre per sfamarci tutti mattina e sera.
Cosa che, mi pare, sia stata sempre portata a segno con perizia.
Mai lamentato della mensa!
Dai! Sputa il rospo, allora.
Noi crediamo che non si debba diventar nemici tra di
noi, nonostante si vada a farci la guerra:  solo il Mestiere.
Verissimo. conferm Orso.
Ma... ci piacerebbe temprare questa convinzione con un'impresa provante: che sforzi il vincolo della Fratellanza e ci metta gli uni nelle mani degli altri per la miglior riuscita e per portare a casa la pellaccia. la voce di Cacciatore si era fatta ferina, gli sguardi degli altri si erano accesi d'eccitazione e qualcuno aveva pure sfoderato un ghigno pregustando l'eccitazione dell'avventura.
Un'operazione temeraria senza tener conto delle divisioni di stamani?
Proprio questo. Anzi! Tenendo conto dell'appello e mettendo a ruolo squadre assortite, con assedianti e assediati assieme.
Orso scorse gli sguardi di tutti, anche dei suoi luogotenenti, trovando la medesima determinata eccitazione in ciascuno.
Che siate maledetti dall'Averno, ch gli eroi che l ci attendono non possono tornare a proprio piacimento per condividere questa vostra follia. Siete proprio stati allattati dal Gran Diavolo in persona, voialtri! Nemmeno fosse stato una scrofa dalle cento mammelle!
Sappi che non ti stiamo chiedendo licenza di farlo, solo un comando e un piano per avviare l'impresa. N io potrei pensare di fermarvi. Solo l'invidia di non potermi mettere all'impresa con voi mi fa lacrimare il cuore. Sia! Ma mordete il freno: gli auspici sono potenti, ma ancora misteriosi. Vi chiedo un poco di pazienza, due o tre giorni al pi, ch attendo uno zefiro che mi porti i doni di
Mercurio. Daremo qualche buona staffilata a chi ci vuole male, per farci ribollire il sangue nelle vene. Abbiamo seminato bene in questi pochi giorni, sta giungendo il tempo di raccogliere i primi frutti.
Hai gi, dunque, una birbonata in mente? Da quando il vento della Guerra ci ha menato contro queste mura, Cacciatore. Una birbonata grossa, che smuova i cardini stessi delle porte dell'Averno.
Il capitano lasci che l'entusiasmo degli uomini si sfogasse un poco prima di riprendere la parola con tono cospiratorio: Ascoltate: fate sapere in giro che la compagnia si divider nella prossima guerra, non fatene un segreto, anzi ! Dite pure che ci sono dissapori e divisioni tra di noi, in modo che chi ha orecchie possa dubitare della nostra energia. Domani sera prendete tutti un tavolo in qualche osteria e offrite un paio di bottiglie. gli uomini sorrisero, qualcuno ammicc significativamente. Diamine! Vi munir di uno scudo a testa per non farvi passar da squattrinati.
Applausi e risate accolsero quella strategica regalia.
Cos farete e di pi la sera dopo, nella quale tutta la citt sar in festa per l'arrivo del signor Malatesta Baglioni. In queste notti ci faremo l'idea di dove e come agire, ch sono sicuro saprete riconoscere tra i beoni chi star con le orecchie tese ad ascoltare le vostre ciance. Domani sorteggeremo la prima squadra.
Sar dura, capitano.
Che vuoi dire, Diamante?
Sar dura tener fuori anche solo uno di noi da questa impresa. gli altri annuirono, complici.
Prega Fortuna, allora. Che ti sia propizia ed esaudisca il tuo volere.
Lo faremo tutti, mi sa.
...
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17 Settembre 1529. Sera, palazzo Tornabuoni.
Di come un fuggitivo trovi asilo da un vecchio amico e ne abbia conforto inatteso.
...
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...
Nero pos la lucerna sul tavolo, schermandola in modo che non gli gettasse luce attorno prima di aprire la finestrucola del portone. I suoi occhi avvezzi alle ombre della citt individuarono la figura che stava un passo lontana dall'uscio per farsi vedere meglio; le luci che occhieggiavano dalle grandi finestre degli Strozzi non lasciavano la strada completamente in bala delle tenebre.
Braccio! Ti apro subito. diede la voce Nero riconoscendo a fatica l'amico, Vieni, entra alla svelta che devo tener serrato l'uscio.
Armeggiando un poco, il bravo richiuse bene il portone e gett un nuovo sguardo fuori per sincerarsi che non ci fosse nessun altro in giro prima di ravvivare la lucerna.
Fatti un po' vedere. Ma come diavolo vai in giro vestito?
L'alfiere non era proprio nei suoi cenci: una mantella corta allacciata sotto il collo, ch non aveva cordone per essere portata convenientemente ad armacollo, copriva un farsetto di pannetto azzurro, lasciando spuntare da sotto un paio di brache chiare di maglia, del tipo che vestivano i paggi dei palazzi eleganti. Non aveva n cappello in testa, n spada al fianco; la cintura lunga e sottile reggeva solo un borsello minuscolo.
Un sorriso tirato si sforz di comparire sul viso di Braccio: Grazie per l'accoglienza, vecchia canaglia. Hai un posto decente dove farmi sedere per qualche ora? Ma certo! Che maniere che ho! Vieni, su: andiamo in casa.
Percorsero velocemente l'androne e il cortile del grande palazzo; poche luci mandavano riflessi dalle finestre sull'interno ma un certo rumore di attivit echeggiava discreto ma incessante. Due grossi mastini si avvicinarono ad annusare l'ospite, disinteressandosi subito a lui vista la presenza di Nero.
Entrati in una stanza al primo piano, Nero fece accomodare l'altro in una poltrona mentre versava il vino. L'ambiente era ingombro di mobili smontati, come se fosse un magazzino, anche se era fornito di quanto serviva per essere abitabile.
Non fare caso al macello: i Tornabuoni si sono dati, ma mi hanno lasciato il compito di metter via la loro roba prima che quegli straccioni dei piagnoni vengano a saccheggiare il palazzo. Ho un pugno di manovali fidati che smontano i mobili e poi li porto gi io, dove so che non li troveranno facilmente.
Ci deve essere un mucchio di roba preziosa. Braccio contribu distrattamente alla conversazione.
Non pi. A meno che non ti piacciano i grossi pezzi d'arredamento. Oro e gioielli se li sono portati via in un paio di bauli, la roba pi ingombrante l'abbiamo gi messa a posto. Ormai manca poco lavoro da fare. Giusto trovare il sistema di mettere al sicuro quei dannati limoni rari, ch non  mica facile portare in giro discretamente duemilacinquecento libbre di vaso.
Braccio si sforz di sorridere sorseggiando il vino senza trarne il calore che avrebbe dovuto.
Nero lo guard meglio alla luce delle candele che bruciava con generosit in quel suo rifugio: Sei proprio conciato, sai? Ti vedo smagrito dall'ultima volta che ci siamo incrociati. Sar questo vestito da scemo, ma dove sono finiti i muscoli del nostro alfiere?
Istintivamente Braccio si tast addosso: Non mi muovo granch ultimamente, sai: la vita di citt... Stronzate! Guarda me: il modo e il tempo lo trovo per mantenere l'abitudine, anche senza mai uscire di casa. Te sei proprio sciupato, anche in viso. Mangi abbastanza, almeno?
Non ho molta fame in questi giorni. le parole uscirono flebili, quasi una scusa mormorata.
Nero si zitt un poco, vers altro vino e incoraggi il suo ospite a vuotare la propria coppa. A quell'ora di buio, un commilitone sperduto non bussa alla porta di un bravaccio per non raccontare la propria storia.
Forza. Adesso bevi un'altra buona coppa di questo vino vecchio, che tanto ha fatto il suo tempo e va goduto. Poi mi dici che carogna ti sta masticando la vita, ch non mi capacito di vederti in questo stato.
Braccio obbed meccanicamente; si fece pregare un altro poco, costringendo Nero a riempire la coppa ancora un paio di volte prima di trovare il calore della voce.
Sai che sto in citt adesso, no? Ho lasciato la Compagnia.
Che cazzo dici?! salt su Nero, Non mi prendere per il culo!
Davvero, davvero. Braccio alz le mani quasi a proteggersi, Non potevo continuare a stare al campo, ch la mia donna usciva pazza ogni volta.
Hai mollato Orso per stare con la strega rossa? Caspita! Deve essere davvero brava!
Una smorfia che poteva essere un sorriso pass sul viso di Braccio: Lei ha avuto una vita dura.  una...  una pittrice, sai? Anche molto brava.
Una donna che dipinge? Mah! Dove andremo a finire? Di questo passo vedremo gli asini fare il notaro.
Non dire cos, Nero. Non la conosci. Il talento pu toccare anche a una donna, sai? Anche se pensi che sia bizzarro, non sarebbe la prima nella storia a surclassare molti uomini nell'Arte.
Va bene. Ma non andare troppo in alto con queste lodi. Hai altro da cavarti di dentro.
Lei ha bisogno di essere difesa. Ha bisogno di me. Gi in questo ultimo mese siamo stati assediati in casa pi volte.
Persino dai bravacci del Bandini! ironizz Nero. Capisci, no? Se non ci fossi stato io, l'avrebbero gi tirata fuori di casa con la forza e... Braccio esit, non riusciva a dare parola alle immagini sanguinose che seguivano quell'idea, Insomma: hai capito, no?
Quindi hai detto a Orso che lasciavi la Compagnia per venire a fare il cittadino.
In effetti  stato lui a congedarmi. O meglio: a darmi una licenza a tempo indefinito.
Vecchio stronzo. Non ti ha mica mollato, allora.
Cosa?
Bah! Tanto conosco te, quanto lui! Ti avesse congedato, sarebbe stato un suo gesto e non avresti modo di tornare. Cos ti ha lasciato tutto il peso della scelta, ma anche la porta socchiusa.
Qualcosa di usato e familiare si affacci al cuore di Braccio sentendo quelle parole: Ma io devo stare con Artemisia. Non posso tornare al campo.
No, certo. Assent Nero lasciando cadere la cosa per sentire il resto del racconto, Quindi stai come Amore nel talamo della tua bella.
Vabb, non  mica cos semplice. Ci sono molte cose da fare, molti problemi ogni giorno.
Lei  dolce e calda con te?
Direi pi... fragile come un uccellino. Ma anche forte, quando serve.
Ma il tuo aspetto mi dice che ci sono pi problemi sulle tue spalle in quella casa di quanti ne aveva l'alfiere al campo militare.
Braccio si fiss per un po' le mani, svuot un altro paio
di coppe e alla fine trov il verso di mettere in fila i pensieri e dar loro voce: Sai, lei ha ormai paura di tutto. Della guerra che incombe, specie da quando si sa che siamo davvero sotto assedio; della gente fuori per strada, dei vicini. Ha paura che mi attacchino e che io non torni in casa se esco, tanto che non esco mai; mandiamo il servitore muto al mercato sperando che non lo prendano prigione per costringerci ad uscire.
Ma stasera sei uscito.
Non ce la facevo pi, Nero. Braccio fiss i propri occhi arrossati in quelli del bravo, Ho aspettato che dormisse, sono scivolato fuori dal letto come faccio tutte le notti; di solito lei si desta e mi chiama, mi cerca finch non torno da lei. Ogni notte. Ma stasera sono riuscito a non farmi sentire. Forse Minerva o Morfeo mi hanno voluto aiutare. Cos sono sceso e uscito in strada.
Cacchio! Parli da prigioniero.
Oh! Forse lo sono davvero. Prigioniero dell'amore e della pena. Non sapevo nemmeno dove andare. Ho camminato un po', respirando l'aria aperta che non sa di pittura. Sono passato dalle scuderie dove ho lasciato Vanir: anche lui sta impazzendo, ch nessuno lo avvicina pi e non sgamba da un pezzo.
Povera bestia!
Lo ho strigliato. Volevo quasi restare l, dormire nella paglia come quando si stava fuori in guerriglia. Ti ricordi?
Come no? gli fece eco Nero: Quelle maledette notti all'addiaccio tra la neve, a scaldarsi stringendosi con i cavalli. Maledetto Orso! Lui e le sue tattiche di corsa!
Ritrovarono un angolo di quiete cameratesca mentre rimembravano quei giorni che parevano lontani secoli; gli espedienti per giungere sul nemico all'improvviso all'alba, sbucando dalla nebbia e tornando a fuggire prima che il sole d'inverno la sciogliesse. Le notti di veglia trascorse in armatura, seduti tra le zampe dei corsieri per ripararsi dalla neve. L'esaltazione della prima salva di pistolettate, lo sgomento degli alamanni che si vedevano assaliti.
Insomma! Per non potevo nemmeno restare li, senza risolvere nulla. Cos mi sono rammentato di te e del tuo invito.
Casa mia  casa tua, quando vuoi.
Anche se non  casa tua?
Soprattutto per questo! risero vuotando e riempiendo le coppe.
Cos sono arrivato a bussarti alla porta. Fine della storia.
Aspetta, aspetta. Questa  la storia di stanotte. Ma non mi spieghi perch stai conciato come uno scemo, uno scemo affamato per giunta.
Vabb, dai. Lo hai capito, no? Non  che proprio sta andando come credevo. Non  tutto amore e giubilo. Ci sono problemi, ma li affronto ogni giorno e li risolvo.
Fammi indovinare: te li risolvi e lei  bravissima a trovarne altri.
Ma cosa? Non direi cos...  un periodo difficile e ci sono un po' di cose rimaste indietro. Poi un po'  colpa mia.
Colpa tua?
Se non fossi l, magari la gente non farebbe caso a
lei.
Ma se mi hai detto che la volevano linciare?
S... ma alla fine si sono un po' incattiviti da quando sto da lei. Prima non le davano fastidio, forse sapere che c' un soldato in casa preoccupa i vicini. Sai come sono i cittadini, no?
Stai trovando solo scuse, Braccio. I cittadini si mettono zitti quando fai vedere loro una lama. Ti dir di pi: sono pure contenti se sanno che un bravo abita alla porta accanto, ch vuol dire che il quartiere ha una spada a difenderlo. Ho gi visto pi di un buon uomo soccombere sotto le grinfie di una stronza cos. No! Non fare l'offeso. Siamo in casa mia e dico quello che voglio. Poi abbiamo bevuto abbastanza per farlo. Stai zitto un minuto. Quella ti sta ciucciando il corpo e l'animo: te lo dice Nero. Mollala! Lasciala l. Rimettiti il Cremisi e torna da Orso. Non avrai mai migliore amico di lui, fidati di me.
Ma no, dai... non  cos.
A proposito: dove hai messo l'abito? Ch vestito cos non ti si pu guardare proprio.
Non c' pi.
Cosa? Che cacchio dici?
L'abito, non c' pi. Lei lo ha...
Che ha fatto?
Era spaventata, capisci? Dopo lo scontro con voialtri. Per qualche giorno ho lasciato l'abito a portata di mano, pronto a mettermelo per uscire di nuovo a fare coltellate... una mattina mi sono svegliato con un odore strano nell'aria. Lei aveva gettato tutto nella stufa, di sotto.
No!
L'abito, gli stivali... persino la berretta con le spille. Non ho salvato nulla. una lacrima scese dagli occhi avvinazzati di Braccio tracciandogli un rigo amaro fino alla bocca, Anche le lame, rovinate dal fuoco, inservibili.
Questo  sacrilegio! Lei non ti ama: ti vuole per s. Ti stai facendo avvelenare dalla sua stessa paura. Vedi? Una donna che riesce a fare queste cose non  debole,  forte e determinata. Te ti sei fatto mettere i piedi in testa, ch non ti devo neanche chiedere se l'hai battuta, vero? Certo che non lo hai fatto!
Non posso farle del male! Lei non lo ha fatto per commettere sacrilegio al Cremisi, lo ha fatto per paura. Ogni cosa che le porta alla mente la violenza la terrorizza.
Ma le tue membra guerriere non la terrorizzavano, vero? Le piaceva avere nel letto il possente alfiere delle Bande Nere, vero?
Non esagerare, Nero.
Non mi dire come parlare in casa mia, ragazzino. gli ricord ancora il veterano alzando il tono per provocarlo.
Non sono un ragazzino! salt su Braccio malfermo per il troppo bere.
Allora comportati da uomo! Pezzo di salame! Lascia quella strega o deciditi a batterla e metterla al suo posto. Ritrova la fierezza dello sguardo e il coraggio di te stesso. Mi fa uno schifo vederti conciato cos che ti prenderei a schiaffi io, qui, come fossi tu una donnetta bisbetica, se non portassi rispetto a quello che eri e non sperassi di vederti di nuovo in sella.
Braccio fiss il bravo tremando di dolore, indignazione e rabbia. Alla fine cedette, il limite del suo animo si ruppe
e le lacrime sgorgarono tra i singhiozzi mentre si accasciava nella poltrona reggendosi il viso tra le mani.
Ora va bene. disse Nero con voce piana: Adesso piangi. Poi bevi un altro poco, cos siamo sicuri che raggiungi per bene il fondo. Dopo usciamo: ti porto in un posto dove sanno curare le ferite dell'animo e del corpo. Vedrai: se non ti rimette in sella questa notte, nulla potr farlo.
...
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...
17 Settembre 1529. Tenebre, nel Deserto.
Di una battaglia tra forze terribili e terribili eroi.
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Le ore di febbricitante incoscienza non avevano nulla a che spartire con il sonno; il prigioniero giaceva nudo, raggomitolato su se stesso, sempre stretto dai ferri, sulle antiche pietre della stanza sotterranea. Le lugubri torce d'osso ardevano lentamente, gettando una luce malsana che non lasciava spazio per l'oblio. Le voci ormai familiari dei suoi carcerieri erano l'unico indizio del trascorrere del tempo; il cibo e l'acqua avevano cessato di essere una necessit: l'unica fame che sentiva era quella del demone, che lo puniva infliggendogli parossismi di sofferenza azzannandogli il fegato, lo stomaco, i polmoni, il cranio stesso.
In quella prigionia si era aggrappato alla forza temprata in mesi di durissimo addestramento, aveva messo in atto tutti gli espedienti e le tecniche che gli erano state insegnate per ingannare, resistere, dominare se stesso e i carcerieri; aveva fatto leva su quel sapere per resistere allo strazio della privazione, alla fame del demone, ma questo, invece che indebolirsi, si era fatto arrogante, prepotente, gli infliggeva sadico dolore esigendo il nettare estatico di cui si nutriva.
Lo avessero torturato, almeno, avrebbe avuto altra sofferenza di cui occuparsi. Lo avessero ucciso sarebbe gi ai Cancelli del Cielo, pronto per la propria ricompensa. Invece i pagani si contentavano di lasciarlo soffrire delle proprie pene, senza mostrargli di essere odiosamente crudeli n di essergli, in definitiva, ostili, non avendogli fatto mancare il necessario.
Non soltanto dove la terra  riarsa, il sole cocente e niente vive se non ha squame e striscia sul ventre si trova il deserto. Anche sull'oceano d'acqua il navigatore solitario si trova nel deserto, al pari del viandante nei boschi selvaggi delle Alpi o dello straniero nella pi grande delle citt.
Il nulla attorno, il niente delle relazioni, l'essere esclusi dai propri simili, da coloro che condividono gli stessi miti, gli stessi princpi, la stessa morale prima ancora della stessa lingua: questo significa essere nel deserto.
L'uomo si trovava solo e dimentico in una tal fatta di deserto.
Dimentico di ogni cosa, sperso in una gelida nebbia ronzante, faticava ad aggrapparsi a insignificanti frammenti di ricordi per sfuggire al panico; a fatica, a tratti soltanto, rammentava un nome: pi il sapore di un'identit che una sequenza di suoni.
La corrente del Lete gli scorreva indosso, dilavando impietosamente ogni cosa; vagamente aveva coscienza della pietra scabra sotto il suo corpo nudo, del dolore che gli procuravano le piaghe, la sete, la fame, il desiderio. Quelle sensazioni gli dicevano che era ancora vivo, che i cancelli dell'aldil non si erano ancora schiusi per lui, che la bilancia era ancora in bilico; tuttavia sentiva tutto come distante, come se non gli appartenesse ma ne fosse partecipe per interposta persona, come fosse lui stesso vicario fruitore di un'esistenza non sua.
Ma quel rivolo d'oblio non era un corso benedetto cui potesse affidarsi per trovar pace; nella tenebra si asciug scorrendogli via tra le dita, si inarc in una terribile risacca mugghiante che esigeva da lui ogni stilla di memoria.
Quando l'uomo trov nella disperazione la scintilla di forza per resistere, aggrappandosi a quell'ultimo profumo che ancora restava, fremente come la corda di uno strumento, della sua propria identit, allora la risacca si fece onda rabbiosa, impennata sopra di lui a schiantarsi, carica di tutto il rimorso che la sua vita ancor giovane possedeva.
Pi potente dell'oblio, quella marea tentava di dilaniarlo scagliandogli addosso i relitti di un'esistenza spesa nella violenza e nell'autocompiacimento. Privo ormai del vigore, da giorni deprivato del sostentamento alchemico che sosteneva quella magia, si trov ad annaspare, urlando per scacciare i fantasmi di cento omicidi, piangendo lacrime che non credeva pi di poter stillare per il dolore che pareva squarciargli il petto da dentro.
L'onda lo trascinava nelle tenebre, risucchiata da condotti ctonii bramosi di inghiottirlo e privarlo per sempre
della luce, non per annientarlo, ma per straziarlo in eterno nella sofferenza. Le braccia del demone eruppero dalla roccia, afferrandolo con gli artigli grifagni; la testa cornuta emerse a schernirlo, facendo saettare una lingua viscida a lambire le sue guance: aveva il volto stesso dell'uomo, ma gli occhi che lo fissavano erano di una tenebra antica e risucchiavano il coraggio dal cuore mortale come un abisso di disperazione. Di rado l'uomo aveva esperito quel tocco prima di quella prigionia, mai in maniera cos terribile: il demone si saziava nell'estasi del pharmaco ma divorava l'anima dell'uomo se non aveva di che nutrirsi altrimenti.
Il tempo  scorso, il patto  chiuso:  ora di saldare i tuoi debiti. rimbomb la voce roca, echeggiando ovunque sotto la pietra.
Con forza irresistibile il demone traeva l'uomo a s; gli si opponeva solo il disperato desiderio di vivere un giorno in pi, di far pendere la bilancia dal lato giusto.
L'uomo, spogliato ormai di tutto, straziato dai graffi del rimorso, percosso dal rimpianto, scosso dalla paura, volse gli occhi in alto, alle nubi gonfie che si chiudevano incombenti riflettendo l'albedo vermiglio; cerc una speranza di chiarore, una luce limpida che potesse squarciare quella prigione in cui lo stavano trascinando, scagli un dardo di disperazione in forma di prece, gli occhi lucidi che trattenevano l'ultima stilla di s.
Senza farsi attendere oltre, la risposta gli piovve addosso spezzando la sofferenza di quel martirio: un turbine scosse le nubi, risucchiandole in alto, perforandone la coltre. La luce limpida sgorg invincibile sul supplicante, confortandone il cuore e riaccendendo la fiamma del coraggio.
La forza del demone era fame e terrore, la sua ancora l'Inferno del rimorso nel quale stava immerso dalla vita in gi; l'uomo poteva a malapena resistere quel trarre mentre udiva come mille latrati la risata del nemico schernire i suoi tentativi.
L'uomo vide le grandi ali di un angelo armato di luce discendere verso di lui sui raggi di quel sole fulgido che teneva a bada le tenebre; si arrest lontano solo poche braccia, brandendo la lancia e lo scudo, l'elmo foggiato come la testa di un leone incuteva il timore della fede in chiunque gli si opponesse.
Il demone si ritraeva dalla luce, ma non allentava la presa, non demordeva dal trascinare l'uomo nella dannazione; l'angelo pareva impotente a entrare in quel conflitto, nonostante la supplica negli occhi dell'uomo. Non un soccorso, non un aiuto, non un intervento divino poteva salvarlo dal suo stesso peccato. Le grandi ali dominavano il fiato stigeo, facendo volteggiare quell'essere di purezza appena fuori dalla portata del conflitto. L'uomo lo fissava attraverso lacrime di disperazione: la sua salvezza pareva cos prossima eppure cos restia a intervenire.
Il demone rise, le bocche dell'Inferno gorgogliarono un'immonda parodia di scherno spirando raffiche arroganti che costrinsero l'angelo indietro, lontano dal nemico, incapace di recuperare terreno.
Il supplice lasci che il demone strappasse dalle sue carni anche il dubbio, lasci sgorgare il proprio timore a nutrire quella fauce ingorda finch non se ne sent svuotato, lasci andare anche le ultime vestigia di desiderio e di
autocompiacimento, che scorsero come rivoli di sangue sulle mani artigliate spargendosi su quel terreno avido e perdendosi nella risacca. Svuotato di tutto, sapeva di non poter pretendere una misericordia che non si fosse guadagnato, protese una mano verso l'angelo chiedendogli la sua arma.
La lancia piovve come una saetta, squarciando il petto del demone che ulul il suo dolore con mille voci irose. L'uomo si sent pervaso dalla forza implacabile della rettitudine, sollev di nuovo la mano per affondare un'altra volta la lancia nell'avversario, ma dal torace ferito usc rapidissima la testa del Drago ad azzannarlo. Il morso della bestia era puro terrore: l'uomo dovette far forza per
allontanare le fauci dalla sua carne e usare il grande scudo per proteggersi da un nuovo assalto.
La lancia trov ancora le carni del demone, una nuova testa usc enorme dalla ferita, minacciando di ghermire l'uomo al fianco; questi la trafisse e la tranci con un colpo; la punta affilata fendeva le carni immonde come la prua di un vascello fende le onde. La testa serpentina cadde sul terreno fetido contorcendosi, fu subito corrotta di vermi e insetti, ingoiata dall'oblio; ma altre due uscirono dal corpo del demone, rinnovando l'assedio alla corazza lucente che l'uomo vestiva.
Combatterono una battaglia in cui la fame infinita dell'avversario si armava con il dolore delle pi turpi paure dell'uomo, per s armato di luce e rettitudine. Ogni volta che la lancia trovava il bersaglio, una nuova testa scaturiva dalle carni putride; ogni volta che una testa cadeva trafitta o tagliata, un'altra si aggiungeva alla lotta rinnovando l'assalto.
Le mani del demone continuavano a trattenere l'uomo, a trascinarlo verso la bocca dell'abisso oltre il quale ci poteva essere solo oblio e dannazione. Armato della panoplia angelica, questi si sentiva animato da un fuoco sacro, ma al contempo condannato a una lotta infinita, in una spirale frustrante di vittorie e contrattacchi.
La luce era la sua unica via di salvezza; tentare di vincere la battaglia per quel deserto di pietra era sprecare la benedizione divina. L'uomo accolse completamente il dono dell'angelo, spieg le possenti ali assaporando l'esaltante sensazione di potenza che quell'atto portava con s: si sollev come se la luce stessa lo chiamasse in alto, staccandosi dal suolo, rinunciando a ogni legame e alla falsa sicurezza che i suoi piedi mortali anelavano.
La forza del demone perse gran parte della sua arroganza, le mani continuarono ad artigliare le carni dell'uomo ma le fauci del Drago non attaccavano con la stessa determinazione, all'improvviso abbagliate dal fulgore di quelle ali spiegate; quando la lancia cal di nuovo, il demone ulul in agonia e moll la presa, lasciando alfine l'uomo sollevarsi in alto e immergersi nella luce salvifica.
Guardando gi, il mortale vide l'angelo guerriero cui aveva preso le ali portare avanti la battaglia, affiancato da due Marzocchi che azzannavano le spire del Drago mentre la lancia sconfiggeva una volta per tutte il demone e lo ricacciava ancora affamato e ululante nell'abisso, lasciando libero l'uomo di ascendere verso la luce salvifica.
Un sonno profondo e senza sogni, il primo in tutti quei
giorni, lo accolse; solo dopo molte ore, la sete e il freddo lo costrinsero a destarsi. La luce delle torce d'osso scandiva le solite ombre senza sembrargli pi cos macabra, l'uomo di guardia lo fissava con la solita espressione che non gli pareva pi cos sprezzante.
Il prigioniero trov la botticella dell'acqua, ne bevve come se non avesse avuto altro che fiele per dissetarsi in vita sua; poi si lav di dosso il lezzo della prigionia, lavandosi con lentezza e cura, trasalendo quando i ferri, muovendosi, gli aprivano le piaghe sui polsi, sorridendo per la benedizione di quel dolore che poteva provare senza pi il demone del pharmaco a ottundere i suoi sensi.
D'improvviso si sent nudo, un'umana pudicizia gli percorse la pelle: si ramment vagamente della tunica che gli avevano dato, la trov l vicino, intonsa e ancora ripiegata, la indoss assaporando la sensazione della tela ruvida sulla pelle, ritrovando un poco di umanit in quell'atto banale.
Ancora assetato, nello spirito ma non nel corpo, rimand a pi tardi di mangiare, certo che non gli avrebbero negato quello che gli avevano offerto per giorni, si volse verso l'angolo della cella dove si inginocchi e inizi a pregare grato il suo Dio che lo aveva voluto salvo da quella terribile prova.
...
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17 Settembre 1529. Notte, agli Antichi Balnea.
Di come Braccio scopra suo malgrado il volto degli Di e si disponga ad inattesi ausilii.
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Un po' sorreggendolo, un po' sostenendolo a seconda di quanto Bacco si divertisse a confondere i piedi e ammollare le gambe dell'alfiere, Nero condusse Braccio per le strette calli fino alla porticciuola anonima nascosta nell'oscurit del chiassetto sul retro degli Antichi Balnea.
Pag per lui l'obolo e lo lasci affidato alle cure di Barduccio con qualche raccomandazione.
Braccio rischi pi volte di passare dalle mani di Bacco all'abbraccio di Morfeo anche mentre veniva aiutato a svestirsi e strigliato da gesti esperti. Si riprese dopo un tempo che non poteva aver misurato, immerso nell'acqua tiepida e profumata di una vasca, lo sguardo perso tra le cortine candide drappeggiate sopra di lui nella famigliare forma di
una tenda; mani forti e assieme delicate gli massaggiavano le spalle e il collo, resuscitandolo alla coscienza.
Dove mi trovo? chiese alle mani quando la lingua impastata dal troppo vino riusc a ritrovare la propria funzione, Che ora ?
Sei nella stanza delle erbe degli Antichi Balnea, cavaliere Fiore de' Neri. la voce calma di Anceste gli rispose da vicino l'orecchio, facendolo sussultare un poco; la sicurezza femminile di quella voce che conosceva il suo nome dava alle mani che toccavano Braccio un significato diverso dalla sensazione subita nell'oblio. Non ti preoccupare: questo  il posto nel quale si cura il corpo e l'animo.
Devo andare.  tardi...
Le mani non dovettero fare sforzo per trattenerlo, solo premere un poco in una certa maniera sulle spalle anelanti attenzione, tanto da indurre in tutto il corpo una rilassatezza figlia del desiderio di restare sotto quelle cure. Non pensare al tempo, adesso.  una preoccupazione che non compete a questo luogo.
La voce della sacerdotessa di Afrodite inizi a cantare una mala, una melodia bassa e dolce che aveva il potere di tenere Crono fuori dalla stanza e far galleggiare i pensieri nelle acque tiepide del bagno in modo che non gravassero con la loro ansia sul corpo. L'incanto si protrasse finch Braccio non si ricongiunse con se stesso, con la sensazione di aver navigato a lungo diviso in parti diverse ma risonanti, aver solcato i mari del sogno senza che gli rimanesse addosso altro che il sapore di un ricordo, fino a ricongiungersi con il s che attendeva nel vero sonno del corpo immerso nel bagno.
Fantastico. si trov a mormorare rilassato e rinfrancato al contempo.
I complimenti sono sempre bene accetti nella casa di Afrodite. scherz Anceste smettendo di prendersi cura di lui e andando a sedersi sul bordo della vasca in modo che si guardassero in viso.
Braccio si trov a contemplare la bellezza perfetta della sacerdotessa, velata dal lino bianco che non poteva celare le sue forme; aveva il volto di mille donne e lo sguardo della Da, nella luce delle candele i suoi capelli neri restituivano i riflessi di tutti i colori.
Nel momento in cui l'alfiere si scopr a desiderarla, lei gli sorrise e gli impose un gesto fermo, come se avesse sentito il movimento del suo animo e lo avesse placato.
Non sei qui per onorare la Da, guerriero. Ma per guarire dal tuo male.
Sto bene. ribatt senza enfasi Braccio, Avevo solo bevuto un po' troppo con un amico. Si guard attorno un poco smarrito alla ricerca di un segno che gli dicesse come fosse giunto l o dove fosse finito Nero.
Menti a te stesso, ch a me non puoi farlo. Anceste lo osserv esperta, sapeva bene che quelle membra avevano posato per il Marte alato che aveva nella stanza del Drago e non poteva ignorare le differenze: la muscolatura era pi tesa, meno arrotondata, non colmata dalla morbidezza di un corpo ben nutrito; le mani parevano invecchiate e anche gli zigomi e la mascella si mostravano maggiormente sotto la pelle. Gli occhi incavati di Braccio la fissavano da un volto che non conosceva forbici e rasoio da diverse settimane.
L'alfiere distolse lo sguardo istintivamente da quell'esame silenzioso e cerc di cambiare discorso: Come sai chi sono io? Non sono mai stato qui in vita mia. E avresti dovuto, invece. lo canzon dolcemente lei, Onorare Afrodite non sminuisce il tuo sentiero Marziale.
Non sono mai stato persona per bagni e... tutto il resto. Braccio non intendeva offendere quella donna ma cercava di mettere il proprio punto, Afrodite  signora della bellezza e dell'amore: cose di cui non mi sono mai preoccupato pi di quanto ogni altro soldato avrebbe fatto.
Te non sai nulla sulla Da, alfiere, per questo credi di non dover essere qui, n ora n mai; ma ti sbagli. Marte  un patrono duro ed esigente, la sua via  quella del conflitto con gli altri. Non credere che Afrodite sia meno esigente, che la sua via sia pi facile da seguire. Essa  la via del conflitto con se stessi.
Non capisco cosa dici, n come mai mi conosci mentre io ancora non so nulla di te.
Anceste sorrise ancora, muovendo la testa in quella maniera che ammaliava chiunque e che voleva insieme dare ragione all'altro e affermare la propria: Il mio nome  Anceste; sacerdotessa di Afrodite e del Dio Arno in questo tempio. Conosco il tuo nome e il tuo lignaggio: come le acque del grande Arno nutrono questi bagni, cos il sapere della citt passa per queste sale.
Braccio sorrise furbo dopo aver compreso l'elegante allusione: Le chiacchiere dei clienti dei bagni lasciano fior di notizie nelle orecchie che le sanno ascoltare.
Orso mi ha sempre detto che sei sveglio.
Pugnalato dal nome del capitano, Braccio sobbalz: Conosci Orso? Viene anche lui qui?
Stai pur tranquillo, ancora. Non  qui stanotte, n  stato qui negli ultimi tempi.
Noi abbiamo avuto... delle differenze.
Anceste tacque per qualche secondo, lasciando l'agitazione di Braccio svanire, poi parl con la voce ferma della sacerdotessa: Fiore de' Neri,  chiaro che sei sceso dal sentiero di Marte e che sei perduto nelle nebbie che circondano l'Averno.
L'alfiere tacque come colpito da uno schiaffo. Le cicatrici del suo animo dolevano acutamente.
Sei stato uno degli adepti pi valorosi del signore della Guerra , tuttavia non hai mai coltivato dentro di te la considerazione per gli altri Di e adesso non hai un sentiero da seguire. Sai che rischio stai correndo?
Braccio riflett un poco; non era abituato a ragionare di filosofia e faticava a comprendere le implicazioni di quel discorso. Ho lasciato la Compagnia per vivere con la mia donna. Non  forse la via di Minerva? Il suo sguardo suscit la compassione di Anceste che si mosse ad accarezzargli il viso come fosse un bimbo.
Te non sai di cosa parli. Non sai come fare a trovare l'inizio di un sentiero, senza la guida di un sacerdote. Credi di cercare la via di Minerva, ma non hai talento n iniziazione alle Arti civili.
Ma Minerva  l'Egida delle Arti: io proteggo con la mia spada l'arte...
Stai camminando nelle nebbie. lo interruppe Anceste,
Ascolta: credi di aver preso da solo un compito che solo un sacerdote pu assegnarti. Possibile che tu non conosca queste cose?
Si  sempre occupato Orso di tutto questo; io non ho mai... avuto bisogno di sapere.
Sei rimasto sul sentiero della Guerra. Lo comprendo bene. Orso avrebbe dovuto impedirti di lasciarlo; non sei in grado di camminare altrove.
Braccio riflett: il suo capitano, il suo amico non avrebbe potuto impedirgli di compiere quella scelta. Se si fosse opposto con forza o autorit avrebbe solo aperto una frattura pi profonda tra di loro: Non  colpa di Orso. Il richiamo di Amore  stato troppo forte.
Orso ha le sue responsabilit. Anche se sei un combattente cocciuto, avrebbe dovuto istruirti sulle vie degli Di e armare il tuo animo della coscienza per camminare da solo. Ora sei qui, nel luogo della guarigione. Vuoi essere aiutato a ritrovare un sentiero? Deve essere un tuo proposito, diversamente sarebbe futile.
Braccio si rilass nell'acqua profumata fissando gli occhi fermi della sacerdotessa; ogni parola di Anceste aveva senso: si sentiva smarrito come se vacillasse nella nebbia, credeva di aver scelto un sentiero diverso ma nonostante i suoi sforzi non sentiva la sintonia con gli Di che aveva governato la sua vita fino al mese prima.
Aiutami, sacerdotessa. Mi metto nelle tue mani e mi spoglio della mia volont.
Il sollievo fior sul volto di Anceste. Braccio era confuso ma non era perduto: c'era ancora la possibilit di fargli ritrovare un sentiero.
Credi negli Di?
Braccio fu stupito dalla domanda. In effetti non si era mai posto il problema n gli era in effetti mai stata posta in quei termini. Non ho mai visto Marte, ma lo ho sempre sentito vicino. Non ho mai udito la sua voce, ma lo ho sentito vibrare nelle mie membra.
Gli Di non sono creature di carne o luce, che possano agire in loco nostro. Rifletti, Fiore: hai mai udito chiedere agli Di di intervenire?
No. Essi non agiscono al posto nostro. Per ci possono rendere pi forti e dare auspici per manifestare la loro volont.
Sei sicuro? Sei sicuro che sia la volont degli Di che si manifesti negli auspici?
Cos'altro? Presagi?
Meglio dire cos: presagi. Le parole hanno potere, sceglile sempre con cura. Quando sei incerto e trai indicazioni da un auspicio,  la volont degli Di che ti guida oppure sono i tuoi dubbi che confliggono tra di loro per guidarti alla scelta migliore?
Comprendo quello che dici. No: non  la volont degli Di che si esprime, ma loro ci guidano nel trovare le nostre scelte. Cosa vuoi dirmi con questo? un dubbio timoroso stava nascendo nell'animo di Braccio come una frattura che minacciava di divenire abisso.
Anceste conosceva quella sensazione ma sapeva che affrontare quella paura era il passo fondamentale per elevare un adepto e offrirgli la possibilit di uscire dalle nebbie.
Dove risiedono gli Di? Non aver paura di pronunciare la verit.
Braccio esit, deglut, sent il timore crescere dentro di s. Riflett scartando le risposte pi ovvie, i riferimenti al mito antico, le storie semplici che si narravano ai bambini per iniziare a spiegare loro il mondo: Dentro l'animo dei sacerdoti.
La voce di Anceste vibrava di cautela: Non solo, anche in quello degli altri.
In ciascuno: ogni adepto, ogni iniziato...
In ogni persona, Fiore. In ciascuno vive l'essenza degli Di.
Ma non in chi non li conosce! Braccio si aggrapp ad un argomento semplice per non cadere completamente nel baratro.
Anceste pest quelle dita grifagne che rifiutavano il panico: Anche in chi non li ha mai sentiti, n nominati. Perfino in chi li nega e si consacra ad altri di o a un solo dio.
Braccio riflett ancora nella vertigine dell'abisso. Aveva accettato di mettersi nelle mani di Anceste e quindi di credere a ogni sua parola. Neanche per un attimo l'idea che la sacerdotessa mentisse era stata un'opzione. Il dubbio che gli Di non fossero esseri reali, in agguato ai margini della loro esistenza per intervenire, gli era stato confermato in tutta la sua scabra nudit. Accettare che esistessero, che fossero forze sensibili gli era facile: aveva avvertito pi volte fremere Marte dentro di s, anche se era sempre rimasto chiuso agli altri Di. Concepire che la loro forza risiedesse persino in chi non li accettava era un fatto duro da digerire.
Marte guida anche la mano dei cristiani, dunque?
Egli vive nelle loro membra, ma essi non lo accettano e non sanno trarre forza dalla sua essenza.
Questo ha senso. si rinfranc l'alfiere recuperando una scintilla di logica.
Senza dargli tempo di speculare, Anceste lo port su un altro gradino di quel percorso: Camminare su uno dei sentieri significa risvegliare l'essenza del Dio, sentirla, disegnarsi a sua immagine. Per farlo occorre conoscerlo, ricevere la sapienza dal sacerdote, il cui compito  guidare gli iniziati sul cammino.
Io conosco il cammino di Marte.
Ma ignori completamente gli altri.
Non ne ho mai avuto bisogno. Credevo che gli Di si potessero rivelare a chi li cercava.
Trovare la comunione con gli Di senza una guida esperta  un dono raro, una dote per pochi. Tu sei forte nella via di Marte: gli altri Di ti sono distanti, i loro sentieri difficili da trovare, per te.
Allora devo tornare alla via di Marte? Non ho altra possibilit?
Ho detto che non puoi farlo da solo. Devi avere un sacerdote che ti aiuti.
Te mi puoi aiutare?
Vorresti percorrere il sentiero di Afrodite? Braccio arross un poco, imbarazzato. La Da della Bellezza non  proprio quello che credo faccia per me. Non voglio offendere...
Non offendi. La tua ignoranza sulla Da ti porta a pensare cose che se fossi cosciente non crederesti.
Cosa vuoi dire? Non  Afrodite la patrona della bellezza femminile, della sensualit?
Come tutti, fraintendi le conseguenze con le cause. Non voglio spiegarti a parole, devi capire. Vieni.
Anceste guid Braccio ad uscire dalla vasca. Copr la sua nudit con un grande telo di lino, appuntandoglielo su entrambe le spalle in modo che cadesse libero sul corpo come un chitone. Si prese tutto il tempo per acconciare la tela, cercare l'estetica di quell'indumento semplice, permettere all'uomo di rilassarsi e trovare il portamento che le sue membra conoscevano.
Si avviarono scalzi fuori dalla stanza, sentendo con le piante nude ogni dettaglio del pavimento di cotto. Uscirono nel cortile dei Balnea, nella dolce aria della notte. I loro piedi trovarono il legno: un graticcio fitto formava il pavimento di quello spazio; tronchi di glicini e melograni spuntavano da sotto e si ergevano fino a intrecciare le loro fronde in alto, formando un soffitto vivo.
Lo scroscio delle acque giungeva da sotto i loro piedi; Braccio ebbe una vertigine avvertendo il vuoto al di sotto di quel pavimento leggero come se stessero camminando sopra una cascata, l'aria fresca alitava loro addosso sospinta dal moto delle acque.
Il cuore di Arno batte sotto i Balnea,  vita per noi.
Le finestre tutto attorno gettavano luce nel cortile; potevano osservare non visti gli ambienti dei bagni, dove anche a quell'ora della notte c'era attivit: lasciati i loro abiti, gli avventori si abbandonavano senza distinzione di ceto sociale nelle vasche. Chiacchiere, cibo, sesso erano le principali occupazioni di quelle ore. Anceste lasci indugiare Braccio ad osservare quelle scene, le voci che arrivavano smorzate dalla distanza e dai graticci aperti che fungevano da finestre, lasciando circolare fuori l'aria umida.
Osserva, Fiore. Guarda senza vergogna.
Cosa vuoi che veda?
Osserva la perfezione di quelle persone.
Non mi paiono cos perfette, sacerdotessa: sono gente ordinaria, normale.
Vero. Sono persone, uomini e donne, che camminano incerte sulla via di Afrodite, senza ancora comprenderne la natura.
Si spostarono avanti nel cortile, affacciandosi ad altre finestre.
Braccio osserv ancora: nel secondo locale le grandi vasche ospitavano altre persone, impegnate nelle stesse occupazioni notturne: Qui c' pi bellezza. si lasci sfuggire banalmente dalle labbra, Mi stai dicendo che queste sono le stanze di chi conosce il sentiero.
Stai iniziando a capire, vero? Quante donne conti, rispetto agli uomini? Quanta femminilit percepisci?
Braccio cont secondo il compito assegnatogli: c'erano tante donne quanti uomini. Anche i servitori erano sia ragazzi che giovani donne, indifferentemente impegnati nel loro lavoro.
Vedi? La Dea non preferisce la dolcezza femminile al vigore maschile.
Proseguirono ancora. Sopra di loro, attraverso le fronde una costellazione di lucerne ammiccava definendo il perimetro del primo piano. Una grande figura, una statua appoggiata sul parapetto in alto, si indovinava in quella luce.
Giunti alla fine del cortile, salirono per una scala e raggiunsero la balconata del primo piano che percorreva come il colonnato di un chiostro tutto il perimetro del cortile, le fronde intrecciate degli alberi che formavano l'illusione di un terreno.
Il chiacchierare dei bagni al piano inferiore non arrivava fino a l; le finestre degli ambienti su quel piano erano alte e pi piccole, la loro luce riverberava sulle volte affrescate ma pareva che le sale fossero pi quiete. Sul lato in cui si trovavano, le colonne della balconata erano raccordate da grandi tendaggi bianchi; le lucerne illuminavano dall'altro lato, l'aria era carica del profumo della fioritura tardiva dei glicini che si avvinghiavano ai rami dei melograni in frutto, l'aria fresca della notte settembrina si intiepidiva dei vapori dei bagni.
Braccio indovinava la presenza della statua della Da quando lo zefiro lasciava ondeggiare i tendaggi, senza poterla intendere completamente. Anceste lo guid verso destra, svoltarono l'angolo del chiostro percorrendone il periplo. Su quel lato i tendaggi erano aperti, lasciando vedere pi chiaramente la Da. Braccio ne contempl la bellezza assoluta mentre le si avvicinavano camminando piano, i piedi nudi che calcavano la morbida ruvidezza del cotto: la luce tremula delle lucerne strappava dalle forme scolpite la rotondit dei fianchi e del seno, definiva la dolce fermezza del viso, le mani parevano catturate nel movimento, le membra tornite suggerivano salute e armonia.
Non c' dubbio che la scultura sia l'Arte degli Di. la voce di Anceste era quasi un sussurro, per non disturbare la quiete della notte, La pittura descrive ci che l'occhio vede e lo ripropone tale e quale. La forma scolpita  reale
e si esprime con la luce che l'accarezza, come deve essere in tutte le cose in natura.
Braccio si sentiva un poco colpito da quell'argomento; del resto la sua donna era una pittrice di grande talento e le sue opere vibravano di un realismo vivido. Per la Da pareva davvero osservarlo sorridente da quella forma scolpita in piedi sul bordo della balconata affacciata sulle fronde dei melograni e le braccia dei glicini.
Il loro cammino li port a svoltare di nuovo attorno l'angolo del chiostro, i tendaggi si chiusero ancora, lasciando solo indovinare la sagoma della Da al di l di essi.
Hai contemplato la bellezza di Afrodite?
Ne sono colpito, sacerdotessa, ma la sento ancora tanto distante da me, per quanto abbia la bellezza di tutte le donne.
Non chiudere i tuoi occhi, adesso, e cerca di non vacillare. sorrise lei mentre svoltarono ancora attorno al cortile.
Braccio fatic a restare in piedi: dovette fermarsi e appoggiarsi alla balaustra di pietra. Dal lato destro, la stessa figura di Afrodite aveva le fattezze virili della forza: le membra parevano forti e muscolose, il torace ampio e piatto non aveva nulla di femmineo, il volto fermo e rassicurante allo stesso tempo era quello di tutti gli uomini del mondo, le mani proporzionate non possedevano la delicatezza muliebre ma le vene in rilievo ne suggerivano un vigore possente.
Ma come  possibile? Che magia  questa?
Nessuna magia se non l'aspetto della Da, o del Dio.
Anceste sorrise, Riesci a capire?
Braccio stava subendo un'epifania: la sua concezione di Afrodite, completamente femminea e dedita alla molle bellezza della donna che prelude al piacere della carne, si stava sgretolando dinnanzi a quella visione. Se la contemplazione dell'aspetto femminile gli aveva causato un senso di attrazione, doveva ammettere che anche l'aspetto maschile lo muoveva nella stessa maniera. Non era attrazione per la femmina o per il maschio, ma per la bellezza nel senso pi puro.
Ricorda, Fiore, quando eri Braccio e dividevi la vita con il tuo capitano. Cos' che vi teneva uniti? Il sentimento guerriero di Marte? La vostra vocazione bellicosa? O forse gi percepivi questa tensione alla bellezza del corpo e dell'animo?
Non ho mai pensato a Orso in questi termini...
Questo perch non hai mai aperto il tuo animo ad Afrodite e non lo hai mai potuto comprendere.
Ma fisicamente...
Non  solo il corpo che genera l'attrazione. Non  la bellezza delle membra che rende Afrodite irresistibile.  la sua tensione alla perfezione, l'Aret che scaturisce da dentro e illumina le membra
Braccio tacque. Un tumulto di considerazioni si avvicendava nella sua coscienza. La perfezione dell'animo e del corpo. mormor.
Questa  l'essenza di Afrodite. Non vi  bellezza del corpo se non vi  qualit dell'animo. Anceste lo guid a completare il periplo del loro cammino. Si affacciarono infine nello stesso punto da cui avevano iniziato, scostando
il tendaggio per contemplare la Da nella sua interezza. Le luci danzavano ingannevoli sul suo corpo, suggerendo agli occhi la sua sublime androginia. Non vi era difetto da cogliere, non una nota fuori melodia: se lo sguardo indugiava sugli aspetti virili, le sfumature femminee ne esaltavano la qualit complementandone gli eccessi e lo stesso se si iniziava a osservare le forme muliebri, rafforzate dai dettagli maschili.
Le parole hanno un peso, Fiore. Stai contemplando l'aspetto duale di Venere Afrodite e di Afrodite Virgo. La stessa essenza divina che abbraccia tutta la perfezione umana. Non vi pu essere uomo virtuoso che non accetti il proprio lato venereo, come non vi pu essere donna perfetta che non senta la propria parte virile.
Questo  un sentiero che posso percorrere. mormor Braccio con rapimento.
Lo so bene. Ma ora devo avvertirti delle ombre che incombono.
Non temo le ombre. Ho camminato sul sentiero di Marte sul quale incombe la morte in ogni attimo.
Le ombre della Da possono essere ancora pi terribili, ascolta: questo  un sentiero di grande egoismo e solitudine. La perfezione che il sacerdote di Afrodite persegue nasce da dentro e richiede una dedizione che calpesta tutto il resto. Potresti trovarti a perdere quello che desideri, che ti distrae dalla via.
Ma essere migliore, camminare verso la perfezione non significa anche coltivare l'animo e le virt, essere migliore per gli altri?
Vedrai: non tutti sapranno accettare la tua dedizione e
contentarsi di riceverne la luce riflessa. Sii pronto a faticare molto per te stesso e a soffrire ancora di pi a causa degli altri.
...
.
...
19 Settembre 1529. Notte, Sotterranei di Firenze.
Di una redenzione.
...
.
...
Restare un giorno intero lontano dalla luce del giorno, fosse anche oscurata dalle nubi del pi tristo giorno d'inverno, pu essere una prova disorientante per uomini avvezzi a campare nella citt di tela per mesi interi, regolando il proprio sonno e il proprio appetito sul cangiare delle ore diurne; viverne quattro o cinque in fila uno all'altro stava logorando la mente di Orco e dei suoi compagni.
Ancora di pi di quella segregazione, il serragente era inquietato dal favore di Plutone, che ricevevano regolarmente sotto forma di pane fresco, mele croccanti e dolci fichi tardivi, lasciati da mani silenziose nelle tenebre appena fuori del loro improvvisato alloggio.
Il Mantegna si richiuse alle spalle la porta del prigioniero, pos lontano il secchio maleodorante, il loro peggior
fardello in quei giorni senza tempo, e si sedette accanto a Orco prendendo una mela.
Che fa?
Prega. rispose l'altro senza smettere di masticare, gli occhi chiari fissi sulla luce della torcia, Non fa altro.
A parte mangiare e cacare.
Meno male la prima, ch non vorrei doverlo trascinare a forza fuori di qui, peccato per la seconda.
Se non lo facesse scoppierebbe, prima o poi.
Lasciarono che le solite facezie cadessero nel silenzio; era strano quanto fosse piacevole condividere quello che da soli era un fardello insoffribile.
Si sono fatti vivi ancora? chiese oziosamente il Mantegna.
Non dall'ultima volta che lo hai chiesto.
Quanto tempo  passato?
Orco gett un'occhiata al suo quaderno sul quale teneva un conto preciso, vergando aste e traverse su una pagina vuota, controll il livello dell'acqua nel secchio forato che gli faceva da clessidra e alla fine dichiar: Tre giorni, quattro ore e un po'.
Di gi? Mi pareva meno.
Succede quando stai da solo sotto terra;  come se Plutone stesso prendesse il tuo tempo in obolo per l'ospitalit.
Un giorno della mia vita per una coperta gettata a terra. Un'osteria piuttosto cara, non c' che dire!
 acqua fresca dalle viscere della terra. Non credo ci siano davvero sorgive sotto Firenze: quella che beviamo  l'acqua di Arno, che preme per invadere
queste camere e annegarci tutti.
Pu essere, ma non sa di pesce morto n della liscivia dei lavatoi: segno che la terra tra noi e la sua possanza  tanta.
Vado a vuotare il secchio, allora.
Bene. Io entro un po' e faccio prendere aria anche a Marcio.
Il Mantegna sbuff una risata: Aria! Bah!
La stanza del prigioniero era sempre illuminata dalle torce d'osso; la flebile corrente d'aria che filtrava dalle crepe nelle antiche murature non avrebbe sopportato a lungo il nero alito del sego o il subdolo fiato dell'olio.
Orco mand fuori Marcio e si sedette a terra, osservando il prigioniero. Questi aveva riacquistato un aspetto umano negli ultimi giorni: quando erano scesi, tre giorni prima, stava zitto e immobile, raggomitolato su se stesso; poi aveva iniziato a prendere il cibo, mangiando avidamente e bevendo con regolarit, pur sempre senza dire una parola. Il giorno prima si era lavato, costringendo i suoi custodi a un viaggio extra alla sorgiva per rifornire la botticella, e si era finalmente messo addosso decentemente la tunica che aveva sempre sdegnato. Da quel momento, trascorreva le ore inginocchiato in preghiera, rivolto verso l'angolo della stanza come se vi vedesse chiss quale idolo, interrompendosi solo per mangiare, lavarsi o sonnecchiare un poco prima di riprendere a mormorare le sue invocazioni.
Sei vicino, Orco. la voce del prigioniero ruppe la monotonia sorprendendo il serragente che fece ricorso alla
pazienza maturata in anni per non sobbalzare.
Bentornato dal mondo delle tenebre e del silenzio, ragazzo. Sono dove voglio stare.
In effetti, si era messo ben dentro la distanza nella quale la catena costringeva i movimenti del prigioniero.
Non temi, ora che siamo soli, che ti assalga e ti uccida?
Avrei temuto questo dall'uomo che portammo qui due settimane fa, non da te e adesso.
L'altro si volt, sedendosi con la schiena contro la parete, guardando in viso il veterano. Cosa ti d tutta questa sicurezza? I tuoi di ti sussurrano la conoscenza?
L'adepto di Esculapio mi ha istruito nei segni, Minerva mi infonde pazienza, Marte arma le mie mani. Puoi dire che gli Di parlano a chi li sa conoscere.
N ti stupisci che conosca il tuo nome. Hai le orecchie per udire e il cuore per sapere; non abbiamo mai fatto mistero di chiamarci tra di noi, mi pare normale tu creda di conoscerci per nome e persona.
Potreste aver finto, per ingannarmi a conoscere fantasmi. L'ho visto e saputo fare.
Non  il nostro modo, non  il modo di Marte. Non necessitiamo di ingannarti n di mentirti.
No? Allora rispondi a questo:  vostra intenzione uccidermi, quando sarete sazi dell'uso che trarrete di me? Orco era preparato da tempo a quel quesito: Non sono io a decidere della tua vita, ch non sei mio prigione, ma del capitano stesso. So dirti questo: lui giudicher se l'uomo che sei  un nemico o meno e in base a quello decider se porre termine alla tua vita o lasciare che il Fato la porti altrove.
L'uomo fiss un poco il volto maturo del serragente: Avresti potuto promettermi la vita e la libert per blandirmi a rivelare chiss quali segreti.
Sarebbe servito a qualcosa? Sarebbe valso alla virt di questa guerra tradire l'onore della Fratellanza mentendo a un prigioniero?
A nulla. Quest'uomo  vuoto, dinanzi al suo carceriere: mi avete curato da un male terribile ma mi avete lasciato privo di spirito. Nessuna minaccia pu scalfirmi, assieme alla gioia, ho perduto anche ogni paura.
Cos profondamente era avvinghiato il demone al tuo spirito?
Da anni e in profondit, s. Ho dovuto sentire con queste carni ogni brandello di lui che crepava nel cauterio doloroso della fame, assieme a un brandello della mia anima. Sono tornato a muovere le mani senza la sua volont dopo tanto tempo, mi sono sentito, per la prima volta da tempo, solo e sperduto.
Impaurito?
Anche. la voce del prigioniero non possedeva l'emozione di cui parlava, Ma bizzarramente felice al contempo.
Non sembri felice, cos incatenato.
Adesso menti, lo pungol con lo stesso tono freddo, mangio, bevo e prego il Signore: cosa potrei desiderare d'altro?
Parli con il tuo dio?
Egli parla a me, adesso che le mie orecchie sanno udire.
Non eri, anche prima, cristiano?
Lo ero, lo sono, non potrebbe essere diversamente: una volta che accetti nel tuo cuore il vero Dio, non puoi concepire altra vita.  come pensare di stare in eterno qua sotto, sapendo che il sole splende ogni giorno fuori da qui. Puoi anche strapparmi gli occhi e incatenarmi nella cella pi profonda, ma la mia anima ormai conosce il Suo calore e vivr in eterno con Lui.
Orco riflett un poco: Pare che la tua fede sia rafforzata dalla privazione. Credevo, al limite, che tu ti svegliassi come da un sogno malato, maledicendo gli uomini che ti hanno indottrinato ad una religione insensata; invece pare tu abbia trovato una voce cui aggrapparti per non cedere alla follia.
Gli uomini usano parole e le possono piegare ai propri fini. Questo lo ho compreso in questi giorni. Lo ho sempre saputo. Ma il demone mi teneva sotto scacco, nella fervente convinzione di stare combattendo una crociata giusta per la Sua gloria.
Invece sei solo lo strumento di uomini sinistri cui niente importa della religione che usano per manipolare gli altri.
Potrei dire la stessa cosa dei tuoi comandanti, dei tuoi sacerdoti, soldato.
Potresti dirlo, ma sbaglieresti a considerare la Fratellanza Marziale una setta religiosa come i cristiani.
Cosa credi di avere di pi per parlare cos?
Sono cose di cui non so parlare. So solo che non siamo come voi cristiani.
Dovrai trovare le parole per farlo, se vuoi davvero che
questi sforzi per redimere il mio corpo non siano vani, per voi.
Che stai dicendo?
Non vi  minaccia che mi possa smuovere, n la sofferenza n la morte mi possono persuadere ad esservi utile, a rinnegare la crociata, quanto una parola di saggezza che illumini queste tenebre.
Questo ti ha comandato il tuo dio?
Questo  quello che mi ha fatto comprendere. Non ti dico altro, ch non voglio che la tua risposta sia artefatta alle mie aspettative.
Orco si alz per andarsene. Sta bene. Per intanto sono sollevato dal sentire che possiedi una voce e un'istruzione per usarla. Hai anche un nome che si possa sapere? Il prigioniero fece per parlare, poi si ferm con lo sguardo perso, come a cercare di rammentare una nozione sfuggente; un bizzarro sorriso gli pieg le labbra e gli illumin gli occhi: Il nome del demone non mi appartiene pi, non lo voglio per me. Chiamami Elia:  questo il nome per me, adesso.
Come vuoi. Orco alz le spalle, Prega il tuo dio e riposati. Presto ci muoveremo di qui.
...
.
...
20 Settembre 1529. Mattino, Campo delle Bande Nere.
Di come si forgi una nuova alleanza.
...
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...
Orso si svegli soffocando un grido, madido di sudore nel suo trono, il cuore che gli batteva all'impazzata. Chiuse gli occhi per raccogliere le sensazioni del sogno e fissarlo nella mente prima che evaporasse come rugiada nella veglia. Marte gli aveva ancora parlato con la voce sibillina che gli Di usano con gli uomini. Un'urgenza gli era nata nell'animo assieme alla pacata consapevolezza di stare calcando la via giusta per raggiungere la gloria e le porte dell'Averno.
Si lev in piedi, recuperando il senso di dove si trovasse aiutato dalle voci e i rumori del campo militare. Accese un lume e si mise a scrivere di proprio pugno per non affidare alla volatile memoria quel sapore glorioso che il nuovo presagio gli aveva lasciato in bocca.
Ignorando il dolore al costato, si aggir per il proprio alloggio in preda all'eccitazione, elucubrando piani mentre frugava tra il proprio bagaglio. Alla fine lev trionfante un sacchetto di pelle dal fondo del proprio baule, lo apr con impazienza sorridendo quasi famelico quando la grossa chiave emerse dalle pieghe morbide della sua custodia.
Terminato il rituale dell'adunata mattutina, Orso adocchi Marcio che lo attendeva fuori dal suo alloggio; non esit a raggiungerlo di buon passo, non prima di aver dato voce a Formica di raggiungerli dopo aver convocato gli ufficiali. In breve il padiglione si trasform in una ridotta del comando, con i luogotenenti e gli ufficiali che facevano cerchio attorno al prigioniero, il capitano assiso nel suo ormai consueto trono barbarico e una mezza squadra di lance spezzate fuori di guardia per tener lontane le orecchie indiscrete dei soldati.
Orco aveva gi fatto rapporto, riportando i punti salienti del loro soggiorno ctonio, mentre Grosso si accertava delle condizioni di salute del prigioniero.
Il capitano si concentr ad osservare l'assassino cercando di ignorare la presenza di tutti gli altri, relegando i propri ufficiali al rango di testimoni di quell'incontro: non doveva avere pi di ventitr anni, sufficienti per aver ricevuto un solido addestramento ma non abbastanza per essere considerato un avversario pericoloso per un veterano; la sofferenza stava lasciando le sue membra, che rivelavano una forma fisica difficile da perdere in un paio di settimane di reclusione. L'espressione dell'uomo era quello che pi interessava Orso: una serenit atona pareva avvolgere
il volto sul quale una timida barba spuntava sottolineando la linea della mandibola, un paio di occhi color nocciola attendevano senza vacillare che gli si rivolgesse parola, non un'ombra di sfida o di stizza in essi.
Il tuo nome  Elia, dunque?
Il nome che ho scelto per me.
...Capitano... lo ammon Orco.
Orso alz due dita come a dire che non era necessario, senza distogliere lo sguardo dagli occhi sereni dell'altro.
Suppongo sia un qualche personaggio mitologico della tua religione.
Il soldato di Dio. Il profeta che si  perduto nel deserto ed  tornato vinto e rinnovato.
Appropriato, direi. Adesso, Elia, dimmi perch non dovrei farti ammazzare subito.
Orso aveva caricato la voce con una lama di terrore che aveva fatto rabbrividire tutti gli altri, ma osserv che gli occhi del prigioniero non avevano vacillato minimamente.
Sarebbe irragionevole. Hai speso tanto tempo e rischiato molto per avermi qui. Credo tu voglia trarre un vantaggio da quello che posso dirti.
Non sei uno sciocco, n un cane rabbioso alla catena. Te ne rendo conto. Adesso dimmi se intendi essere di buona compagnia per noi o se tutti i nostri sforzi sono stati futili. Sii convincente, lo ammon prima di lasciare che rispondesse, ch non sono un garzone di bottega che si possa menare per il naso, e se solo restassi con il sospetto che tu non sia sincero sortiresti solamente il contrario di ogni tuo intento.
Ho avuto modo di pensare e di pregare molto. Non
sono impreparato a questo interrogativo. Ci che ero sino a ieri  un abominio al Signore e alla umana decenza. I Maestri sono stati i miei padroni, prima ancora che mentori, addestrando le mie membra a combattere per loro illudendo la mia anima di farlo per Dio. Ma non ci pu essere vera crociata senza il libero arbitrio, senza la scelta consapevole del soldato di militare sotto la Croce. Mi hai prima sconfitto nella lotta, poi costretto a una battaglia solitaria, per quanto necessaria, contro il demonio che possedeva questo mio corpo. Avrei potuto soccombere, ma ne sono uscito vittorioso, per quanto la vittoria abbia avuto un prezzo enorme: la creatura, evocata dall'alchimia immonda, si  nutrita di quello che forma l'anima umana e l'aiuta a esprimersi. Amore, felicit, passione, ma anche odio, paura, desiderio. Tutto questo  morto nel mio petto assieme al demonio, lasciandomi come un campo di battaglia devastato dalla pugna. Gli umori non si muovono pi nelle mie vene, non mi cagionano allegrezza o terrore; tali sentimenti sono come echi di sogni perduti per me. Per questo ti dico che ora sono un uomo diverso; un uomo e non pi un demone in forma di uomo. Il mio intento non  vendetta, ma giustizia. Non desiderando nulla, non posso sentire l'ardimento per uno scopo, ma il mio pensiero nutrito dalle Scritture conosce la via per la salvezza. Fossi ancora quello che ero ieri, il Signore avrebbe misericordia dei miei peccati alla luce della mia innocente incoscienza; essendo quello che sono oggi, non posso omettere di agire per raddrizzare i torti che so esistere ed essere perpetrati da coloro che tenevo per Maestri.
Orso lasci che il silenzio scendesse tra di loro per un
poco prima di parlare: Un bel discorso, non c' che dire. I tuoi testi sacri devono contenere ben pi che litanie e leggende. Vedo che il timore della morte non potrebbe trattenere le tue membra, n i tuoi intenti, pertanto nessuno ti minaccer; ma nondimeno verrai colpito senza esitazione nel momento in cui dovessi rivelarti mendace.
Te brami la conoscenza che credi io possieda. Il capitano si aggiust sulla sedia, cercando di mascherare il disagio causato da quell'appunto. Non ignoriamo l'organizzazione dei Maestri, ma credo tu abbia molto da dirci per colmare le nostre lacune. Inizia a raccontarci quello che sai, cosicch assieme al sapere crescer la fiducia nei tuoi confronti.
Invero, non conosco i meandri di cospirazioni profonde: ero un mero esecutore di ordini violenti, un piccolo agente di una macchina oscura e imperscrutabile.
Con quali pharmaci ti tenevano soggiogato al demone?
Non saprei darti conto del nome di quelle sostanze. Posso rimembrare l'odore e il sapore degli elisir, l'aroma del fumo e il sentimento che provoca nelle membra. Mi somministravano pharmaci per agire e per dormire, per rinvigorire le membra e dar forza al demone, ma la conoscenza alchemica non veniva mai dischiusa.
Anche il veleno che usavi non lo preparavi da solo?
Nemmeno quello. Ce ne davano un poco ciascuno, non spesso, tanto che invecchiava e diveniva denso perdendo di forza.
Sai da dove vieni? Dove sei nato? Dove ti hanno addestrato?
Elia si raccolse un poco a pensare, l'ombra di una smorfia incresp le sue labbra. Ricordi rubati dal demonio. Faccio fatica a rievocare un mondo diverso dalle celle e i cortili. Vivevo come un monaco assieme agli altri, ai confratelli. Mangiavamo assieme, pregavamo assieme, ci addestravamo e ricevevamo l'estasi della ricompensa. No: non saprei dirti chi fossi prima di essere un assassino. Nemmeno rammento un'infanzia che non fosse in un cenobio tra le nebbie dei pharmaci.
Parli italiano come tua lingua. Conosci il greco? Il latino? Il germanico?
Conosco il latino per le scritture. Il greco mi  oscuro.
Orso desistette da quella linea cambiando discorso: Ci racconterai dell'addestramento, ma adesso mi preme di sapere cosa stanno tramando i Maestri in citt. Te eri nella Santa Croce, vero? Sappiamo cosa stanno facendo con i libri e i registri.
Lo sguardo di Elia rivel un'ammirata sorpresa. Non posso, dunque, stupirvi con quel racconto.
Puoi tentare lo stesso. concesse Orso, Magari hai dettagli interessanti per noi.
L'assassino riflett un poco prima di parlare. Sapete che stanno raccogliendo testi di ogni fatta per correggerli, vero? Un'opera minuziosa e silente che cambier il volto del mondo. Di questo rammento che se ne parlava come fosse un'opera divina: cancellare l'eresia e il paganesimo dalla memoria stessa dell'uomo, intervenire sulla parola scritta, sulla pi alta espressione del potere. A maggior gloria del Signore. In capo a tre generazioni nessuno si
rammenter pi che sia esistito altro che il Signore Dio, la Croce, i suoi Santi Martiri e Profeti: tutto il resto sar cancellato.
Solo la disciplina trattenne gli ufficiali dall'erompere in maledizioni al sentire esplicitamente di quel piano scellerato.
Firenze  l'ultimo lavoro da finire, l'ultimo loco in cui spianare la tabula della memoria. Altrove tutto  compiuto. Per questo la guerra si sta approssimando alle mura: in qualche modo voi pagani avvertite la minaccia e convergete qui per combatterla. Ma i Maestri lo sanno e stanno a loro volta facendo massa per contrastarvi e tendere un'imboscata alle vostre forze migliori. Vogliono infliggervi un colpo dal quale non riuscirete mai pi a rialzarvi.
Vai avanti. Cosa  successo quella notte? Orso spost il racconto alla contingenza per avere migliori dettagli e non lasciare che l'altro divagasse.
Avete attaccato gli orti e lo scriptorium, ti rendo merito di una strategia impeccabile. Io sono arrivato quando il clamore dello scontro si era ormai spento, mi hanno svegliato con allarme, somministrato i pharmaci e mandato a combattere assieme agli altri. Abbiamo trovato i confratelli nello scriptorium macellati come animali, i frati che frignavano incapaci di rispondere a garbo; qualcuno farfugliava di un mostro ciclope con un grande occhio e la pelle dell'olifante. la voce di Elia si ruppe un poco, Eravamo frenetici, irosi, il demone mi incalzava all'azione. Qualcuno, forse io stesso, prese su il primo frate e lo sventr in preda alla furia, un altro lo imit dando la stura alla rovina. In capo a pochi minuti avevamo fatto scempio di quelle povere anime che gi soffrivano la prigionia a opera nostra. Ma questo non ci aveva saziati. Trovammo una traccia di acqua limacciosa che ci port gi nelle cantine. Dovemmo abbattere porte per seguirla e ancora trovammo i corpi sfortunati dei nostri confratelli schiacciati e spezzati da quel mostro. Ancora i frati addormentati nella nebbia degli elisir, ancora riversammo su quegli sfortunati il nostro risentimento, fino a farci dolere le mani. La traccia terminava nelle acque in un loco di cui si ignorava l'esistenza stessa, cos uscimmo in strada inseguendo altri allarmi.
E il resto me lo ricordo bene. concluse Orso per lui.
Ecco perch i camini sono fermi da giorni: avete fatto strage dei frati e ora i Maestri sono a corto di copisti, miniaturisti e mastri cartai. La vostra furia ha fatto pi danno della nostra incursione.
Sembra ironico, no?
Invero, lo . Abbiamo dunque tempo per combattere quella battaglia. Nel mentre dobbiamo sfruttare il momento per dare una spallata dove fa pi male. Indubbiamente la Santa Croce  ben presidiata di questi giorni. Rifletti, Elia: sai di un luogo che i Maestri hanno messo sotto solida guardia, tanto da sospettare ci abbiano portato qualcosa di prezioso?
L'assassino valut la domanda: So che ci sono molti agenti in arrivo in citt. Le nostre stesse fila si infoltivano ogni settimana con nuovi arrivi da fuori. Il convento di san Marco  dove facciamo massa, dove i confratelli trovano alloggio e mensa. La nuova basilica di san Lorenzo. Potrebbe essere quello che dici te.
Il tempio di Marte! la stizza di Orso faticava a non erompere, Ho saputo che avete usurpato quegli spazi e gi mutato la memoria di quel loco.
 tutto un cantiere, dentro e fuori. Stanno realizzando un'ala nuova e una biblioteca capitolare. Quello  un loco invero guardato, con cambi frequenti e una notevole munizione di confratelli.
Sai se ci hanno portato, di recente, qualcosa?
Te mi stai chiedendo di confermarti qualcosa che gi conosci. Non posso dirti quello che non so per certo solo per tuo compiacimento.
Cosa  che sai per certo, dunque?
Rammento voci, chiacchiere. Si parlava di un prigione, un nemico potente tenuto in scacco e ben guardato. Sottratto alla cerca di voialtri pagani con un abile inganno. Ma pi di questo non so dire senza dar fiato alle vacue supposizioni.
Orso si chiuse in un minuto di riflessione, poi si riscosse d'un colpo: Sta bene. Vi congedo tutti. Orco: tieni Elia sotto buona scorta e trovagli un alloggio civile; che non gli succeda nulla. Tornate tutti ai vostri uffizi, al meriggio vi far sapere.
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20 Settembre 1529. Notte, Strade di Firenze.
Di come sia poco salubre aggirarsi nelle tenebre senza un buon amico.
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Dopo pi di un buon bicchiere in pi di un'osteria, il cammino di Argo non si era certo fatto dritto e spedito. Indubbiamente il buio e l'ora tarda giocavano brutti tiri a chi volesse orientarsi per le calli fiorentine, ma la causa ultima di un certo smarrimento poteva dirsi la mano di Bacco sulla sua spalla.
Non pi un giovanotto, il soldato si era peritato di spendere buona parte della propria borsa in libagioni, nutrendo con esse la propria lingua tagliente e fomentando pi di una accesa discussione; dopo diverse ore di quell'ordine, era riuscito a farsi abbandonare dai propri commilitoni, pi di lui preoccupati di rientrare al campo in tempo per dormire, e di farsi parimenti allontanare da una mezza
dozzina di osterie, financo a trovarsi da solo per strada fuori dall'ultima di esse che chiudeva a notte fatta.
Borbottando tra s, si era avvolto nella cappa per pararsi dalla pioggerella fina che aveva avviato a scendere ma anche, si sarebbe detto, per celare dagli occhi della notte la vergogna che il suo stato gettava sul Cremisi che portava. I suoi stivali lo portavano incerti verso l'Arno, scegliendo ora una svolta ora l'altra senza una vera convinzione. Aveva tracciato una rotta irregolare, dalle vicinanze della grande cattedrale cristiana, schifando le vie principali, gi per i chiassetti del mercato vecchio e per le calli antiche sotto le torri dei Cerchi e dei Donati, quasi andasse cercando a tentoni nel buio il grande spazio della piazza dinanzi il palazzo dei Signori, ma tuttavia temesse di sortire troppo allo scoperto nelle vie pi larghe.
D'improvviso si sent come il daino quando il vento muta improvvisamente di direzione portandogli l'odore del cacciatore: un singolo pesticciare di un piede sul selciato bagnato, pi vicino di quanto contasse esserci anima viva, ebbe il potere di raddrizzare l'incedere dei suoi piedi e sveltirgli il cuore. Senza voltarsi addietro, strinse l'elsa della spada con la sinistra affinch non gli fosse di intralcio nell'allungare il passo, incass la testa nelle spalle quasi a farsi picciolo nel buio e si diresse con maggior decisione verso la propria meta.
Svolt a dritta in un androne che menava nei cortili di quelle case, scorgendo con la coda dell'occhio un'ombra staccarsi dal buio dalla banda che aveva appena lasciato; ancora scelse di svicolare in un chiassetto non pi largo di una botte mentre un'altra ombra si animava sopra di lui, rivelandosi solo con il movimento dal nascondiglio che la celava.
Il suo passo si fece una corsa ritmata dall'affanno del suo proprio respiro; usc nel relativo agio di una corte circondata da alte torri, cercando nei chiaroscuri della notte l'altra uscita che lo avrebbe tratto fuori da quel pericolo. Una quarta figura si mosse al di l dal piccolo spazio, opponendogli. Argo si blocc allo scoperto, lontano dalle pareti di pietra che lo abbracciavano. Estrasse rapidamente la spada ritrovando la fermezza delle mani e il coraggio della voce: Vi conviene arrendervi, quanti ne siate, ch avrete salva la vita se non vi opporrete a questo figlio di Marte.
Credette di vedere un sorriso sardonico, ma forse fu solo la sua immaginazione: l'ombra davanti a lui mosse un poco innanzi mentre l'eco del cortile gli portava i passi di altri uomini alle sue spalle. Ne cont quattro, poi ne scorse un quinto sulla sua sinistra, dove un altro chiassetto costituiva un'angusta via di fuga. Ruot su se stesso, cercando invano di scorgere meglio gli assalitori nell'oscurit, le lame che tracciavano un cerchio attorno a lui. Il buio era tale che riusciva appena a indovinare la loro posizione; scorgere e difendersi dagli attacchi che potevano menargli sarebbe stato impossibile.
Un rumore sordo ruppe l'esitazione. Argo si sent giungere alle spalle da una forza prepotente che lo scaravent bocconi. Chiuse gli occhi mentre colpiva il terreno con un tonfo metallico.
Il rumore non era quello che le ombre si erano aspettate; esitarono un attimo, scambiandosi occhiate mentre circondavano il corpo supino. I loro occhi scorgevano ogni dettaglio nell'oscurit: la cappa copriva tutta la schiena del soldato a terra, il sottile quadrello sporgeva impennato da quel mucchio, non soddisfacentemente conficcato nel corpo.
All'improvviso la notte esplose in uno sfrigolante sfavillo. Da pi parti si accesero fiamme bianche sputacchianti salnitro, illuminando a giorno il cortile. Le porte delle case si erano spalancate, lasciando riversare fuori una dozzina di uomini armati che presero subitanea posizione per affrontare gli assassini e impedire loro la fuga.
Diamante cont cinque monaci con spade e pugnali in mano: si fece rapidamente sotto al pi vicino fiancheggiando Malanima. Due contro uno, con il vantaggio della sorpresa e della luce che accecava gli assassini, sarebbe stato uno scontro facile, se quei fanatici non fossero stati animati dai demoni che portavano in petto.
Nonostante il netto svantaggio, i monaci si battevano ferocemente, menando colpi insidiosi mentre ne ricevevano diversi senza che questo paresse rallentarli.
Cacciatore si arrischi a serrare la misura, contando sulla protezione del proprio giubbone e il supporto dei compagni; un pugnale gli si infil nella stoffa dell'abito tanto che credette di sentirne il freddo morso sul costato, mentre giungeva l'avversario con tutto il proprio peso per spostarlo lontano da Argo, che stava cercando di rialzarsi.
Orco coordinava la controimboscata dando secchi comandi dall'alto di due gradini; seguendo i suoi ordini, i soldati cedevano e recuperavano quel poco di spazio a disposizione per non perdere la superiorit del numero e non rischiare di farsi sfuggire nessuno degli assassini, i quali cercavano di raggrupparsi e guadagnare un angolo del cortile in modo da annullare lo svantaggio numerico.
Avversari comuni si sarebbero subito scoraggiati e arresi, non avrebbero continuato a combattere contro le lame delle Bande Nere in una situazione tanto disperata; ma quelli non erano semplici sgherri, erano fanatici devoti al loro Maestro, animati ciascuno da un demonio di droghe e dottrina.
Inoltre, sotto le tonache nere e bianche, portavano pesanti giubboni imbottiti, che li proteggevano dalla maggior parte dei colpi leggeri, rendendo arduo per i soldati soggiogarli infliggendo loro ferite non letali.
Il tempo non giocava a favore di nessuno: il clangore delle lame che cozzavano doveva aver gi svegliato gli abitanti di quei quartieri; di l a poco la curiosit avrebbe prevalso sul timore, facendo accapare qualcuno alle finestre per godersi l'ammazzamento. N gli assassini, n le Bande Nere avrebbero voluto che qualcuno raccontasse in giro che andavano a prendersi a coltellate. L'unica differenza era che mentre gli assassini non avrebbero esitato a uccidere ogni testimone, entrando nelle case una per una prima dell'alba, i figli di Marte marciavano pi retti sulla via dell'onore.
Grosso si concesse di non entrare nella lotta essendo il loro numero gi cos il doppio di quello degli assassini. Scambiando un'occhiata di intesa con Orco, raccolse uno a uno i pomi di terrore degli iniziati di Phobos, sollevandoli persino dal piccolo fardello di trattenerli imprigionati dentro di loro. Recitando l'antica invocazione, fece di quei timori un tutt'uno, un combustibile fetido e irresistibile, vers quell'essenza di panico dentro il turibolo rituale e lo accese: il fumo denso si sprigion ma non si spanse attorno; invece si trattenne tra le mani del Phobocrate come un groppo di nebbia immoto. Il Drago Lamone si scosse nel suo errare, port rapido le proprie spire nelle strade buie e arriv a rispondere all'invocazione. Grosso sent lo sguardo del Serpente che lo fissava bramoso, che lo pervadeva e lo possedeva rendendolo per un momento epifanico tutt'uno con s: sollev il turibolo e vi soffi attraverso. Il fumo si rivers come fosse liquido, strisciando a terra verso gli assassini, come dotato di una propria volont maligna.
Grosso poteva sentire l'alito di Lamone diffondere il terrore nell'animo di quegli uomini: soldati normali avrebbero ceduto al panico, avrebbero lasciato le armi e invocato quartiere, uomini comuni sarebbero soccossi al terrore rannicchiandosi a terra piangenti. Quegli assassini posseduti esitavano appena, i demoni dentro di loro non conoscevano paura n ne erano scossi, le loro membra si facevano solo un poco incerte, i loro passi un poco confusi, ma non accennavano a chiudere gli occhi accecati n a cessare di combattere.
Constatando il fallimento di quella tattica, Orco diede altri comandi secchi: era il momento di chiudere la faccenda.
Iniziando da un lato del cortile, i soldati si coordinarono per soverchiare uno a uno gli avversari. Grigio si avvent sull'assassino che aveva di fronte, tempestandolo con una serie di colpi potenti in modo che Paride potesse liberarsi un poco dal combattimento; quest'ultimo si fece avanti a ingaggiare per un attimo l'avversario che Diamante e Malanima stavano tenendo a bada: tre contro uno era troppo anche per gli assassini. Le lame trovarono il bersaglio trafiggendo la gola e il petto dell'uomo. A nulla pot il vigore del demone per tenerlo in vita..
Con due uomini di vantaggio, il secondo assassino venne sconfitto subito e cos gli altri. Cercarono di catturarne almeno uno, l'ultimo rimasto in piedi: lo circondarono stringendolo contro una parete, le punte delle spade che lo minacciavano da ogni lato. Per un poco combatt come una fiera, ribattendo le lame nel tentativo di rompere quella gabbia d'acciaio. Zoofilo poteva vedere, nella luce bianca delle loro fiaccole, gli occhi dell'uomo colare lacrime, sangue e un catrame nero, ma continuare a fissarli con le iridi spalancate. Ricambi quello sguardo fisso, catturandone l'attenzione; istintivamente fece un cenno condiscendente, quasi amichevole, come a dirgli: Va bene cos:  finita. Smettiamola di combattere.
Per un attimo restarono immobili, poi l'assassino gli sorrise, lo sguardo rasserenato nella comprensione: con un passo fulmineo si lanci sulla spada del soldato, facendosi trafiggere fino all'elsa. Zoofilo sent la resistenza degli strati di panno, dell'imbottitura del giubbone e della carne, mentre la punta si faceva strada terribile in tutto quello, strappando la vita da quel cuore. Il figlio di Marte aveva serrato istintivamente il pugno e dato nerbo al braccio per trafiggere il nemico; l'altra parte di lui, l'uomo che aveva fissato quegli occhi, avrebbe voluto ritrarre la lama e non assecondare quella follia.
Sotto gli ordini di Orco sgombrarono rapidamente il cortile. Spensero le fiaccole, trascinarono via i corpi degli assassini e lavarono l'impiantito con generose secchiate d'acqua; Grosso apr un passaggio nascosto nella casa in cui si erano riparati e tutti scivolarono nella citt antica portandosi dietro i loro macabri trofei. Camminarono per un poco prima di fermarsi a riposare.
Ma perch devo sempre fare io da esca? si lament Argo.
Perch ti riesce bene, sei il migliore! lo sfott Cacciatore che, invero, usava spesso l'amico per distrarre i nemici mentre si muoveva non visto.
Un po' pi su e non la raccontavo. Argo si era tolto con fatica il farsetto e la camicia, rivelando una corazzetta d'acciaio temprato che gli stringeva il torace; con palese sollievo riusc a sganciare le fibbie che gliela serravano addosso, tornando dopo ore a respirare normalmente.
Lo dico sempre io: intervenne Malanima soddisfatto di poterlo fare, mai andare in giro senza una protezione adeguata.
Orco e Grosso lasciarono che gli altri si rilassassero un poco. Le risate rimbombavano in quegli spazi ctonii dove non vi era nessuno ad ascoltarle. Forse gli echi arrivavano tramite pertugi dimenticati a rimbalzare fin dentro certe torri, rinfocolando leggende di fantasmi e spiriti inquieti.
Fecero passare una fiasca di vino e del pane impastato con noci e il primo mosto della vendemmia, in modo che ciascuno trovasse calore e distraesse lo stomaco dallo sciogliersi della tensione bellica. Mentre sbocconcellavano quel pasto frugale, qualcuno butt l: Che se ne fa di
loro? ammiccando ai corpi ammucchiati in un canto, sull'antico pavimento a mosaico.
Bravo Zoofilo che l'hai chiesto. Grosso prese l'occasione per rimettere in efficienza gli uomini, Appena avete finito di riempirvi la pancia, sbuffi di scherno si sollevarono, qualcuno colp Zoofilo con la propria berretta, vi prendete la briga di spogliare quei disgraziati, a coppie, come prima che li avete fatti fuori. Ci serve tutta la loro roba, che non si sa mai ci venisse voglia di convertirci e farci frati. gli uomini risero a quella macabra allusione, i primi ingollarono gli ultimi bocconi e si misero all'opera conquistando lo spazio pi agevole per lavorare.
Alla tremula luce delle lucerne, le tonache furono raccolte in dei grossi sacchi, assieme agli altri indumenti, alle armi e a un piccolo mucchietto di oggetti vari. I soldati esaminarono assieme ogni cosa scambiandosi considerazioni serrate, noncuranti della fila di cadaveri nudi che avevano lasciato. Le tonache erano di panno pesante, non raffinate ma robuste, con soltanto qualche buco di coltellata; di buona qualit erano i giubboni e le scarpe che portavano, mentre gli altri abiti parevano vecchi e rattoppati troppe volte. Le lame non erano frutto delle Arti: buone spade fatte nelle officine del Settentrione, tutte uguali e senza cura di esser decorate in alcun modo. Oltre a quella roba, non trovarono granch: qualche crocifisso in legno, pezzi di corda, un paio di strisce di tela; uno aveva una manciata di palle da schioppo in una scarsellina.
Un cazzo, proprio! si fece sfuggire Grigio, deluso dal saccheggio infruttuoso, Questi morti di fame non hanno neanche un soldo addosso.
Morti di fame con spade costose e giubboni da soldato. precis Marcio con il suo tono puntiglioso, A me pare che siano dei pezzenti calzati e muniti da qualcuno che non bada a spese.
Dei pezzenti? fece Zoofilo.
Se togli la roba militare e le tonache, restano toppe e stoffa vecchia.
E poi, fece Cacciatore, non hanno un tubo con loro, come se li perquisissero prima di farli uscire in strada. Pensate un attimo, anzi: guardatevi addosso e nella scarsella. Cosa avete con voi?
Gli uomini non si mossero, ma fecero mentalmente l'inventario delle poche cose che avevano con loro: qualche moneta, di norma molto pi di quello che guadagnava un manovale in una settimana, un paio di biscotti duri, un amuleto, la lettera di una moglie; Argo aveva sempre con s un minuscolo scatolino con dentro le pietruzze metalliche della sua isola, Cacciatore la scatola con la pipa, il tabacco e la ruota per accendere, Marcio una ciocca di crini del suo primo corsiero legati con un nastro rosso, Malanima una fiala di piombo con l'unguento lenitivo. Ciascuno poteva essere riconosciuto anche solo per il contenuto della propria scarsella.
Quegli assassini, no: non portavano niente con loro che potesse rivelare nulla, n che potesse essere utile per capire come vivessero al di l delle mura dei conventi. Un'ombra di tristezza scese sugli occhi dei soldati mentre si immedesimavano in quegli avversari privati della stessa dignit di persone dai loro superiori.
Nel frattempo Grosso stava esaminando i corpi. Gli altri si scossero dal loro inventario e gli si fecero attorno, desiderosi di sapere se i nudi cadaveri potessero rivelare pi dei loro miseri averi.
Uomini, guardate anche voi. Son tutti ragazzi giovani,  grassa se hanno ventidue anni. il cerusico manipolava le membra degli assassini senza il minimo pudore: Direi in buono stato fisico, per quanto un po' smagriti. Le mani sono avvezze a impugnare le armi, guardate i calli e le cicatrici; i piedi vanno spesso scalzi. Tutti hanno segni di vecchie ferite: guardate le cicatrici sul corpo e sulle braccia; mi aspettavo di trovare i segni della frusta, invece nessuno ha la schiena tagliata.
Ma che hanno agli occhi? chiese Zoofilo che ancora aveva in mente l'ultimo momento dello scontro.
Atropo. rispose secco Grosso, poi vedendo che gli altri tacevano senza aver compreso: Una droga che usano come fosse un belletto: dona la vista nell'oscurit ma fa entrare cattivi spiriti dagli occhi, che portano irrequietudine e follia.
Per questo che ci vedono al buio come i gatti. S. Ma avete visto anche voi come soffrono la luce delle fiaccole, no? Non pensate nemmeno per un attimo di fare come loro. li redargu Grosso avvertendo serpeggiare l'idea, Ci sono demoni nei pharmaci che esigono un prezzo molto alto per i loro favori. Noi abbiamo altri metodi, pi duri da apprendere ma certamente pi virtuosi.
L'analisi del cerusico non aveva risollevato lo spirito dei soldati. L'idea che si stavano facendo di quei nemici spietati era sempre pi pietosa: giovani posseduti da demoni di follia, costretti dagli oscuri Maestri a combattere
in preda all'allucinazione, tenuti senza un nome, una famiglia, un'identit se non la mano addestrata che brandisce la spada. Una sana piet scaturiva dai loro cuori consacrati a Marte, facendoli sentire ancora uomini e non biechi omicidi.
Che ne facciamo? Non possiamo mica lasciarli qui. Dovremmo fare una pira da qualche parte.
Qua sotto? E come si fa a fare una pira sotto terra?
Grosso e Orco si consultarono sottovoce. Non potevano certo abbandonare cinque cadaveri a marcire nei passaggi della citt antica, n confidare che le bestiole del sottosuolo potessero disporne in poco tempo. Nella loro mente, seppellire un corpo voleva dire condannarlo a un'eternit di prigionia, dissolverlo nel fuoco o in altro modo era l'unico modo per liberare lo spirito e consentirgli l'accesso all'Averno.
Orco prese l'iniziativa: Faremo un ultimo sforzo per loro. Forza, in movimento. Prendete su tutto e portate quei poveri corpi per un altro poco.
Senza obbiettare, gli uomini si caricarono tutto in spalla e trascinarono con tutta la cura che riuscirono ad avere i cinque cadaveri con loro. Dopo non molto, Orco li fece fermare in un ambiente basso di soffitto, spezzato da un pilastro che era stato evidentemente piazzato l per sostenere il crescere della citt al di sopra dell'originario impiantito. Vi riveler un segreto iniziatico, adesso. Ascoltate bene e fatene tesoro: vedete quel rilievo sulla parete? tutti aguzzarono gli occhi nella luce fioca, una dozzina di uomini ammassati nella piccola stanza si protendeva a distinguere i contorni di una scolpitura vecchia di secoli. Un drago con le ali spiegate si distingueva in alto, le sue spire come cerchi collegati formavano un motivo decorativo che pareva sottolineare la presenza di un architrave. Ci sono ovunque, dove la Kripteia ha posto la propria mano, delle vie segrete guardate dal Drago Lamone stesso. Gli accessi sono segnati dalla sua icona, le porte nascoste ma non difficili da trovare, n da aprire.
Gli uomini rumoreggiarono un poco, cercando di cogliere ogni cosa: Ma se sono segrete, perch sono facili da trovare e aprire, Orco?
Perch Lamone stesso guarda i suoi sentieri con il suo alito che pu essere veleno o pu esser fuoco. Occorre saper camminare per queste vie. Senza la conoscenza iniziatica, chiunque sarebbe perduto e consumato dal Drago. le sue parole entrarono nella coscienza degli uomini che si azzittirono in attesa della rivelazione.
Sappiate questo: intervenne Grosso, ogni via  fatta da una discesa profonda, un sentiero piano e una scalata per tornare in alto. Fatevi guidare da chi gi conosce una certa via, la prima volta: egli potr rivelarvi la natura dei passi da tenere che  diversa per ciascuna. Esplorarne una da soli  un'impresa ardua, da tentare solo se non potete fare diversamente.
Ora vi diciamo che ordine dovete tenere nel calcare le vie di Lamone. Per prima cosa, non potete portare con voi alcuna luce, nemmeno una lanterna sopita, ch l'alito del Drago si risveglierebbe alla vicinanza del suo simile avvolgendovi nella fiamma. gli uomini mormorarono tra loro con timoroso rispetto.
Inoltre, non potete respirare l'alito del Drago, ch esso
vi porterebbe alla follia e perireste perduti nell'oscurit. questa prescrizione sollev pi mormorii e preoccupazioni.
Immergersi nell'alito del Drago  opera terribile, ma voi gi conoscete le vie di Phobos e sapete come non farvi dominare dal timore. Non dimenticate mai di invocare l'alleanza con il Dio prima di calcare la via di Lamone: il Drago  soggetto al Dio della Paura e non potr instillarvi altro timore sebbene sarete alla sua merc.
Allora, se ho capito bene, fece Marcio che non resisteva a puntualizzare, si tratta di discendere una scala o una parete, camminare per un po' e risalire per un'altra parte, il tutto al buio pi assoluto e senza trarre un solo respiro.
Esattamente, Marcio. E non dimenticare di invocare la presenza di Phobos.
Non lo dimenticher.
Questo cosa ha a che fare con i cinque morti? chiese Zoofilo pi pratico.
Orco armeggi brevemente facendo schiudere un passaggio sotto il bassorilievo, lo strusciare della pietra sulla pietra riecheggi nella cavit. Senza voltarsi verso gli uomini invoc facilmente la presenza del Dio per raccogliere la propria paura in un nodo stretto, mosse un passo all'interno e da l, dalle tenebre, chiam: Passatemi i corpi. Qua sotto c' sufficiente spazio per deporli. detto questo scese, trattenendo il respiro, a tentoni lungo la parete nella quale c'erano infisse delle barre di ferro. Il dislivello non era granch, tanto che allungando le mani avrebbe potuto aggrapparsi alla vetta di quella scala. Gli uomini obbedirono rapidamente, immaginando come stesse trattenendo il respiro l sotto. Dopo aver disposto i primi due corpi, Orco risal per prendere fiato, quindi torn a completare l'opera. I polmoni reclamavano aria pungendolo da dentro, si alleavano con la gola che tremava dalla voglia di allargarsi in un soffio e un respiro. Il serragente strinse i denti, cont altri due corpi, torn su a dare sollievo al respiro, si concesse un paio di boccate d'aria in pi mentre gi vedeva l'oscurit popolarsi di luci violacee dove gli occhi lo ingannavano. Torn ancora gi, trascin l'ultimo corpo anonimo controllando a tentoni di averli disposti tutti fuori dal sentiero, poi si affrett con l'ultima stilla di concentrazione a risalire e si accasci per un poco sul bordo, le gambe ancora sulla scala, il busto nell'aria libera.
Adesso dobbiamo prestare attenzione. istru Grosso mentre l'altro usciva senza fiato dal passaggio, Daremo a Lamone la scusa del fuoco per scatenare la sua fiamma e ardere come una pira i corpi. Per dovremo essere lesti a chiudere l'entrata o il soffio del Drago ci travolger.
Gli uomini capirono cosa volessero fare e si disposero in quattro a spingere la pesante porta, lasciando solo un pertugio per far passare una mano. Orco accese uno straccio attingendo un poco d'olio da una lucerna, lo sporse con attenzione, il timore ancora sopito nel suo petto, e cont per dare il tempo agli altri: Pronti a chiudere! Uno, due, chiudi!
L'addestramento al ritmo dei comandi in formazione fece scattare le membra di tutti all'unisono: mentre il serragente ritraeva la mano dopo aver lanciato la fiamma nel pozzo, la porta veniva spinta poderosamente da quattro
corpi. La fiamma rugg elevandosi, il Drago si era risvegliato alla provocazione; i soldati sentirono la forza di quel respiro terribile premere come un fiume dall'altro lato dell'uscio, il calore lambire la pietra, le fiamme cercare una via d'uscita negli spiragli ancora socchiusi per raggiungerli e ghermirli. Videro il bagliore farsi strada, dita di fuoco artigliare i bordi di pietra per spalancare di prepotenza il passaggio.
Poi la porta trov il suo blocco, il fermo scatt con un suono metallico bloccando la lastra antica e tutti tirarono un respiro.
In movimento, su! Non abbiamo altro da fare qui.
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21 Settembre 1529. Giorno, casa di Artemisia.
Di come camminare lontano dal sentiero di Marte possa significare ritrovare se stessi.
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Morfeo e Afrodite erano alleati di antica tradizione: tra le braccia del primo si coltivava la virt della Da, l'impegno per perseguire la quale riportava gli adepti spossati al sonno ristoratore. Dopo la notte ai Balnea, Braccio aveva trovato la sua Artemisia ancora profondamente addormentata, completamente ignara di aver trascorso la notte da sola nel letto, Morfeo che la cullava beata mentre quello che un tempo era l'alfiere delle Bande Nere si svestiva e si infilava furtivo accanto alla sua donna.
Quella mattina Artemisia non era riuscita a destare Braccio, allora ne aveva piuttosto approfittato per ritrarlo mentre il sole dorato faceva avvampare i colori del suo studio. Aveva indugiato a lungo in quel piacere, contemplando senza fretta quei lineamenti non ancora completamente maturi rilassati nella quiete del riposo, il viso appoggiato alle braccia e la schiena nuda che emergeva come un'isola dal candore delle lenzuola.
Braccio si era destato dal lungo sonno ristoratore solo a met pomeriggio, scoprendosi affamato di cibo e della sua donna. Aveva saziato ogni suo appetito con un'allegria che da tempo non provava, solo per ripiombare in quell'oblio rigeneratore, svegliarsi alle ore piccole della notte, esigere nuovo nutrimento per i suoi sensi e immergersi nuovamente nell'abbraccio di Morfeo fino all'alba successiva.
In sogno riviveva ogni suo dialogo con Anceste, anzi, gli pareva che proprio in quel territorio etereo potesse continuare quella conversazione e trovare la guida di cui aveva necessit per imboccare la via di Afrodite. Ogni sogno iniziava con il periplo della balconata e la contemplazione della stupefacente dualit della Da; il profumo vivido del glicine risvegliava i suoi sensi, la pienezza del melograno restava presente nella sua mente come un auspicio: erano due amanti complementari abbracciati in un intreccio indissolubile: uno era forte e contorto, dai fiori effimeri ma potentemente sensuali, l'altro era asciutto e vitale, con frutti coriacei ma gravidi di un cuore fertile.
Ogni sogno gli lasciava visioni e ispirazioni per accostarsi alla Da, quasi che Anceste lo aspettasse ogni volta per suggerirgli un espediente senza per mai tenergli una vera lezione.
Apparentemente dimentico della propria prigionia, Braccio non aveva pi insistito per uscire di casa, n andava a smaniare alla finestra; piuttosto aveva mandato Salvestro per certe commissioni, armato di denari e certe lettere vergate con l'aspra calligrafia che Braccio non aveva mai coltivato, tanto che in capo alla giornata il cortile si riemp di legni e ferri come Artemisia non ne aveva mai visti, che il suo uomo si diede un gran daffare ad allestire in una serie di mobili bizzarri attorno ai quali andava facendo una grande pratica di gesti possenti e sguaiati.
Ormai da qualche giorno quell'attivit frenetica aveva preso Braccio. Si alzava presto, subito attivo e affamato, consumava una colazione che pareva il pasto di un reggimento e andava subito in cortile, mentre Artemisia si destava e restava a contemplarlo dal balcone mentre si aggirava tra quei bizzarri pezzi d'arredamento sollevando e posando casse e secchi pieni di pietre, compiendo evoluzioni, balzi, volteggi; il cuore della pittrice soffriva sempre un poco quando indovinava in certi movimenti le poste e le mosse tipiche dell'Arte del combattimento, come pure aveva in uggia il grande manichino di legno che Braccio usava per misurare certi suoi bruschi movimenti. Terminata quella routine, l'entusiasmo di tutto quel movimento trovava il proprio sfogo nel letto, dove Braccio non mancava di celebrare con la sua donna il piacere del corpo, prima di sprofondare in un sonno profondo fino al meriggio, quando si destava per mangiare e rincominciare daccapo.
La sera era misurata dal calare della luce; le affettuosit tra le lenzuola potevano racchiudere pi dolcezza degli entusiastici amplessi diurni, tuttavia la spossatezza prendeva presto le membra dell'uomo che cercava volentieri il sonno e i sogni che con esso giungevano.
Dopo una settimana di quella nuova esistenza, Artemisia si scopriva irrequieta: quell'improvviso mutamento in Braccio l'aveva all'inizio compiaciuta, aveva vissuto con vittorioso piacere la sua vitalit, le attenzioni esuberanti che le dedicava, il semplice fatto che non accennasse pi a voler uscire di casa ma che avesse d'un tratto preso a dirigere la loro vita come dovrebbe fare un gentiluomo, mandando il servitore a far commissioni; tuttavia con il passare dei giorni un nuovo tarlo la stava rodendo da dentro, un'inquietudine che ancora non riusciva a nominare.
Braccio si dedicava rigidamente ai propri allenamenti, modificando ogni poco il proprio mobilio per cercare nuovi movimenti da far fare al suo corpo che ogni giorno riprendeva pienezza e tono; mandava Salvestro a comprare al mercato, decidendo lui stesso quale cibo dovesse comparire sulla mensa, schifando le carni e riempiendo la cucina di maleodoranti prodotti degli orti che divorava con bestiale voracit senza pi curarsi nemmeno di far preparare in maniera signorile, ma prediligendo certe spezie grevi e certe erbe pungenti.
In casa non si era mai vestito in maniera curata, girando spesso in camicia e senza braghe, ma negli ultimi giorni non si era mai vestito per nulla, lasciando le proprie spalle nude respirare l'aria dell'autunno incipiente; si lavava spessissimo e aveva incominciato a curare da solo persino il taglio della barba e dei capelli.
Se il corpo nudo del suo uomo era per Artemisia banalmente eccitante, averlo completamente svestito per tutto il giorno, anche in quei momenti in cui la comune decenza avrebbe preteso diversamente, la stava mettendo a disagio;
dal canto suo, Braccio pareva non curarsi minimamente della cosa, restando a lombi scoperti persino mentre si raccomandava con Salvestro sui dettagli delle commissioni al mercato.
Sei cambiato. si decise, quella sera, a proferire Artemisia mentre cenavano insieme come sempre sulla met apparecchiata del tavolo dello studio, accanto a i vasi delle pitture a olio e le bottiglie di trementina.
Sto bene. disse lui tra un boccone e l'altro.
Voglio dire... sei diverso.
Non mi pare. Sono sempre io.
Certo che sei te, mica ti hanno scambiato. Solo che  una settimana che ti comporti in maniera strana.
Mi sto rimettendo a posto. La vita di citt mi aveva infiacchito, ho trovato il sistema di compensare. Non sei contenta?
Certo. disse lei un po' troppo in fretta, Solo che... mi hai un po' sorpresa.
Sorpresa? Vabb! Non volevi che restassi in casa con te a proteggerti? Non sono pi uscito, o sbaglio?
Vero.
Non vuoi avere un amante capace di tutto? propose lui con quello che credeva essere uno sguardo malizioso.
Fin troppo. si lasci sfuggire lei ritraendosi istintivamente dall'ennesimo assalto amoroso.
Come? Quasi ti lamentavi che non facevamo abbastanza l'amore! E adesso che fai? La pudica?
Braccio! esclam Artemisia fermandolo, Stai buono un po'!
Che c'? lui era genuinamente confuso, Non vuoi?
Non ti senti bene?  perch mangi quelle schifezze e non ti muovi mai.
Non mi sento tanto bene, no. Ma non  per quello che mangio. Te, piuttosto!
Che?
La smetti di mangiare cavolo e farinata ogni poco?
Il palmentio, il pasto del legionario. declam con orgoglio, Quello che serve a fortificare il corpo senza infiacchirlo con il peso della digestione.
E a puzzare di scureggia tutto il giorno.
Chi mangia bene, si sente di dietro. Una perla di saggezza popolare.
E poi, potresti vestirti almeno per cenare?
Braccio si guard il corpo nudo come se si accorgesse per la prima volta di non avere vestiti addosso: Perch? Tutt'un tratto non ti piace guardarmi? Eppure mi pareva proprio il contrario...
Sai bene quello che voglio dire!
No che non lo so, se non lo dici. Non sono mica indovino, io. scherz lui.
Spazientita, Artemisia sbuff alzandosi in piedi e facendo un passo indietro come mettere pi distanza tra di loro:
Non  decente che tu stia tutto il giorno ignudo, non si fa.
E perch? Io ci sto bene, a te dovrebbe garbare...
E Salvestro?
Non mi ha mai detto che gli dava fastidio.
Artemisia afferr il primo vaso che aveva a portata e glielo lanci addosso: Braccio fu fulmineo ad afferrarlo al volo e a posarlo sul tavolo, liberando le mani per intercettare il secondo e il terzo oggetto volante, ridendo.
Esasperata, lei gli si fece vicino e fece per schiaffeggiarlo, ma lui le afferr le mani saldamente e la trasse vicina per baciarla. Artemisia si divincol da quell'abbraccio, scalci per allontanarsi e riconquist la propria libert.
Basta! Fatti passare questi bollori e non ti sognare di importunarmi stasera, ch ho da riposare, per una notte, almeno.
Lui la guard un poco, dapprima senza capire; poi apr un sorriso raggiante e diede un'alzata di spalle: Sta bene! Buon riposo allora. Io torno un po' in cortile prima di dormire.
Cos detto, fece un fagotto degli avanzi della cena e si affrett gi dalle scale, lasciando Artemisia confusa e stupita da sola nella luce del tramonto.
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21 Settembre 1529. Sera, dal Campo delle Bande Nere al Ponte Vecchio.
Di una banda di vecchi commilitoni che va a far birbonate e trova una sorpresa.
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Nella luce calante del tardo pomeriggio, un drappello a cavallo prese le mosse dal campo fortificato delle Bande Nere con l'umore di chi abbia ottenuto una licenza da tempo ambita. Non si scorgevano corazze o bandiere da guerra, n i corsieri erano bardati; abiti freschi di bucato, candide fasce al braccio, cappelli impiumati di recente, facevan bella mostra di s sotto le cappe portate per abitudine e buona misura. Solo le rotelle agganciate alle selle tradivano l'intenzione di poter andare a far qualche birbonata con il calar della notte.
I cavalieri discesero ridendo e cantando rime sconce l'erta Costa san Giorgio, smontarono una volta giunti nella
piazzetta de' Rossi, dinanzi la chiesa di santa Felicita e lasciarono le redini ai palafrenieri. Si dettero a battere le osterie del quartiere, facendo suonare scudi d'argento sui tavoli degli osti per non vedere occhiate torve ed essere tacciati di prendere senza voler pagare.
In breve tempo avevano gettato lo scompiglio tra le calli tortuose d'Oltrarno, somministrando senza avarizia pedate e schiaffoni a ogni ozioso che non fosse lesto abbastanza da levarsi di torno e a ogni ruffiano o cicisbeo che avesse avuto la malsana opinione di poter trarre diletto da quella rude compagnia.
Orso si era fatto accompagnare dai serragenti anziani, Orco e Cavadenti, da Marcio, Grigio e Grosso, oltre che da un pugno di veterani di spirito sanguigno; Arteficio e Formica chiudevano il numero del gruppo, per la prima volta dopo giorni fuori dalla custodia del campo. Non si poteva dire che fosse una compagnia di primo pelo, n che non si sapessero divertire. Nonostante l'abito da festa, tutti portavano le lame al fianco: la lunga spada da lato e il pugnale.
Quando fu chiaro a tutti, specialmente ai fiorentini, che erano dell'umore di combinare qualche guaio, si ritrovarono ai cavalli dove presero su gli scudi e si diressero in allegrissima brigata verso il Ponte Vecchio, continuando a cantare un ritmo sguaiato punteggiato di parole non pudicamente ripetibili.
I mastri beccai avevano da ore lasciato gli ammazzatoi e le botteghe in mano ai braccianti; con il sole al tramonto erano rimasti gli ultimi lavoranti a pulire e lavare i banchi e i pavimenti dal sangue e dal grasso del loro mestiere.
Quando la compagnia prese a salire il ponte, le botteghe che si aprivano su entrambi i lati si misero leste a sportello, serrando le imposte e le porte al passaggio di quei bravacci.
Orso raggiunse il colmo del ponte, dove le botteghe lasciavano un poco di spazio aperto alla vista del grande Arno che scorreva noncurante. Assapor per un attimo la brezza del fiume che rinfrescava la calura della tarda estate, inspir l'aria carica dell'afrore familiare: l'odore del grasso e della carne che asciugava all'aria, il sottile lezzo degli scarti che marcivano dove i garzoni troppo pigri non giungevano a pulire ammodo, ma anche l'odore ferroso del sangue che gli faceva allegare i denti.
Si guard un poco attorno, i serragente accanto a lui che valutavano alla stessa maniera le sponde: il ponte pareva deserto, tutti i lavoranti si erano asserragliati dietro i massicci sportelli di legno ferrato chiusi dall'interno delle botteghe, ma dietro di loro, sulla sponda d'Oltrarno, una folla di curiosi, ormai certi che gli stivali della compagnia non rappresentassero pi un pericolo per le loro terga, si assiepava senza metter piede sul ponte; analogamente sulla sponda destra si era fatta massa di gente richiamata dai clamori, che oziava prima di tornare a casa per cena ed era di tutta l'intenzione di farlo con un buon argomento su cui chiacchierare.
Cavadenti diede di gomito al capitano ammiccando a un paio di garzoni, resi ben visibili nella folla dalla giubba con lo stemma dell'arte, che si davano gran daffare per farsi largo e correre verso il Bargello, certo per chiamare i birri.
Ad un cenno di Orso, Grigio prese a bussare forte a una bottega con il pomo del pugnale, chiamando a gran voce: Aprite! Aprite subito! Aprite ora e potrete tornare a casa vostra con tutte le dita attaccate alle mani!
Gli altri uomini gli diedero man forte ad alzare la voce in un clamore di grida e minacce sempre pi alto. Il pubblico sulle sponde rumoreggiava non sapendo cosa pensare di quello che vedeva e sentiva; Orco e Cavadenti tenevano d'occhio ciascuno una sponda, leggendo l'umore della folla; per buona misura mandarono gruppetti di uomini da entrambe le parti in modo che si assicurassero che le altre botteghe restassero ben serrate e che nessun balordo venisse preso da abbastanza coraggio per calcare le pietre del ponte e venire a interrompere quel lavoro. I veterani presero a buon sentimento la cosa: passeggiarono disinvolti, guatando ogni sporto e saggiando ogni maniglia come se potessero decidere di dedicarvi le proprie attenzioni, infine si appoggiarono a pochi passi dal limitare del ponte, le mani alle else, sfidando i cittadini a incrociare il loro sguardo con sorrisi ferini.
Orso lasci scorrere un poco di tempo in quella maniera, poi fece cenno ad Arteficio: questi trasse con attenzione, ma anche con un sorriso contento, un piccolo vaso di bronzo dalla propria sacca, lo mise nelle mani di Marcio che lo resse quasi con reverenza mentre l'ingegnere armeggiava con una scatola di legno lucido caricando una molla con la lunga chiave. Una pioggia di scintille si sprigion quando la ruota venne liberata, accendendo la miccia dell'ordigno; Marcio fu lesto e preciso a voltarsi e gettarlo attraverso una finestrella che si apriva in alto, sopra gli sportelli.
Subito udirono voci terrorizzate provenire da dentro, videro un denso fumo sprigionarsi da ogni apertura ci fosse, al piano della bottega ma anche al di sopra; la porta si spalanc tosto, facendo uscire quattro garzoni in preda alla tosse e al panico.
La folla stava seguendo il tutto con il fiato sospeso; un sommovimento la percorse alla vista del fumo, in molti gridarono all'incendio. Quando i soldati acchiapparono i garzoni e presero a somministrar loro pugni e calci, in molti rumoreggiarono, chi parteggiando per quegli sgherri prepotenti, chi per gli inermi; quell'amalgama di opinioni punteggi il pubblico di estemporanee risse, perlopi scazzottate liberatorie anche se qualche disgraziato si trov lanciato in Arno da mani troppo entusiaste.
Sul ponte i soldati si presero la briga di malmenare ammodo i quattro poveracci che avevano osato opporre loro un uscio chiuso: manrovesci e pugni al ventre costituivano il repertorio fondamentale, non sarebbe stato decente nemmeno per la pi infima delle Condotte Mercenarie svaginare una lama contro un popolano inerme.
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21 Settembre 1529. Tramonto, San Lorenzo.
Di come ogni buon piano necessiti di un certo grado di improvvisazione.
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Avevano discusso, modificato, adeguato e infine votato il piano, come era uso nella Compagnia. Ogni uomo aveva avuto la possibilit di dire la sua, persuadere gli altri o se stesso della condotta migliore da tenere e, infine, ciascuno si era presa la propria parte di responsabilit per la miglior riuscita dell'impresa.
Erano riusciti a muoversi alla spicciolata per la citt durante il pomeriggio, a coppie, confusi tra la gente del mercato con le cappe a camuffo per celare il cremisi. Zoofilo aveva ingaggiato un mulattiere amico suo per contrabbandare a dorso di mulo tutta la roba che serviva loro senza dare nell'occhio; Cacciatore lo aveva riscontrato nella rimessa dove avrebbero fatto massa, si era assicurato di non
avere occhi indiscreti attorno e, assieme, avevano raddobbato un carretto per la bisogna.
Al calar del sole, erano infine tutti giunti e pronti a muoversi; il mulattiere seduto tra le sue bestie a consumare felice il suo compenso in vino schietto.
Il Mantegna aveva il comando, nonostante nel loro numero ci fosse Diamante che deteneva un grado pi alto: del resto era un'operazione di fanteria e il luogotenente di cavalleria era un poco fuori dalla propria abitudine. Con i suoi occhi chiari ispezion gli uomini, sorrise loro per rassicurarli della bont del piano mentre si assicurava che tutto fosse al proprio posto. Tanto per ribadirlo, anche se so che nessuno di voi scocc un'occhiata a Malanima, si lamenterebbe, vi ricordo che non prenderemo le vie sotterranee per non pestare i calli ai Plutonici: abbiamo un momento un poco teso con loro e non ci servono altri avversari in questa battaglia.
Per sarebbe stato pi semplice passare da sotto e sbucare sotto il culo ai monaci. non si risparmi Malanima nonostante l'ammonimento.
E te vorresti calcare i sentieri del Drago con corazze e tutto il resto? Troppo rischioso e comunque nessuno ci garantisce che non abbiano trovato e non tengano sorvegliato l'accesso. Te, piuttosto, stai bene alle costole del nostro Elia: se fa una mossa sbagliata...
...gli do una coltellata. Senza offesa, eh! soggiunse rivolgendosi all'assassino.
Nessun problema, rispose calmo quello, farei la stessa cosa al tuo posto.
Il Mantegna contempl ancora gli uomini. Cinque di
loro, oltre a Elia, portavano le tonache sottratte la notte prima agli assassini; con le corazze da breccia sotto quei panni parevano dei colossi. Rivolse una prece a Fortuna, che fosse loro favorevole e annebbiasse la vista dei nemici quel tanto che serviva per farsi schiudere una porta. Altri tre, compreso lui stesso, si sarebbero nascosti sul pianale del carretto assieme al resto dell'attrezzatura.
Cacciatore rientr nella rimessa trafelato: Sono partiti! Tre gruppi di tonache a passo svelto: una ventina in tutto. scocc un'occhiata a Elia.
Ne restano altrettanti dentro, se non hanno rinforzato in questi giorni.
Capito gente? fece il Mantegna, Venti o trenta monachelli posseduti dai demoni: una passeggiata di salute! Ora mettete in un cantuccio le vostre paure e pronti a muovere! Orso ci sta comprando del tempo, sperate che non lo paghi con il suo sangue.
Ognuno comp il proprio rituale per accantonare ogni timore in un nodo stretto, serbando per la notte il momento di soffrire l'angoscia che avrebbe rallentato la propria decisione durante l'impresa.
Nella luce morente del giorno che arrossava le pareti dei palazzi si avviarono a passo tranquillo, sei monaci che accompagnavano un carretto con un mulo, tonache e cappucci che nascondevano le figure.
Svoltarono dalla viuzza nello slargo prospiciente la grande navata e presero a destra, addentrandosi nel cantiere deserto dell'opera di san Lorenzo. Da anni si stavano facendo lavori per ampliare il tempio e aggiungere una biblioteca al complesso capitolare; l'avvento dei Maestri e l'occupazione cristiana aveva mutato le icone e il culto, ma non aveva fatto abortire le intenzioni della Signoria di dar seguito all'opera. Al tramonto non vi erano pi manovali al lavoro sulle impalcature o nei cortili; le strutture lignee restavano erette e incustodite come un labirinto verticale.
Addentrandosi sotto i ponteggi, raggiunsero il portone della rimessa dal quale per tutto il giorno ci doveva essere stato un via vai di carretti come il loro; quando furono a dieci passi di distanza, una delle ante si schiuse con solerzia al loro arrivo e un monaco a capo scoperto usc loro incontro scrutandoli nella poca luce che arrivava.
'sa ghe fa qua, cancari? Ve xeo ensemenii? Chii intrighi la no i 'xe da portar qua.
Il monaco scrutava l'inatteso carico con occhi ogni momento pi sospettosi. Zoofilo imprec tra i denti mentre calcolava lo spazio tra di loro: troppo per lanciarsi all'attacco senza che l'altro gridasse l'allarme o rientrasse nella porta; n sapeva quanti altri assassini fossero di guardiola dietro le ante.
Diamante continu a camminare tirando la briglia del mulo. Xemo rivai ancuo, mona ti sar ti! No a xe a cesa dea Crose 'sta qua?
Ma varda! Questa xe San Lorenso, no xe mia colpa vostra che xe rivai ancuo! Gir chel caro e 'nde da che altra parte.
Lo scambio aveva fatto chiudere loro la distanza a sufficienza; Diamante scatt in avanti tirando una pugnalata secca da sotto in su al centro del petto del monaco: sent la punta sfondare la tela e il giubbone prima di penetrare nella carne trovando il plesso solare e il cuore. L'uomo si 
accasci prima ancora di rendersi conto dell'attacco; il soldato lo sorresse appoggiandolo da una parte mentre Zoofilo, Argo e Serparo entravano lesti per la porta, i pugnali pronti nelle maniche delle tonache. Il rumore di un breve tafferuglio disse a tutti che avevano trovato resistenza, ma non ebbero tempo di preoccuparsi che le ante si schiusero per farli entrare, carretto e tutto.
Non sapevo tu parlassi veneziano. fece Zoofilo a Diamante.
Vizio di famiglia. Di solito non serve a niente.
Il caporale apr la mappa che Formica aveva disegnato per loro a memoria delle piante che aveva visto anni addietro, si orient brevemente confermando la presenza dei passaggi che portavano fuori da quell'androne. Dobbiamo arrivare qua, nella cripta sotto la sala capitolare.
Questa mappa non torna gran che: il cantiere ha cambiato parecchio le cose. Ci sono porte murate e nuovi passaggi; qui c' una scala e questa stanza  stata divisa da una parete. La sala che dici te  tutta sventrata dal cantiere. disse Elia, Un accrocchio di impalcature e materiale ammucchiato.
Il posto perfetto per un'imboscata. si sent la voce di Malanima.
Fosse anche! Voi non vi levate le tonache: sfruttiamo il pi possibile la sorpresa. Argo e Serparo, restate qui:  vitale che non ci taglino la via della ritirata. Prepariamo tutto e vi aspettiamo.
Bene. Elia, cosa dobbiamo aspettarci l dentro?
Questo non  un dormitorio: tutti gli assassini qua
sono di guardia e all'erta. I pharmaci somministrati. Ancora non  abbastanza buio per usare l'atropo all'aperto, ma se non ci sono lumi accesi dentro, chi  di guardia la sta usando.
E il veleno sulle armi?
Lo usano tutti, ma non  di quello buono: solo gli scarti o roba vecchia. Nonostante, il contatto con la carne brucia e toglie l'uso degli arti.
Sentito gente? Massima attenzione. Un graffio significa avere un braccio o una gamba invalidi e crepare come fessi. Torce accese e guanti.
La tattica  sempre la stessa?
Certo. Il piano non  cambiato: assalto frontale!
Il Mantegna avrebbe voluto avere pi compagni in quell'impresa; almeno una squadra al completo. Invece non poteva contare che su un terzo di quel numero, contando il fatto che Malanima dovesse dare tutta la propria attenzione a Elia.
Certo, il capitano aveva dato la fiducia a quell'uomo rinato dalla possessione, ma nessuno se la sentiva di rischiare la pelle sull'impressione di Orso, per quanta stima potessero avere nel loro comandante.
Del resto dovevano solo entrare, percorrere ottanta braccia di corridoio fino alla sala capitolare, trovare l'accesso alla cripta e tornare indietro: forse duecento braccia di cammino in tutto, quattrocento con il ritorno.
E trenta assassini che li attendevano nelle ombre.
Lasciando Argo e Serparo a tenere aperta la via di fuga restavano in cinque oltre al prigioniero e Malanima; quattro tonache, tutti in corazza. Spade da lato e pugnali, torce,
pistole a ruota con gli apostoli pronti. Si era portato Ercole, il gigante della compagnia del signor Lucantonio Cuppano, che da solo trasportava oltre alla propria roba ottanta libbre di ariete manesco, un tronchetto di castagno stagionato religiosamente, con la testa munita di bande ferrate e due ottimi maniglioni: non ci sarebbe stata porta che avrebbe retto a lungo il suo garbato bussare.
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21 Settembre 1529. Sera, sul Ponte Vecchio.
Di un incontro con i birri e di una cordiale rimpatriata.
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Orso entr nella bottega attraversando il fumo acre che andava dissipandosi. Accanto a lui Arteficio sgattaiol lesto per recuperare il fumogeno scarico, facendo attenzione a non ustionarsi le mani mentre lo raccoglieva con cura usando uno spesso guanto di cuoio.
Il capitano indugi un poco nei ricordi, fece scorrere lo sguardo su suppellettili familiari che non avevano mutato di posto negli ultimi venti anni, ritrov i grandi ceppi di olivo scuriti da anni di grasso penetrato nella fibra e fittamente incisi da migliaia di colpi di mannaia, i ganci di ferro che attendevano di ghermire cosci di capretto e quarti di maiale.
Grigio e Marcio, entrati dietro di lui, ad un cenno di comando avviarono a devastare la bottega, ribaltando e spezzando i mobili, smurando le gancere dalle pareti, trascinando in strada quanto non fosse troppo pesante per essere mosso.
In quel mentre, Orso si incurios di uno scrigno incongruo, un forziere che non era mai stato nella bottega: era un bauletto da viaggio lungo due braccia e grosso come il torace di un uomo, un guscio leggero di legno laccato, ben bandellato in ferro e munito di una gran bella serratura che lo sfidava con il suo monocolo. Ci che lo fece risolvere a ordinare che fosse portato via fu l'arme del Serraglio che faceva bella mostra di s sul coperchio.
Mentre Grigio usciva con il forziere in spalla, la voce di Grosso arriv fin dentro la bottega: I birri, capitano!
Tolti i tre che ancora tenevano d'occhio la folla di Oltrarno, tutti si radunarono sul ponte a fronteggiare il drappello dei birri che saliva dal Cardo: erano una squadra al completo, venticinque uomini in giubbone ed elmo con tanto di ronche e rotelle. I garzoni dovevano essere stati davvero convincenti nel descrivere il pericolo, forse avevano raccontato che la bocca dell'Averno si era aperta vomitando le legioni di ogni epoca per distruggere la citt partendo proprio dalle botteghe dei beccai.
Capitano Brigo! Che piacere. Mi avevano detto che l'Ardimento era d'ingaggio in Firenze ma non mi aspettavo l'onore di questa visita. celi Orso cavandosi il cappello per salutare.
Capitano Orso. rispose l'altro da sotto l'elmo, Nemmeno io mi sarei atteso di trovarvi cos malamente impegnato a far birbonate. Credevo che i vostri affari fossero ben altri e non certo rivolti contro i bravi cittadini di Firenze.
I birri, tutt'altro che inesperti miliziani, si erano disposti su tre ordini dietro il proprio capitano, lasciando quel poco di spazio necessario a farlo rinculare, fosse stato obbligato, al sicuro sotto le lunghe aste delle ronche. In quello spazio limitato rappresentavano una formazione micidiale, ardua da avvicinare men che meno da vincere.
Orso aveva con s dieci dei pi incalliti mercenari della Compagnia, non contando il segretario e l'ingegnere. Singolarmente, forse, ciascuno dei suoi contava bene due degli uomini dell'Ardimento o non avrebbe potuto continuare a dire di capeggiare la miglior compagine d'Italia; tuttavia non indossavano corazze n avevano con loro armi da guerra e di rotelle ne contavano sei soltanto per formare una linea. Inoltre, sebbene lui si atteggiasse con gran sicurezza di s, le costole convalescenti gli dolevano tanto da non permettergli di ingaggiar battaglia con uomini del valore di quei mercenari esperti, facendo mancare il suo brando alla pugna.
Avrebbero potuto ripiegare un poco, fino al colmo del ponte dove avrebbero potuto prendere la linea avversaria sui fianchi mentre questa si affacciava dalle cantonate delle botteghe. Ma anche in quel caso avrebbero dovuto affrontare le lunghe e pesanti ronche con spade e rotelle, confidando in qualche trucco sporco e la benevolenza di Fortuna per strappare l'armi di mano a quegli uomini addestrati.
Tutte queste considerazioni erano un semplice esercizio di strategia, che nasceva naturale nella mente del capitano: non aveva intenzione di attaccar battaglia con quegli uomini che conosceva di persona per aver combattuto pi volte, assieme o contro di loro, in pi di una battaglia.
Si accost al proprio omologo, sorvegliando con la coda dell'occhio i propri uomini che si disponevano con fare casuale in una linea alle sue spalle, pronti a imbracciare le armi. Fermandosi di fronte all'altro, a meno di due passi di distanza, attacc con la calma di chi avvia un negoziato: Brigo, non siamo qui per attaccar battaglia con voi, ch ne avremmo tutti da rammaricarcene.
Di questo me ne posso dire lieto. Tuttavia, capite che non  lecito che veniate a fare il comodo vostro ai danni dei leali cittadini cos, senza una ragione.
Le ragioni ci sono eccome! Ma non sono questione pubblica, n riguardano la lealt delle nostre bandiere a una o l'altra causa.
Sono affari privati, dunque?
Familiari.
Addirittura? Brigo affett un'espressione compiaciuta facendo baluginare il sorriso dall'ombra dell'elmo, Se  davvero questo il caso, non abbiamo nulla da temere per i buoni cittadini, nevvero?
Vi garantisco che  questo e nessun altro, il caso. anche Orso affett la migliore espressione urbana, I bravi fiorentini non hanno nulla da temere da noi, almeno finch non saltasse loro in testa di volerci tirare qualche scherzo.
Brigo si accost un passo ancora, profittando del movimento per controllare i propri uomini, che stavano attenti con le armi inalberate gagliarde ma pronte a calare. Guard l'altro direttamente negli occhi, i paragnatidi dell'elmo che lasciavano intendere solo lo sguardo e la chiostra dei
denti incorniciata dalla barba. Continu abbassando la voce e passando a un registro pi confidenziale: Orso, ci conosciamo da un pezzo, mi pare.
Almeno diciotto anni, Brigo.
L'Ardimento  qui per tenere l'ordine in citt.
Un ingaggio non meno onorevole di altri. Orso sapeva che fare i birri per una compagnia d'arme non fosse il massimo dell'aspirazione, per quanto rappresentasse una borsa facile da intascare.
Abbiamo ordini e disposizioni, oltre a qualche consiglio pressante.
Stai cercando di dirmi qualcosa senza essere scortese?
Ci  stato raccomandato di trattenere certi sospetti, per essere questionati discretamente su certi accadimenti.
Quali 'sospetti'?
Suvvia, Orso. Son certo che gi ti  giunta voce che stanno cercando certi tuoi uomini da un paio di settimane. Non so che diamine ci sia dietro, cosa abbiano combinato o a chi... Cos' quella? lo sguardo di Brigo si era distratto su un movimento alle spalle di Orso.
Buonasera, capitano Brigo. salut compostamente Arteficio, Quanto tempo che non abbiamo il piacere di chiacchierare, nevvero?
Buonasera, Arteficio. rispose con naturale cortesia il capitano dell'Ardimento, non senza una nota allarmata nella voce, Non sar mica una granata, codesta?
Oh! Questa? fece l'ingegnere come se scoprisse allora di avere per le mani un vaso di terracotta grosso come un popone dal quale pendeva una spessa miccia intrecciata, Casualmente, direi di s. E pare anche una di quelle fatte bene, ripiena di chiodi e palle di ferro.
Orso, che intenzioni avete?
Non pretenderai mica che lasci arrestare i miei uomini senza opporre un poco di resistenza, nevvero?
Questo va oltre la decenza del confronto marziale. Posso capire di difendere l'onore dei vostri uomini con la lama, ma usare tali artefici non rientra negli usi. Inoltre sarebbe un rischio enorme anche per voi, ch qui non c' posto per sfuggire per nessuno.
Entrambi gli ufficiali erano consci del potenziale distruttivo di una granata in uno scenario del genere: tre dozzine di uomini allo scoperto, chiusi tra due pareti parallele che impedivano loro la fuga; la detonazione avrebbe scagliato tutto attorno una scarica di frammenti affilati di terraglia e mitraglia, contro cui i giubboni e men che meno gli abiti sarebbero stati inutili; le pareti di pietra delle case avrebbero rimbalzato indietro quanto avesse mancato di cogliere un bersaglio, raddoppiando la minaccia. Ci sarebbero stati diversi morti, molti feriti gravissimi e probabilmente nessuno se la sarebbe cavata senza un proiettile conficcato nel corpo.
Ti immagini? Orso mantenne il tono confidenziale con il proprio omologo, Non intendo certo minare le fondamenta della tua compagnia, n vedere i miei uomini sanguinanti sulle pietre di questo ponte.
Brigo tacque attendendo che l'altro proseguisse, gli occhi che sorvegliavano Arteficio.
Solo, pensavo che sarebbe divertente vedere che effetto potrebbe avere una granata del genere nella folla, se dovessimo varcare ai tuoi ordini il ponte e dirigerci verso il Bargello.
Nella folla?
Guardali, i fiorentini. Assiepati come il miglior pubblico delle grandi occasioni. Gi pregustano l'odore del sangue, gi scambiano scommesse su come finir questa nostra chiacchierata. Sicuramente, se ci arresti, gioiranno e acclameranno i birri che mettono ordine in citt traducendo i pagani prepotenti alle carceri.
Vorresti usare quell'affare sulla folla?
Arteficio  bravo, lo conosci. Anche se non  il primo ad allenarsi, sa bene come scagliare quell'affare abbastanza lontano e con il tempo giusto in modo che la miccia finisca prima che tocchi terra. Gliel'ho visto fare pi di una volta, sai? Cos non rischia che il guscio si cretti e perda di spirito esplosivo, n che la mitraglia si spenga troppo scaricandosi sul terreno.
E poi, il muro di carne umana ci proteggerebbe dal peggio della scarica. comment Brigo rapito dalla consuetudine marziale.
Vedo che ho la tua attenzione.
Che vuoi da me, allora?
Intanto che continuiamo a chiacchierare amabilmente per un poco, intrattenendo la cittadinanza che di certo si star chiedendo cosa si aspetti a menar le mani.
Conversazione?
Per ora, s. Non mi hai ancora chiesto di che affari si trattino.
Cosa?
Gli affari per cui siamo venuti a batter garzoni sul
Ponte Vecchio.
Mi hai detto che sono fatti privati, giusto. Nondimeno dovrai rispondere dei danni alla bottega e i Beccai vorranno che si commini una sanzione adeguata.
La potente Arte dei Beccai! Nondimeno.
Non li prenderei sottogamba, fossi in te: sono parecchio influenti e popolari. Del resto  il loro mestiere che permette di imbandire le tavole di tutta la citt, altrimenti sarebbero pollastri e minestre.
Conosco bene i Beccai, amico mio. sorrise Orso, N ti devi prender cura che ci saranno rimostranze per i danni: del resto un fiorentino sar pur libero di fare il comodo proprio con la sua roba, o no?
La sua roba? Vorresti dire che questa bottega  tua?
Della mia schiatta. Ora la gestisce mio fratello maggiore, Zanobio de' Leoni, ma  tanto sua quanto mia.
Guarda te che diamine mi tocca di sentire! Non siete mica normali, voi fiorentini!
Per via che ci si possa far dispetti tra fratelli?
Per via che passate dall'essere bottegai a capitani d'arme senza la minima decenza. In tutto il mondo sono i cavalieri che prendono le armi.
E lo sono, cavaliere! Armato nel sacrario di Marte in Parte Guelfa, come si conviene a ogni cavaliere fiorentino.
Voglio dire che non sei nobile di schiatta.
Ah! Quello! affett Orso calcando un discorso gi sentito mille volte, In Firenze la nobilt non  un dono gratuito del sangue, non  nascendo per la grazia di Fortuna in una famiglia con un blasone sull'uscio che ci si garantisce la nobilt. Sono le gesta di un uomo che ne definiscono la levatura, la sorte  un privilegio antico che non si attaglia all'operosit dei fiorentini.
Cos facendo, ne converrai, mettete in imbarazzo l'altrui percezione, ch non  cosa consueta e diffusa vedere un cavaliere tornare a casa nella bottega d'un beccaio.
N  cosa consueta, altrove, che la casa d'un beccaio sia un palazzo accosto ai quartieri delle consorterie, n che le citt siano in sostanza rette da governi di Popolo.
Il Popolo Crasso, tuttavia.
Certamente. Gli artigiani che hanno fatto di questo borgo il centro del mondo.
Al pari delle consorterie che altrove innalzano i propri vessilli.
Combattendo guerre con i nostri danari. sorrise alfine Orso per chiudere la disputa.
Nel mentre, Orco e Cavadenti avevano tenuto gli occhi sulla folla di ambedue le sponde: potevano leggere come in una mappa la distribuzione dei vari gruppi, che riconoscevano facilmente come macchie di colore. I lavoranti delle Arti si raggruppavano assieme, formando capannelli punteggiati dai colori dei mestieri sulle giubbe o sulle berrette; i giovani gi pronti per la serata erano macchie vivaci di rossi e azzurri, con gli alti cappelli alla moda che svettavano sulla folla, ma i serragente cercavano le macchie nere in quel carnevale, le tonache dei frati predicatori che marcavano la presenza degli assassini. Mentre i capitani chiacchieravano urbanamente, avvistarono tre gruppi di frati farsi largo per approcciarsi al ponte da strade differenti. La folla era restia a cedere i posti da dove potessero
vedere meglio o raccogliere le voci di prima mano, sebbene l'abito religioso incutesse un certo rispetto.
Arrivano, Orso. diede voce Cavadenti lasciando il proprio posto d'osservazione, Niente ancora in Oltrarno.
No, ma stanno passando il Rubaconte. soggiunse Orco che aveva buttato uno sguardo al ponte a monte del loro, anche quello gremito di folla curiosa.
Rivolgendosi a Brigo, Orso spieg: Stavamo aspettando gli zelanti monaci predicatori dietro cui, sospettiamo, si celano certi nostri antagonisti.
Siete nemici dei domenicani, adesso? Cosa fate, battaglia di sermoni?
Non credere che siano meno pericolosi dei lanzichenecchi. Oggi prendono a bersaglio le Bande Nere, domani toccher all'Ardimento e a tutti gli altri fratelli in Marte.
Non essere assurdo, Orso. Sono monaci cristiani. Dotti ed eruditi, infervorati dai loro ideali, ma pur sempre monaci.
Eppure sotto quelle tonache c' tanto posto per celare lame e veleni. Non favello per figure.
Non sono qui per contraddire la tua parola, ma non pretendere che la faccia mia.
Non lo pretendo, non senza che i tuoi occhi vedano.
Capitan Brigo azzard: Volete rincasare, dunque? Cedere il campo?
Non ancora. Abbiamo a guadagnare ancora un poco di attenzione e soddisfare la fame del popolo, non credi? Poi ci scorterete fino alla piazzetta de' Rossi, dove abbiamo lasciato i palafrenieri.
Sar un piacere, oltre che un dovere. affett l'altro
senza mancare di lanciare un'occhiata ad Arteficio che se ne stava sempre sorridente con l'enorme granata per le mani.
Stettero cos un poco di tempo, lasciando che il sole arrossasse l'aere e si tuffasse nelle acque d'Arno; due commilitoni che rivangavano vecchie battaglie affrontandosi in guisa di due fiere a beneficio del pubblico troppo lontano per udire i loro discorsi.
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21 Settembre 1529. Tramonto, San Lorenzo.
Delle vecchie, buone tattiche che riescono sempre le migliori, e di Fortuna che quando giunge mai  disprezzata.
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Entrarono nel complesso con in testa gli uomini in tonaca, le armi pronte sotto le vesti. Elia guidava solertemente a fianco di Argo, facendo loro attraversare rapidamente salette e corridoi deserti. La luce del giorno moriva dietro i vetri delle finestre, arrossando i soffitti lignei; l'aria fresca di quegli interni odorava vagamente di incenso, come se il fumo dei turiboli fosse indelebilmente rammentato dagli intonaci e dalla mobilia.
In breve schiusero la porta della sala capitolare, dove un tempo i sacerdoti di Marte tenevano assise e discutevano dei riti, delle guerre e delle iniziazioni. Il grande spazio era massacrato dal cantiere: un muro si stava elevando a
sottrarre terreno alla geometria una volta perfetta di quel luogo, mucchi di materiale punteggiavano il pavimento mentre gli antichi mobili erano ammassati da banda, malamente coperti con delle tele lacere. Impalcature correvano ovunque, intersecate di funi e bracci mobili come fossero il sartiame di un vascello; le torce creavano ombre distorte, nascondigli perigliosi e in cui si potevano immaginare mille pericoli.
Ancora nessuno. bisbigli Malanima.
E te ne lamenti? ribatt Diamante.
Avrei preferito farli fuori un po' per volta, magari dove avevamo i fianchi coperti. Questo spazio scoperto non mi dice nulla di buono.
Boni voi due. tronc il Mantegna, Facciamo perimetro, controlliamo le altre uscite e diamo un occhio su quelle impalcature l.
Gli uomini si aprirono a ispezionare la sala, per quanto il loro numero lo consentisse. Cacciatore si arrampic rapido, nonostante la corazza da breccia, il pi in alto possibile per assicurarsi non ci fossero sorprese ad attenderli; con un cenno, comunic che sarebbe rimasto l di vedetta mentre gli altri cercavano la cripta.
Malanima e Diamante sollevarono il lembo di un grande telo di canapa che copriva una catasta di materiale, tanto per sincerarsi che non vi fosse una torma di assassini nascosta l sotto. Il luogotenente soffoc un'imprecazione quando un enorme occhio di marmo lo fiss di l sotto.
Che cos'? fece Malanima scrutando nell'ombra.
Il nostro Marte, fratello mio.
No! Non  possibile.
Diamante scost ancora un poco il telone rivelando il mucchio di frammenti accatastati alla rinfusa ma ancora riconoscibili ai loro occhi che avevano contemplato mille volte il colosso. La grande statua era stata fatta a pezzi in fretta e furia, con delle mazze a giudicare dai bordi sbeccati delle fratture.
Ci vogliono annientare. comment Diamante con un'ombra di rabbia nella voce, Distruggono ci che  sacro senza pudore alcuno, quelle bestie, per rimpiazzarlo con i loro idoli di morte. Gli altri uomini si erano riuniti l attorno, contemplando in silenzio lo scempio, anche Cacciatore poteva riconoscere una mano e un quarto dello scudo dal suo punto di vedetta. Questo  sacrilegio.
S, lo . conferm il Mantegna, E per questo la lancia di Marte piover su di loro. Adesso coprite di nuovo tutto e proseguiamo, non abbiamo tutta la notte.
Come si erano immaginati, la robusta porta della cripta era chiusa, la serratura li fissava muta con il suo unico occhio; inoltre il cantiere pareva avere tutta l'intenzione di murare la stretta scalinata che portava laggi: gi c'erano mattoni in opera su entrambi i lati e l'armatura di un solaio che avrebbe nascosto completamente il passaggio.
Pare che vogliano chiudere in fretta e furia l'antica cripta. Siamo giunti in tempo per aprirla prima che fosse troppo tardi. osserv Zoofilo.
A me questa roba mi pare vecchia, sai. disse Diamante toccando la malta secca, Formica dice che qui ci verr una grande scala per andare nella nuova biblioteca, l in alto, ma i lavori sono fermi da qualche anno.
Se voi architetti avete finito di disquisire, ci sarebbe
da dar mano con l'ariete, ch quell'uscio non si aprir con le chiacchiere. il Mantegna richiam all'azione. N in silenzio. profer Malanima guardandosi attorno.
N in silenzio: li avremo addosso in men che non si dica. Siate pronti.
A poco, se non alla simmetria, serv l'apporto di Zoofilo in supporto del terribile vigore di Ercole. La testa ferrata dell'ariete si abbatt pi volte, con ritmo cadenzato, all'incontro delle ante massicce; ogni tonfo rimbombava per ogni dove, facendo cadere polvere dall'architrave e sobbalzare le ferrature inchiavardate al legno, ogni colpo segnava il legno e piegava il metallo, rovinando l'opera antica per sempre.
Alfine la porta si arrese con una pioggia di schegge e uno schianto metallico. Un'anta cedette verso l'interno mentre l'altra restava ancora in piedi trattenuta dalle sbarre a muro. Gli uomini entrarono rapidi, portando le torce a rischiarare le tenebre. Non si accorsero subito delle lucerne accese nel cuore ipogeo del tempio, attenti come erano a rendersi conto degli spazi.
Il basso soffitto era sorretto da ordini di pilastri che scandivano l'ambiente in tre navate piuttosto ingombre di antichi sarcofagi litici; un feretro nuovo, poco pi di una cassa di legno grezzo, era sistemato in fondo allo spazio centrale.
Solo le corazze salvarono loro la vita: le ombre si animarono d'un tratto mentre una decina di uomini balzava loro addosso aggredendoli con lame corte e pesanti. La pugna si accese subitanea, la concentrazione dei figli di Marte torn immediata con il sapore metallico del pericolo.
Nello stesso momento, Cacciatore sent schiudersi pi di una porta nella sala capitolare e vide riversarsi da ogni direzione figure rapide e silenziose con le lame in mano.
Anche in alto, sulle impalcature, comparvero uomini, probabilmente usciti da un passaggio nuovo ancora da collegare al piano terreno; uno di quelli, con una balestra in mano, si avvicin al nascondiglio di Cacciatore cercando un punto dal quale potesse dominare lo spazio.
L'incursore attese qualche attimo che l'assassino fosse concentrato a guardare in basso, poi si mosse rapido, le piastre della sua corazza ben guarnite di cuoio facevano tra loro meno rumore di quanto non scricchiolasse l'impalcatura sulla quale si muoveva; in tre passi fu addosso all'altro, affondandogli il pugnale nel fianco pi volte prima di spingerlo a schiantarsi dieci braccia pi in basso.
Subito dovette trovare un riparo, ch un paio di quadrelli gli si infransero parecchio vicino.
Malanima era rimasto sulla scala con Elia. Videro schiudersi le porte ed entrare la torma dei nemici. Per un attimo il veterano aveva accarezzato l'idea di spacciare il prigioniero: togliersi di torno l'incertezza che quell'uomo rappresentava lo avrebbe liberato dal fardello e reso abile a combattere a pieno; tuttavia la fiducia che nutriva nel giudizio di Orso gli faceva trattenere la mano.
Con uno schianto, il corpo dell'uomo ucciso da Cacciatore cadde loro vicino fracassandosi sull'abbozzo di muro. Elia rivolse uno sguardo freddo a Malanima, gli occhi che riflettevano il fuoco della torcia; il veterano non si mosse, ancora nel limbo dell'incertezza.
Il prigioniero raccolse da terra la balestra, con gesto esperto arm i flettenti e incocc un quadrello prendendolo direttamente dal cadavere. Si volse verso l'altro, punt e scocc.
Malanima sent l'aria farsi da parte accanto alla sua testa mentre il dardo passava rapido, subito un tonfo umido lo fece voltare di scatto, in tempo per vedere un uomo reggersi il volto con le mani prima di accasciarsi al suolo, l'impennaggio che sporgeva dal suo viso.
Ci sai fare, ragazzo. sibil sollevato.
Quest'affare tira a destra: avevo mirato all'altro occhio. rispose Elia mentre incoccava un altro quadrello attingendo dal cadavere.
Nella cripta, a distanza ravvicinata le pistole si rivelarono letali: quattro esplosioni riempirono la cripta di fumo e di cadaveri. La mischia infuri, i figli di Marte in quadrato spalla a spalla non si fecero scomporre dall'irruenza degli assassini ma sfruttarono la sicurezza dell'acciaio delle corazze e il miglior allungo delle loro lame per avere la meglio senza la minima esitazione.
Cacciatore contava gli avversari: ce n'erano almeno sette in alto, sulle impalcature, e altre due dozzine erano usciti come formiche da tre direzioni diverse. Un po' di pi di quanti si aspettassero.
Senza perdersi d'animo si diede da fare per tenere occupati i balestrieri mentre di sotto i suoi commilitoni tardavano a uscire dalla cripta. Scaric la pistola sul pi vicino. La palla manc il bersaglio ma attir tutta l'attenzione su di lui; anche lo sciame di assassini sul pavimento della sala rallent il proprio dispiegamento per scrutare in alto
alla ricerca di altri nemici sulle impalcature. Un paio di quadrelli gli rimbalzarono sul pettorale temprato, raccomandandogli prudenza.
Cammin acquattato verso gli avversari, confidando nell'elmo mentre quelli gli puntavano le armi addosso; senza dar loro tempo di mirare li travolse ingaggiando un corpo a corpo sulle strette assi dell'impalcatura, usando la spada per tirare punte secche che penetrassero la protezione dei giubboni e la pistola tenuta per la canna nella mano sinistra come fosse una mazza. Mentre un paio di solerti tiratori lo puntava dall'altro lato dello spazio aperto, sent passi dietro di s: con una mossa azzardata diede una pedata a una tavola malferma, facendola precipitare e riducendo della met la larghezza del passaggio. Incerti, due assassini lo guardavano da poche braccia di distanza mentre lui, nella relativa copertura di una trave, ricaricava la pistola.
Un quadrello vol ancora, vicino. Uno degli assalitori si decise a percorrere con cautela l'unica asse rimasta mentre l'altro incoccava la balestra. Cacciatore muoveva le dita febbrilmente; aveva gi svuotato l'apostolo nella canna, pressato la polvere con la bacchetta, inserito feltro e palla, pressato, armato il focone. Con mosse rapide gir la chiave, due, tre volte, per armare la ruota.
All'ultimo istante usc dal riparo e si fece incontro all'assassino che ormai gli era prossimo. Usando la sua sagoma come riparo nei confronti dell'altro, lo ingaggi sulla stretta asse, tempestandolo di colpi nella speranza che arretrasse, ma quello non era animato dalla normale cautela del combattente, bens dall'arrogante incoscienza del demonio che lo possedeva. L'assassino manteneva la posizione con un'agilit non comune, deviando la spada con colpi secchi del suo falcione e cercando di chiudere la misura per trovare il bersaglio. Il suo compagno, dietro di lui, cercava lo spazio per scoccare il dardo della balestra.
Il Mantegna guid i suoi fuori dalla cripta, nel timore di restare imbottigliati in quello spazio costretto e subire qualche stratagemma. Fosse stato lui a dover ammazzare degli uomini intrappolati l sotto, avrebbe usato un arteficio fumogeno per soffocarli mentre impediva loro di uscire fuori opponendo il minimo di resistenza sulla stretta scalinata; chiss di quali alchimie disponevano i Maestri per fare di meglio.
Arrivarono appena in tempo per affiancare Malanima contro i nemici che sopraggiungevano; Ercole scagli l'ariete sopra la testa dei compagni travolgendo i primi avversari, prima di disporsi con gli altri in linea. Ancora una scarica di colpi di pistola serv a sfoltire l'entusiasmo degli assassini, ma quegli uomini ben sapevano che i mercenari non avrebbero avuto tempo di caricare nuovamente le armi e si fecero avanti con le lame pronte.
Non vestivano, come il Mantegna aveva scioccamente immaginato, la tonaca nera e bianca; quel travestimento era a beneficio dei comuni cittadini. Al chiuso di quel complesso che controllavano in toto portavano abiti scuri e giubboni, facilitando il compito di distinguere tra alleati e nemici.
I veterani si disposero in una linea tra la cima della scala e la parete della sala, affiancando le corazze in un muro d'acciaio. Soverchiati quattro contro uno, non avevano
molte speranze di cavarsela, n lo spazio relativamente aperto poteva essere difeso decentemente da cinque soldati da soli. Elia, dietro di loro, continuava a dar prova di perizia con la balestra leggera, incoccando e scagliando quadrelli con efficienza.
La zuffa si accese furiosa. Gli assassini non persero tempo in profonde fasi di studio ma si lanciarono con un coraggio insensato all'assalto, cercando di travolgere gli avversari con il semplice numero. I mercenari dovettero subito cedere due passi di quel poco terreno, difendendosi tra le travi dei ponteggi che dominavano quel lato della sala.
Cacciatore cambi tattica: fint un'ultima volta con la spada, si ritrasse un passo indietro e punt la pistola a bruciapelo alla faccia dell'avversario. Questi fu colto da una scintilla di istinto di sopravvivenza e si abbass rapido cercando di non perdere l'equilibrio.
L'incursore spar: la palla colp il balestriere dietro il primo avversario in pieno petto, spacciandolo. Prima che il fumo si dissipasse, torn rapido in avanti scalciando l'altro avversario che perse l'equilibrio e si ritrov a doversi aggrappare alle impalcature per non cadere.
Un quadrello colp Cacciatore al fianco. Un dolore improvviso sopraffece il soldato e l'impatto lo sbalz contro la parete. Perso l'appoggio dei piedi, precipit sull'impalcatura sottostante la quale, tuttavia, non era pensata per sostenere l'impatto di un uomo adulto in corazza e cedette rumorosamente facendolo rovinare ancora pi in basso in una nuvola di polvere e una pioggia di legni sconnessi.
Ercole si trov bersagliato dall'entusiasmo dei nemici;
uno particolarmente infervorato gli salt addosso con un balzo, noncurante delle percosse che il gigante gli amministrava in testa con l'elsa della spada. Tramestando frenetico, l'assassino trov un pertugio sotto lo spallaccio dove insinuare il proprio pugnale, con le ultime forze si appoggi con tutto il peso sulla lama facendola penetrare oltre il giubbone all'attaccatura del braccio, fino a mordere la carne.
Ercole fu percorso dal dolore rovente del veleno. Il braccio destro gli divenne insensibile in un attimo e lui dovette arretrare un altro passo con ancora l'assassino aggrappato addosso, facendo vacillare la linea in maniera fatale.
Il Mantegna percep la disfatta piombare loro addosso: era questione di attimi, ma con il gigante fuori gioco il numero degli avversari era diventato ancora pi pesante da contrastare e ci avrebbero messo davvero poco a trascinarli a terra uno dopo l'altro e ammazzarli a pugnalate.
Un movimento improvviso sconvolse la sala. D'un tratto la pressione della battaglia si allent, gli assassini cessarono di premere contro le corazze dei veterani dando loro il respiro necessario a tornare a combattere. Un uomo era comparso inaspettatamente e stava facendo strage tra la torma nemica. Il suo abito marrone e il cappellaccio alla lanza sembravano animati di vita propria, tanto era difficile intuirne il volto nelle ombre della sala. Balzava da un lato all'altro, allungandosi in affondi subitanei per subito sottrarsi ai contrattacchi in direzioni inaspettate. Il Mantegna lo vide combattere con epifanico nitore, la spada che
si torceva come un serpente descrivendo traiettorie ingannevoli, saltando da una mano all'altra e ancora indietro in una danza di morte. Come un vento impetuoso, faceva volare a gambe all'aria gli avversari che giungessero troppo vicini, si voltava a trafiggere un aggressore troppo entusiasta e subito tornava a spacciare l'altro prima che potesse alzarsi da terra.
Gli uomini del Mantegna parteciparono con entusiasmo alla mattanza. Sollevati da quell'aiuto insperato quanto possente, travolsero l'ultima decina di assassini con il loro passo metodico, trafiggendoli con le lunghe lame e finendo ognuno che cadesse a terra. In un minuto non restava pi un nemico vivo nell'antica sala consigliare.
Il Mantegna si rivolse allo sconosciuto senza formalit ma con deferenza nella voce: Siete colui che chiamano il Soldato Marrone?
Cos parrebbe, giovane sognatore. poi, senza dar tempo all'altro di replicare alcunch: Non vi  tempo adesso per disquisire. Il vostro valore  grande ma il pericolo che incombe lo  ancora di pi. Dovete ripiegare, adesso. O tutto sar perduto.
Abbiamo una missione qui.
Una missione vana. Non vi  nulla di quello che cercate nella cripta. Tutto questo  solo una trappola. La notte sta ormai arrivando e con essa la morte. Andate!
Detto questo, il Soldato Marrone arretr un paio di passi, confondendosi con le ombre e sparendo dalla loro vista, al suo posto solo vacuo silenzio.
Che facciamo? chiese Zoofilo impaziente.
Il Mantegna era paralizzato dall'impatto di quella voce;
Diamante prese in mano la situazione con il piglio dell'ufficiale: Zoofilo, vai a vedere che ne  di Cacciatore. Malanima, Elia, prendete su Ercole. Tu, Mantegna, vieni con me di sotto.
Scesero rapidamente nella cripta; scavalcando i cadaveri degli assassini raggiunsero il feretro e l'aprirono facendo luce con una torcia. All'interno il corpo giaceva vestito di una corazza brunita, la tela cremisi dell'abito si indovinava sulle braccia e sotto le piastre degli scarselloni; la gamba destra staccata dal corpo era ricomposta nello stivale.
Merda! imprec Diamante.
Il Mantegna sollev la visiera dell'elmo con mano incerta, fissando per un attimo l'altro come a chiedere conferma per quel gesto. Il volto che si rivel li confuse, lo fissarono per alcuni istanti prima di tornare a chiudere l'elmo.
No. Non  lui.
Merda! ripet diamante con un gesto di stizza, Ci hanno fregato un'altra volta!
Chiss dove diavolo lo tengono.
Non  il momento di occuparcene. Questa era una trappola bella e buona. Per poco non ci costava la pelle a tutti. Adesso andiamo, prima che tornino e ci imbottiglino qua dentro.
Risalirono rapidi nella sala capitolare. Zoofilo aveva estratto Cacciatore da sotto un caos di legni precipitati e lo aiutava a camminare; l'incursore fece cenno con la mano che andava tutto bene, non aveva ossa rotte. Malanima diede un'alzata di spalle dinanzi a Ercole: il gigante non voleva essere aiutato, Sto bene, non  niente. Guarda: lo
muovo il braccio.
Ma sanguini.
Non  niente. Due gocce. Di sangue ne ho da vendere.
Almeno posa quell'aggeggio, dobbiamo sbrigarci. insistette Malanima additando il pesante ariete che l'altro si era caricato sulla spalla sinistra.
Che sei scemo? Se non gli riporto il suo giocattolo, Arteficio  capace di spellarmi vivo con un coltello da mensa.
Elia percorreva la sala soffermandosi su ciascuno di quelli che un tempo erano i suoi confratelli, ora solo una distesa di cadaveri insanguinati; mormorava preghiere al suo dio, chiudeva gli occhi rimasti sbarrati nella morte, di tanto in tanto carezzava un volto di cui un frammento di ricordo superstite gli suggeriva il nome o la voce.
Forza! Muoviamoci. Ordin secco il Mantegna radunando quella scarna compagine.
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21 Settembre 1529. Sera, dal Ponte Vecchio alla piazzetta de' Rossi.
Di come una gita serale si risolva in dubbi e bizzarri incontri.
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L'ultimo tramonto d'estate, vecchio mio! proffer Brigo.
Invero! Un peccato che non si possa arrestare la mano di Crono, nevvero? rispose Orso fissando l'Arno che faceva specchio al cielo arrossato mentre le terre attorno imbrunivano.
Un peccato, s. Che ogni anno sentiamo pi grave sulle nostre ossa.
Suvvia! Non mi diventare lamentoso, adesso. Stai tranquillo: non  nostro destino agonizzare in un letto!
Pessimista! Io in persona intendo godermi i proventi di tutte le campagne che queste ossa hanno visto e riusciranno a vedere, magari mi ritirer in una villa sulle sponde del Senio, lontano da questi affanni da politicanti.
Bah! esclam Orso con finto sdegno, Prima o poi ti vedr ai cancelli dell'Averno per unirti alle schiere di Marte.
Certamente, fratello. Ma nel frattempo lascia che quest'uomo vagheggi la serenit di un quieto ritrarsi bucolico.
Se ti garba. Ma non fa per noialtri. Andiamo, adesso. Si fa scuro.
Sollevati dal terminare di quel lungo sipario, gli uomini dell'Ardimento si disposero su due ali, a guardia e scorta dei soldati in cremisi. Il gruppo si avvi di buon passo in Oltrarno, fendendo la folla di curiosi, con garbo ma senza lesinare occhiate truci a chi si attardava a ceder loro il terreno.
Sorvegliarono, pur senza voltarsi e darlo a vedere, la presenza delle tonache nere e bianche tra la gente; si trovavano in gruppetti di quattro o cinque, provenienti dal Rubaconte ma anche dal ponte de' Frescobaldi, quindi sia a destra che a sinistra del loro percorso. Tuttavia, la presenza sia dei birri che della folla variopinta e ormai festante prevenivano ogni birbonata da parte degli assassini.
Orso scrutava la folla con tutt'altro proposito: si interrogava di scovare in quel mare di volti gli occhi del Maestro che gli si opponeva cos abilmente e crudelmente. Fosse stato al suo posto lo avrebbe fatto, si sarebbe celato in piena vista, travisato da mercante o manovale, oste o facchino, mentre loro avevano occhi solo per guatare le tonache che avevano appreso a temere; cos avrebbe potuto schernire la loro idiozia nel non vederlo, scrutarli in volto per fare di ciascuno di loro una memoria negli occhi da colpire con chiss quali sortilegi.
I palafrenieri avevan trovato ricetto e compagnia dinanzi la facciata della chiesa cristiana ai piedi della Costa; in tre faticavano un poco a tenere lontani gli entusiasmi dei cittadini, sebbene un paio di pedate di quegli irsuti e sgraziati corsieri avessero gi messo in chiaro quale fosse la distanza decente da tenersi. Quando la compagnia giunse alfine da loro, i ragazzi stavano, pur senza oziare, bevendo in compagnia di un nobiluomo abbigliato di broccato.
Messer Cappello, quale fortuna incontrarvi. lo salut Brigo, Avete gi l'onore di conoscere il capitano Orso delle Bande Nere?
Non fino a questo momento e me ne faccio una colpa, messere. rispose quello affettatamente, salutandoli entrambi con un lieve inchino ma senza togliersi il cappello piumato.
Messer Carlo Cappello, present Brigo a Orso,  ambasciatore di Venezia presso la Signoria, espressamente incaricato di tenere il Consiglio Grosso informato di tutte le necessit che la citt potrebbe avere in modo che la Serenissima possa supportare Firenze nell'imminente conflitto.
Un piacere inatteso, dunque, trovarvi proprio in questo quartiere cos lontano dai palazzi dei maggiorenti, nell'ultimo tramonto d'estate. salut Orso, Che sia solo la curiosit a menarvi tra queste calli? O ci attendevate di proposito?
Credete, capitano:  stato il caso a farmi passeggiare
in cerca dell'animo autentico dei fiorentini per questo quartiere che ancora conosco vergognosamente poco. Vedendo questi giovani bellissimi a bala dei vostri palafreni non ho potuto far di meno che far portar loro delle coppe di vino dall'osteria pi prossima, con l'idea di entrare nelle loro grazie e poter udire qualcuno dei racconti di guerra per i quali le vostre insegne sono s famose.
Invero, capitano, intervenne Buda con la coppa ancora in mano, il nobiluomo non distinguerebbe un ronzino da Bucefalo in carne e ossa, ma  stato assai cortese e non abbiamo che scambiato un poco di chiacchiere sulle vostre gesta.
Orso manteneva la maschera della cortesia, ma ribolliva di dubbi e timori sotto quella scorza; scrutava ogni dettaglio dell'ambasciatore, valutando quanto di quell'abito potesse essere autentico e quanto un costume artefatto per trarlo in inganno. Ogni anello, ogni drappo di velluto poteva significare qualcosa o essere solo un abbaglio per confonderlo. La voce dell'uomo era piana, cortese, con appena un'inflessione di accento nell'italiano corretto del diplomatico; i suoi occhi chiari non tradivano sentimenti che non si attagliassero al dialogo, n il suo sorriso pareva artefatto.
Ci siamo attardati, come messere il capitano Brigo potr narrarvi, fin troppo questa sera per le strade della citt, arrecando disturbo ai buoni fiorentini per questioni mie familiari e null'altro. Vi prego, messer Cappello, di volerci scusare e congedare, ch il buio cala e le porte del campo militare si serrano per tutti, finanche per il capitano in persona.
Le regole sono regole. Vi comprendo perfettamente e non vi trattengo oltre, messere. Magari un'altra volta potremo conversare con agio delle vostre gesta.
Magari. rispose secco Orso inforcando la groppa di Pedo che attendeva seduto a terra, Mandate a chiedere di me quando sarete in comodo. aggiunse con un cenno di saluto mentre il corsiero si alzava e gi scalpitava verso l'imboccatura della salita.
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21 Settembre 1529. Sera, San Lorenzo.
Delle trappole che si chiudono quando meno ci si aspetta e di come si possa uscirne purch si abbiano buoni amici.
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Quando i primi spari soffocati dalla distanza giunsero alle loro orecchie, Argo e Serparo avevano gi provveduto a manovrare il carretto nell'androne in modo da poter uscire rapidamente, sgombrato il passaggio dai corpi degli assassini e accostato le ante per non dare nell'occhio all'esterno.
La smetti di frugarti addosso? fece Argo infastidito dal continuo tramestare dell'altro nelle pieghe della tonaca, Che, ti prude la corazza oggi?
Non  la corazza. invece che spiegare oltre, Serparo sollev il pugno sul quale si stavano torcendo due orbettini sottili come micce da schioppo, gli occhietti lucidi che scrutavano tutto attorno.
Non  un buon segno, vero?
Per nulla. C' pericolo mortale qua attorno.
Bella forza! Siamo nella tana degli assassini. Che pretendono le tue bisce?
Controlla di nuovo le porte, dai.
Fecero una volta ancora il giro di tutte le uscite dell'androne, verificando che le porte fossero ben sbarrate salvo quella dalla quale attendevano il ritorno degli altri. Argo si sporse a scrutare tra le travi del cantiere che si apriva oltre l'androne: una cancellata chiudeva quel passaggio ingombro e le ombre della sera parevano indisturbate.
Serparo si muoveva inquieto, la spada nella destra mentre con la sinistra tastava i movimenti nervosi dei suoi serpenti che gli strisciavano sotto la corazza. Scrut nelle ombre del grande corridoio, aguzzando l'orecchio per interpretare i suoni che arrivavano fin l dopo aver echeggiato per il dedalo di sale che li separavano dai compagni. Una contrazione al fianco lo fece voltare appena in tempo per vedere il portone esterno aprirsi silenziosamente di una spanna.
Fece appena a tempo a dare la voce: una mano si era sporta all'interno armata di una minuscola balestra che scocc il dardo all'indirizzo di Argo.
Il rumore secco della punta d'acciaio contro la corazza nascosta dalla tonaca disse a tutti che il colpo era stato inefficace. Serparo si affrett ad aggirare il carretto mentre l'assassino in nero entrava rapido ed assaliva Argo ancora colto di sorpresa.
Il veterano ruot rapido su se stesso, fronteggiando l'intruso; la sua lunga spada affond rapida nelle vesti scure trovando il bersaglio ma non riusc a sfondare qualunque protezione l'altro portasse. Il metallo temprato si arcu prima di rilasciare tutta la forza elastica facendoli allontanare loro malgrado.
L'assassino si torse rapido, affond il pugnale nel collo del mulo che scart imbizzarrito dal dolore addosso a Serparo, urtandolo con le aste del carretto e mandandolo a rotolare per terra.
Argo fu lesto a tornare all'attacco, pronto a chiudere la distanza, se necessario, con il pugnale nella sinistra; ciononostante opt per studiare qualche secondo l'avversario, tenendolo a distanza con la superiore portata della propria spada che teneva a punto al viso dell'uomo.
L'assassino vestiva completamente di nero, bassi stivali, pantaloni dritti ma spessi e un farsetto attillato ma che rivelava all'occhio di contenere pi che qualche strato di tela sotto le impunture.
L'uomo tent qualche manovra di avvicinamento, saggiando l'attenzione della spada di Argo mentre Serparo tentava di rialzarsi con difficolt accanto al mulo in preda a caotiche convulsioni. L'animale sbarrava gli occhi e schiumava dalla bocca, ma pareva incapace di muovere un passo in avanti; piuttosto balzava da un lato all'altro inciampando nelle sue stesse zampe, trattenuto malamente dalle stanghe del carretto.
Argo si decise a incalzare l'assassino. Questi arretr un poco dinanzi al primo attacco poi, con grande destrezza, si port qualcosa alla bocca e soffi contro l'avversario.
Serparo vide una nuvola rossastra investire il compagno
che subito arretr tenendosi il volto e gemendo per il dolore.
L'uomo in nero si tenne a distanza da Argo che mulinava la spada in colpi tondi, chiaramente incapace di vedere, e dedic la propria attenzione a Serparo che era ancora a terra. Con un calcio gli spinse il mulo contro. Gli zoccoli dell'animale percossero la corazza pi volte, la bestia rovin addosso al soldato schiacciandolo sotto il suo peso, l'asta del carretto sbatt contro la parete, premendo sul pettorale della corazza e immobilizzando Serparo. Il mulo continuava a scalciare convulsamente e ad agitare la testa che sbatteva senza freno sul pavimento e contro la parete.
Serparo vide l'assassino contemplarlo con occhi freddi mentre il corpo dell'animale diventava un'orgia di schiuma e sangue che gli stritolava le membra. Argo si avvent all'improvviso sull'uomo in nero: la spada parve trovare il bersaglio con un mandritto alla spalla che sort solo un grido di sorpresa. Subito i due si avvinghiarono in lotta, i lunghi pugnali ancora in mano.
Il soldato non ci vedeva, gli occhi lacrimavano sangue, ma nel gioco stretto contavano pi l'istinto e l'equilibrio che altro. Il suo avversario si riprese rapidamente dalla sorpresa, girando rapido il pugnale sopramano per cercare un punto scoperto dove ferire con la lama avvelenata.
Lottarono con vigore, ruotando rapidamente mentre entrambi tentavano l'intrigo di piedi per far cadere l'avversario a terra. La corazza di Argo gli conferiva una certa protezione dalla lama nemica, che affond pi di una volta tra la stoffa della tonaca, invano, ma anche la veste nera dell'assassino pareva impervia ai tagli e ben resistente a venir
strappata dal pugnale a cos corta misura.
Serparo mise tutta la propria forza nel tentativo di allontanare il mulo moribondo: afferr l'asta con entrambe le mani e spinse puntando la schiena contro la parete. Le gambe gli dolevano terribilmente, le caviglie intrappolate sotto gli spasmi della bestia avevano subito il peggio di quella cattiveria. Riusc a scostare un poco la massa, spingendo pi o meno a tempo con le convulsioni dell'animale, quel tanto che gli bastava per tornare a respirare decentemente. Anche il torace gli doleva: le costole compresse tra le valve della corazza avevano patito comunque lo schiacciamento.
Continuarono a lottare, ciascuno contro la propria morte. Argo non poteva lasciare che l'uomo in nero trovasse modo di pugnalarlo mentre questo non poteva permettersi di farsi soverchiare dal peso dell'avversario corazzato; Serparo doveva liberarsi dalla trappola per aiutare il commilitone, prima che l'assassino avesse la meglio e venisse a finirlo.
Un rumore di passi trafelati provenne dal corridoio.
Nessuno, in quel momento, poteva dire se fossero i veterani delle Bande Nere di ritorno vittoriosi con le spoglie del Gran Diavolo o gli assassini dei Maestri in arrivo per finire la loro opera omicida. Serparo non poteva vedere, dalla sua posizione, la porta da cui quello scalpiccio proveniva, n Argo avrebbe potuto vedere nulla in assoluto.
L'uomo in nero manovr per guadagnare una visuale, mettendo Argo di spalle alla direzione del corridoio. Sul volto gli si disegn una smorfia di disappunto, trascin l'avversario con s, usandolo come riparo mentre i soldati
entravano nell'androne e si rendevano conto della situazione, poi si liber dalla lotta brutalmente, lasciando il pugnale nelle mani di Argo che lo stringeva con il guanto sinistro e si dilegu all'esterno.
Diamante e il Mantegna furono pronti a dargli dietro, uscirono rapidi dal portone solo per scorgere la sagoma fuggire rapida nel crepuscolo e svoltare il cantone: inutile inseguirlo.
Eccheccazzo! l'esclamazione frustrata di Diamante sfog la sua rabbia, Pure il mulo!
Preoccupati degli uomini, piuttosto. gli fece il Mantegna aiutando Serparo a uscire da sotto il carretto mentre Ercole lo sollevava. Abbiamo Cacciatore acciaccato e mi sa che Argo non sta per nulla bene.
Non ci vedo, non ci vedo... si lamentava questi, la voce gracchiante dal dolore.
Io sto bene. fece Ercole non interpellato. Te spera di non crollare per strada. Appena ti potremo togliere l'acciaio di dosso si vedr se stai bene.
Ma sto bene. insistette il gigante.
Serparo non riusciva a camminare da solo, le caviglie gli dolevano terribilmente e si stavano gonfiando dentro gli stivali. Si fece portare accanto ad Argo, controll il volto punteggiato di escoriazioni sanguinanti, si accost ad annusarlo. Il Mantegna credette di scorgere una serpe sottile come un mignolo sortire dal bavero della corazza e lambire con la sua lingua rapida la pelle ferita di Argo.
Un qualche veleno caustico che non conosco. Che Angizia mi dia la saggezza!
Puoi fare qualcosa? Non abbiamo tempo.
Dammi quella candela. Ecco: buona cera d'api per Fortuna.
Ignorando i lamenti dell'altro, Serparo us la cera calda per formare una maschera sul volto escoriato, gli fece tenere gli occhi ben chiusi e sigill le palpebre in modo che l'aria non portasse via l'umido dalla carne. Non posso fare di pi, adesso e senza erbe. Se il veleno non ha morso in profondit gli occhi, potrebbero guarire, ma ora vanno tenuti chiusi e protetti.
Misero una benda sul volto di Argo e Cacciatore gli diede il proprio elmo, in modo che si sentisse ancora pi custodito.
Maledetto assassino! Non ci voleva proprio. bofonchi Serparo per sfogare la frustrazione.
Non era un assassino. fece la voce atona di Elia che stava esaminando il pugnale perduto dall'uomo in nero.
No? E cos'era? Un angelo vendicatore del tuo dio, forse? O un demonio disincarnato?
Un sicario.
La risposta secca gel gli animi e ammutol le gole.
Elia prosegu: Uno su cento, forse, riesce a sopravvivere alla vita cui mi avete sottratto. Dopo anni di addestramento e prove terribili, quei pochi, i pi forti e scaltri, vengono introdotti a misteri terribili e ricevono armi inaudite, tante cose che n io n voi nemmeno immaginiamo. Serparo si limit ad annuire: l'uomo in nero si era mosso sicuro di s, senza ombra del fanatismo indotto dai pharmaci ma con la silenziosa consapevolezza di un professionista. La sua veste era resistente e non ingombrante, il veleno sul pugnale, come l'agonia del mulo testimoniava, era un tossico di potenza spaventosa. Ma perch, allora, non ci ha affrontati?
Un sicario non combatte mai se non crede di avere le migliori possibilit di vittoria. Siamo arrivati in sette tutti assieme a darvi manforte: non ha corso il rischio di soccombere e cedervi i suoi segreti. Gi  difficile che abbandonino un'arma per quanto ordinaria come questa.
Quanti ce ne sono? chiese Diamante, subito pratico.
Non sapevo neanche che ce ne fosse uno a Firenze. Credo si possano contare sulle dita di una mano. Quelli che Orso chiama 'gli agenti dei Maestri'. la voce di Diamante gli mor in gola, il nodo della paura nel suo ventre che scalciava per sciogliersi e travolgerlo tanto da richiedergli un nuovo sforzo di concentrazione.
Con tre uomini non in grado di camminare da soli su nove che erano, presero anche le tonache dei monaci di guardia per travisarsi e sperare di dare meno nell'occhio per strada.
Sar il caso che lasci qui quell'aggeggio. il Mantegna tent di nuovo di persuadere Ercole.
Non se ne parla. Arteficio lo ha affidato a me, mica a te.
Fai almeno attenzione, va bene?
Far l'indifferente. Chi vuoi che se ne accorga?
Un monaco alto quattro braccia con un ceppo ferrato sulla spalla? Assolutamente un'occorrenza quotidiana la sera a Firenze.
Ecco, appunto. chiuse ottusamente il gigante con un
sorriso.
Diamante accap fuori dal portone. Non era passato pi del quarto di un'ora da quando avevano fatto fuggire il sicario e il crepuscolo stava cedendo rapidamente il cielo alla sera; un rumorio di folla si udiva rimbalzare dalle calli del quartiere, in avvicinamento.
Gettando un occhio oltre la cantonata, vide un numero di persone, popolani poveramente vestiti ma armati di bastoni e torce, svoltare dalla stessa strada dove avevano lasciato il mulattiere. Alla loro testa vi erano tre monaci a capo scoperto, le tonache nere e bianche che sventolavano nell'incedere iroso.
Quello ha avuto il tempo di sollevare gli umori del popolino. Merda!
E sono pure tornati quegli altri che avevamo distratto.
Orso deve aver da tempo finito la sua recita, ormai.
Che si fa? Combattiamo qui sul portone? Non possono aver ragione delle nostre spade se non riescono a sfruttare il numero. sugger Zoofilo eccitato dalla prospettiva.
Vorresti fare una strage di manovali?
Perch no? Devono imparare a temere i figli di Marte.
Ci imbottiglierebbero qua dentro. intervenne il Mantegna, Ci potrebbero aggirare da dentro il tempio e forzare le altre porte, annientando il nostro vantaggio. E poi, quanto volete reggere a combattere in cinque contro la folla inferocita? Che appena quelli sentiranno odore di sangue non saranno pi docili pecore, ma cani rabbiosi.
E allora? Che si fa?
Date fuoco a tutto. l'ordine di Diamante gel gli altri.
Cosa? Al tempio?
Con buona speranza che l'ira della folla si tramuti in operoso lavoro per domare le fiamme.
Forza! il Mantegna poteva non essere completamente d'accordo, nondimeno sapeva che non potevano perdere altri secondi, Sbarrate ammodo il portone e trovate un paio di lucerne per trarre l'olio.
Ci allontaneremo di l, attraversando il tempio.
Gli uomini obbedirono prontamente; in pochi minuti le fiamme si alzarono sulle assi asciutte ammucchiate dietro il portone gi percosso dai pugni dei popolani. Un denso fumo invase la rimessa e si pales all'esterno, provocando allarme: un incendio non governato poteva significare la distruzione dell'intero quartiere.
Visto che  tornato comodo? Ercole apriva con entusiasmo una dopo l'altra le porte serrate della sagrestia manovrando il suo ariete come fosse il fagotto del mercato.
Non ti rispondo nemmeno. fece il Mantegna ormai rassegnato.
L'ultima porta cedette con un boato che rimbomb nella grande navata del tempio mentre il fumo dell'incendio inseguiva i soldati.
Che diamine hanno combinato qua dentro? Malanima si blocc scrutandosi attorno, non riuscendo a riconoscere se non l'architettura maestosa di quegli spazi familiari. Ogni icona, ogni statua era stata rimpiazzata, distrutta, orbata con il sacrilegio.
Lo sapevi, no?
S... ma vederlo... questa  la rovina.
Marte sapr punire con la sua lancia il sacrilegio. lo confort Diamante.
Noi! Noi siamo la lancia di Marte! sbott il veterano colmo d'ira e di sdegno.
Nella navata c'era gi una certa agitazione: monaci tonsurati pregavano dinanzi al crocifisso mentre lontano un certo via vai di persone raccontava dell'allarme per l'incendio.
Malanima si diresse verso gli oranti, estrasse le lame e si avvent su di loro facendone strage. Subito il terrore prese il posto del fervore religioso. La confusione prese possesso del tempio mentre i soldati ancora con le tonache sopra le corazze affiancavano il compagno, trascinati in quell'orgia di violenza, colpendo chiunque si avvicinasse loro.
Guadagnarono la met della navata mentre i fuggitivi trovavano le uscite e si mettevano in salvo in strada, gridando all'assassinio.
Una voce li arrest: Fermi! Come osate profanare la casa del Signore?
Dante da Castiglione! Nientemeno. Diamante riconobbe subito il commilitone nonostante gli abiti civili, Fatti da parte, ragazzo. Questo non  affare che ti riguarda.
Che diamine credete di fare in questo luogo sacro? Ammazzare santi uomini, travisati con le loro stesse vesti?
Zoofilo bisbigli, senza peraltro riuscire a tenere la voce
gran ch bassa: Questo ha perso il capo, mi sa.
Ti ho sentito, sai? si infiamm Dante puntando la lama contro l'altro.
E allora? Zoofilo si fece avanti, Che c'? Sei diventato tutt'un tratto cristiano pure te come gli zotici?
Taci, ch non sai di cosa parli.
Ah no? Non era meglio se restavi con noi a fartelo pestare in culo dal tuo Bertino? No? Ti diverti di pi a battere i ginocchi dinanzi a quel morticino e, magari, a ciucciare qualcuno di questi vecchi?
Dante si scagli contro l'altro, posseduto dall'ira, la spada abilmente puntata alla gola del bersaglio; Zoofilo fece un passo addietro all'ultimo istante, mentre Diamante sgambettava l'irruento assalitore facendolo finire lungo disteso sull'impiantito. Un colpo secco dietro la nuca fece finire quello sbraitare.
Lo hai ammazzato?
Che? Mi prendi per una bestia?  pur sempre un amico, no? Dormir per un po' e si sveglier maledicendo la sbronza.
Per ci sei andato un po' pesante.
Macch! Una bottarella.
Con le parole. precis Diamante un po' spazientito dalla naturale ottusit di Zoofilo.
Che? Oh! Forse un poco. Ma non ci s'ha mica tempo da perdere, no?
Andiamo, forza. Sento clamore da fuori: siamo appena a tempo. tronc il Mantegna guidandoli verso le grandi porte frontali del tempio.
Il cielo azzurro gi virava alla notte, ma la piazza era
accesa di mille lumi; una folla variegata invadeva ogni spazio in un tumulto di corpi e di voci. Una corrente portava mani operose verso sinistra, dove l'allarme per l'incendio aveva richiamato un ribollire di secchi e catini, un armeggiar coraggioso e, sebbene allarmato, tutto sommato ordinato di genti che si passavano i pieni e rimandavano i vuoti; un'altra si insinuava da destra, facendosi loco con canti e musiche, grida e risa, un corteggio festoso e caotico che seguitava dalla citt vecchia.
Tanto era il calore di questi nuovi arrivati e tanto poco reale l'allarme che il fumo necessitava, che ove il flusso caldo toccava quello freddo in breve lo infettava con il proprio umore; a tratti si potevano leggere, dall'alto dei gradini del tempio, gli sbuffi di vapore dove il contrasto tra gli umori accendeva un conflitto, ma subito l'allegrezza dei caldi o la necessit dei freddi spianava gli umori.
La ragione di quel bailamme era lampante: Paride aveva condotto una mezza squadra di cavalleggeri in citt, non in arme ma anche loro con l'abito della festa. Avevano traversato la citt vecchia fin dalla sponda d'Oltrarno, cantando e lanciando pandolci e uva alla gente, pagando argento sonante in ogni osteria che incontrassero affinch tutti bevessero alla loro salute nell'ultima sera d'estate; cos facendo si erano tirati dietro una coda di popolo festante che pi che d'ermellino pareva di vaio, tanto si gonfiava ad ogni cantone. Giunti che furono dinanzi al tempio, quella coda compagnava i cavalieri su tutti i lati, perfino precedendo il loro arrivo come efficienti araldi di allegrezza. Quell'innocente protezione festante teneva lontane le tonache arcigne dai fianchi dei corsieri, tanto che ebbero agio di accostarsi alla gradinata che saliva al sagrato; subito si diedero cura di slegare le ultime sacche delle regalie dalle selle, lasciando che la gente se ne impadronisse, mentre il Mantegna e i suoi li raggiungevano e montavano in sella. Senza perdersi in convenevoli, Paride fece squillare le trombe: la folla stupefatta intu che si preparava una nuova maraviglia e si apr docile al cenno del luogotenente.
I corsieri da guerra, a stento trattenuti fino a quel momento dalle briglie esperte dei loro cavalieri, si lanciarono in una corsa liberatoria in quello spazio franco, gli zoccoli infervorati dalla gloria delle trombe batterono il selciato in un crescendo rombante, tra le acclamazioni del popolo inebriato, facendo sparire in pochi attimi quei bellissimi signori a cavallo su per la via Larga.
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21 Settembre 1529. Notte, Campo delle Bande Nere.
Dell'esito di un 'impresa e di presagi per la guerra.
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Le porte del campo fortificato si erano chiuse dietro la squadra dei cavalleggeri di Paride. Quella notte ci sarebbe stata doppia sentinella sul terrapieno. Gli uomini di guardia avevano ricevuto ordini drastici: accendere i bracieri esterni, oltre la linea del fossato, tenere le torrette al buio, non schiudere a nessuno che non conoscessero di persona; Barbarossa aveva mandato uno dei suoi migliori balestrieri a montar di sentinella su ogni postazione, nonostante le proteste di quei mercenari a doppia paga: nessuna ombra che avesse inseguito gli uomini di ritorno dalla citt sarebbe riuscita a penetrare nel campo.
Ancora una volta l'alloggio di Orso era diventato un'improvvisata sala d'assemblea, gremito di uomini e ufficiali. C'erano anche i capitani delle altre compagnie con i loro alfieri, per sentire di persona dell'esito di quella giornata.
Senza fretta, condivisero pane e carne fredda, vino speziato scaldato con i ferri del braciere, dolce uva della vendemmia. Orso aveva bisogno di tempo per farsi togliere l'incomodo del busto e trovare il conforto del proprio trono barbarico, mentre altri dovevano ritrovare l'agio dismettendo le corazze, gli sguardi dei diavoli fiammeggiavano dai pettorali posati come panoplie negli angoli del padiglione.
In effetti, il capitano aveva atteso il Grosso in qualit di cerusico per avere notizie dei feriti. Quando questi port il suo discreto libbraggio nell'assise gli fu subito fatto cenno di riferire. Il Serparo sta bene: niente di rotto. Magari non potr camminare per una settimana n correre per un mese, ma non perderemo le sue profezie. Ercole ha un taglio noioso nella spalla: lo voglio fermo con il braccio al collo per almeno quattro giorni, a costo di imbullonarglielo al fianco. Cacciatore ha avuto giorni peggiori, almeno questa volta non ci  rimasto impiccato. Un po' di lividi, costole e fianchi doloranti, ma anche lui  stato ben salvato dalla corazza.
Una libagione alle corazze delle Bande Nere! Diamante alz la coppa subito seguito da tutti.
Ci lasci le cattive notizie in fondo, vero? disse freddamente Orso fissando il Grosso.
Gli occhi di Argo non sono migliorati. Diciamo che  ancora presto. Spero che il veleno non abbia scavato nella polpa bianca e che sia solo il dolore a renderlo cieco, ma solo il tempo ce lo dir.
Che tossico ha causato quella ferita?
Non so,  roba che non conosco, segreti dei sicari. Serparo dice che glielo ha soffiato in volto da una cannula corta. Potrebbe essere un abrasivo tanto potente che non osano nemmeno loro toccarlo. Di fatto la pelle  come ustionata in tanti punti, dove il pharmaco ha toccato la pelle, magari trovando l'umidit del sudore.
Come la calce?
Ho pensato a qualcosa del genere, ma non  calce: ci deve essere una qualche componente alchemica di origine animale.
Attenderemo, allora. Veniamo a riferire. Noi s'era solo di diversivo:  andato tutto come previsto, nessun intoppo.
E abbiamo un forziere. specific Grigio da un canto nel quale stava esaminando con Arteficio il grosso bottino ancora serrato nelle sue bande di ferro, la serratura chiusa.
Ce ne occupiamo dopo. Non credo sia cos importante,
sai?
Anche noi ci siamo limitati ad attenerci al piano. intervenne Paride, L'unica difficolt  stata tenere alla briglia i corsieri, che non sono avvezzi a far corteggi in mezzo alla gente. Fortuna ci ha sorriso facendoci giungere al tempio con un tempismo perfetto.
Per la vostra festa ci  costata parecchio. interloqu Formica che stava scorrendo la lista del furiere.
Gli uomini allentarono la seriet del momento dandosi di gomito e ridendo degli scrupoli del contabile.
Segnale come spese di ingaggio. disse pacato Orso, Spese vive per realizzare la missione.
Che non ha portato frutti. puntualizz Formica riportando a tutti la cruda verit.
Ogni impresa porta frutti, fosse anche la consapevolezza della sconfitta che ci fa impegnare di pi per non subirla di nuovo. recit Orso, Mantegna:  il tuo turno.
Dico subito, e non per fare lamentazione, che noi di tutti siamo quelli che pi abbiamo rischiato la pelle. I presenti alzarono le coppe per onorare il coraggio degli incursori. Del resto, non si poteva portare pi di quel manipolo fin dentro il tempio senza rivelare le nostre intenzioni al nemico. Abbiamo trovato una certa resistenza, pi di quanta ci aspettassimo, una vera e propria trappola.
Mi hai detto che erano almeno in trenta.
S, Orso. Pi di trenta uomini. L'idea che ci eravamo fatta su di loro l'abbiamo riscontrata anche in questa occasione: i pharmaci li rendono incoscienti e immuni a ogni tema, quasi insensibili alle ferite; il loro addestramento non  eccellente, ma non da sottovalutare.
In quanto agli equipaggiamenti?
Decenti, niente di personalizzato. Cercano tutti di usare un qualche tipo di aiuto alchemico, quasi fosse per loro il segno di una superiorit strategica su di noi.
Avete, dunque, avuto la meglio sugli assassini.
Non da soli. il Mantegna scrut l'assise, Nel momento peggiore, quando Ercole fu ferito e stavamo per essere travolti,  comparso il Soldato Marrone a combattere con noi.
Pi di una voce si lev con toni di sorpresa o di incredulit; il chiacchiero sal d'intensit al punto che Orso dovette alzare la voce per richiamare all'ordine: Compagni! Non possiamo dar sfogo cos al sentimento. Si tratta di un
portento che gi ho avuto modo di testimoniare di persona, che Formica e Arteficio qui presenti possono confermare. Adesso ho altri che possono dire ch'io non sia pazzo nell'aver scorto uno spettro combattere con l'acciaio al nostro fianco.
Ma  un segno infausto! si fece innanzi Barbarossa,
Significa che la pugna sar cruenta.
Vorresti, forse, una dolce battaglia da combattere? Che sia cruenta, fintanto che Marte sar al nostro fianco. Che i cancelli dell'Averno si schiudano e si preparino a inghiottirci. Ma state pur sicuri che non saremo i primi, in questi giorni, a varcarli, n saranno risparmiati quei pavidi che ci scagliano addosso giovinetti illusi e posseduti a far loro da scudo.
Non sappiamo nemmeno chi sia, il Soldato Marrone.
Ti sarebbe d'utile il saperlo?
Potremmo intendere quali siano i suoi fini, da che parte tira la sua spada, per quale ultima gloria, se di Firenze, del papa o di Cesare.
A me non importa conoscere il suo disegno, fintanto che la sua lama colpisce i miei nemici. Si rivolgesse contro di me, sar pronto a schermirla al meglio del mio braccio. Fosse la volont di Marte ch'io soccomba proprio su quel brando, non immagino una morte migliore.
Orso, sei il solito mistico! Come  possibile amministrare una guerra con quest'illusione in testa?
Barbarossa, come pensi di combattere una guerra senza affidarti al Grande Marte?
Boni, voi due! Intervenne Amico capendo che la cosa stava scivolando verso il dibattito teologico, Lasciamo
continuare il caporale. Dicevi che il Soldato Marrone vi ha tolto d'impaccio.
S, capitano, ed  subito sparito nelle ombre come era comparso.
Tipico di uno spettro.
Temendo il passo di Crono, siamo scesi lesti a conquistare il feretro, ma...
Ma?
Ma abbiamo subito veduto che era un'esca vana, un falso.
Un falso? In che senso?
C'era la corazza del signor Giovanni e un abito suo, ma il corpo l dentro non poteva essere quello del Gran Diavolo.
Spiegati! Amico aveva gi metabolizzato la delusione ma si stava accalorando di nuovo nel dubbio che quegli uomini avessero rinunciato all'impresa per timore di restare intrappolati e si costruissero scuse per non credere ai loro sensi.
Conosciamo il volto e le proporzioni del Capitano, credete! Quel corpo poteva passare per lui dinanzi a un estraneo, aveva persino la gamba mozzata.
Ma non ci tornava proprio. intervenne Diamante, Il viso era simile, l'usura del tempo lo aveva smangiato...
Ecco! Ma non abbastanza. Del resto sono passati quasi tre anni.
Se lo avessero imbalsamato? Sapete che lo farebbero.
No, non era stato imbalsamato. Era solo... troppo fresco. E comunque quel volto non era il suo. Vi somigliava solo un poco.
Inoltre, torn a dire Diamante, aveva le mani.
Un mormorio liberatorio si sfog nel padiglione: tutti sapevano cosa era stato fatto al corpo del Gran Diavolo e quella era la testimonianza decisiva.
Quindi. Orso prese la parola, Dopo averci ingannati a Mantova con il falso sepolcro, ci hanno tratti in inganno qui a Firenze con quella trappola. Dove diamine saranno le spoglie del Capitano?
Serparo  sicuro che siano in citt. disse il Mantegna,
L'ho di nuovo interrogato in merito.
Sentiremo altri aruspici.
Ha senso. intervenne Amico, I Maestri ci affrontano in uno scontro risolutivo e, se da un lato celare il Capitano proprio sotto il nostro naso  una mossa d'astuzia, dall'altro  prudente tenere quel tesoro nel posto dove le loro forze fanno massa e non in qualche eremo incustodito.
Non possiamo arrenderci. Dobbiamo trovarlo e far s che varchi i cancelli. si infervor Orso. Me ne faccio un impegno d'onore.
Noi siamo con te, capitano. fece Diamante subito seguito dagli altri uomini.
Non possiamo tirarci addietro a queste parole, si pronunciarono i capitani mettendo la destra sul cuore, Sar impegno di tutte le Bande rivoltare ogni pietra fino a poter mettere le spoglie del signor Giovanni sulla pira che lo attende.
Il Mantegna ruppe il silenzio che segu a quel momento accorato: Alla fine, siamo riusciti a sortire da l dentro, non senza difficolt.
Pare che ci sia un sicario in citt.  lui che ha ferito
Serparo e Argo.
E ci ha ammazzato il mulo. fece la voce di Zoofilo.
Abbiamo dato fuoco a un po' di roba per creare un bel diversivo.
Ha funzionato bene, eccome!
E per vostra fortuna, mormor Orso, non ha arso tutto il tempio.
Era un fuocherello! Solo un po' di fumo con le assi del cantiere.
Tanto, prima che si decidano a finirla, quella biblioteca, passeranno altri venti anni.
Un sicario non  una buona notizia. fu la voce di Amico a interrompere gli entusiasmi.
No, per niente. convenne Orso, Ma non potevamo pretendere che non convocassero i loro agenti migliori per la battaglia su Firenze.
Il tuo assassino pu aiutarci con loro?
Elia, dici? Pu darsi. Malanima: che mi dici di Elia?
Capitano,  un bravo figliolo, alla fine. Ha combattuto con noi e devo ammettere che mi ha salvato la buccia. Con questo, ha la mia fiducia.
Bene. Me lo sentivo. Vedremo come pu armarci per combattere i suoi antichi padroni.
Che facciamo, adesso? il Mantegna era ancora colmo di energie.
Adesso andiamo a riposare, ch la giornata  stata lunga. Dobbiamo tenere la cautela per qualche giorno: sono sicuro che i Maestri vorranno tirarci qualche birbonata per vendicarsi. C' da costruire un campo, ricordate? Da domani tutti al lavoro di zappa.
Bevvero assieme un'ultima coppa prima di tornare ciascuno al proprio alloggio.
Da ultimo, rimasero Arteficio, Formica e Grigio.
Capitano, io vado in branda. salut rudemente il veterano, Non c' versi di aprire quel forziere, n Arteficio vuole che lo si rompa a mazzate.
Vattene, barbaro incolto! rimand l'ingegnere, Sarebbe un sacrilegio anche solo tentare di spezzare con la forza quest'opera d'arte.
L'altro usc mandando un cenno sprezzante.
Arteficio,  cos difficile venire a capo di quella serratura? celi Orso.
Non credo sia la fine del mondo, ma mi ci occorre la luce del sole per vederci e gli attrezzi giusti per scassinarla.
Sono certo che possiamo fare prima.
Orso! balz su l'altro dimenticando la formalit, Questo  un oggetto raffinato, costosissimo, frutto di settimane di lavoro. Non oserai mica danneggiarlo? Forzarlo in qualche modo?  un bene della tua famiglia, del resto, no? E poi, non possiamo sapere se ci che contiene sappia resistere alla brutalit necessaria a far saltare le bande di ferro.
Calmati, calmati! fece il capitano divertito, Non intendo far scempio di tale bellezza, n mettere a repentaglio i doni che cela. detto questo, produsse dal suo baule una grossa chiave, la prov sulla serratura scoprendo che entrava perfettamente e che girava con un lieve ticchetto.
Avevi la chiave del forziere e non mi hai detto nulla?
Arteficio si sentiva un poco offeso da quel gioco.
Non  la chiave di questo forziere, amico mio:  la chiave del Serraglio dei Marzocchi. Vedendo l'arme di quel loco sul coperchio, ho inteso che mio fratello abbia fatto fare una serratura in modo che potesse essere aperta da questa chiave stessa. Certamente ha intuito che saremmo andati a far birbonate a bottega, presto o tardi, e altrettanto certamente ha lasciato questo scrigno apposta perch lo prendessi.
Il baule si schiuse docilmente. Le mani di Orso ne trassero una grande pelliccia foderata di broccato d'oro. La criniera e le zampe di un leone la facevano ben riconoscere.
Orso non riusc a trattenere le lacrime, spossato dalle emozioni della giornata e vinto da quell'ultimo atto, mentre dispiegava la pelle e scrutava le orbite vuote: Giasone, ho il tuo spirito nel petto e ora posso vestire la tua corona. si rivolse agli altri che fissavano con gli occhi sgranati quella magnificenza: Amici miei, questo  un altro portento, un segno di Marte.
Direi pi un abile lavoro di concia e pelliccia. fece pragmatico Arteficio, Significa che tuo fratello  con te e attende la tua spada. Non  uno stolto, sa bene cosa c' in ballo e cosa significhino i segni e i portenti.
Orso si limit ad annuire, i pensieri gli impedivano di articolare altro. Si drappeggi addosso la pelliccia, esplorando il lavoro raffinato che era stato fatto: la fodera costosa nascondeva una tela forte di sostegno che non avrebbe fatto sformare la pelle anche portandola come un mantello; numerosi cordoncini erano ben fissati in punti strategici, per poter assicurare la grande pelliccia al corpo o alla corazza e non lasciarla pendere, le zampe anteriori potevano essere giuntate davanti, come se la fiera stesse tenendo l'uomo in un abbraccio, ma la grande testa formava un cappuccio tanto ampio che subito Orso pens di dover far costruire un elmo apposito per restituirle massa e vita.
Arteficio, i pi grandi portenti degli Di sono quelli forgiati dalle mani dell'uomo. Marte  con noi. La guerra che incombe non  il nemico, ma  la nostra tempesta da cavalcare per colpire chi ci si oppone. Il nostro tempo non  terminato: il destino della Fratellanza  nelle nostre mani.
Preso da una subitanea eccitazione e dimentico del dolore al costato, Orso si drappeggi indosso il mantello facendosi della testa ferale maschera e cimiero. Usc con passo deciso dal padiglione, seguito dappresso da un perplesso Arteficio e un pi pragmatico Formica, per dirigersi, sospinto dal rovente vento del furore, verso la piazza d'arme.
Gli uomini che lo videro uscire dal suo alloggio furono subito irretiti da quell'impeto e presero a seguirlo dando la voce a chiunque scorgessero. In breve il campo si destava dalla quiete serale, torce e lucerne rischiaravano l'oscurit mentre i piedi di ogni soldato lo portavano al suo luogo abituale nella piazza d'arme, formando i ranghi delle squadre in un'adunata spontanea.
Il capitano si volse a scrutare i volti dei suoi Diavoli da dentro la testa del Marzocco. Anche senza corazza, con l'abito dismesso nel riposo serale, ognuno di quegli uomini pareva posseduto da una brace ardente che attendeva solo
un soffio per avvampare. Orso afferr una partigiana, la fece roteare gustando la sensazione del legno liscio tra le mani nude, le otto facce della lunga asta che dialogavano con le sue dita per far loro conoscere il ferro che stava in cima ai sette piedi di buon frassino stagionato.
Con la lancia per le mani e la criniera che lo incoronava, pareva ai suoi uomini come investito del favore di Marte stesso. Un mormorio si lev, divenendo un canto ritmato quando centinaia di stivali presero a battere all'unisono il suolo.
La Guerra incombe. Salutate il suo avvento, figli di Marte! Non la prima battaglia, ma solo una schermaglia  stata combattuta oggi. Il nostro nemico  nudo, il suo cuore trema dinanzi all'acciaio. Ovunque l'alba di sangue vi trover, sappiate che non siamo soli a combattere per gli Di. Orso aveva guadagnato l'attenzione dei soldati che continuavano a battere piano il terreno ma non si perdevano una parola. Ci hanno voluto irridere, schernire, hanno teso una trappola terribile per darci la morte. Credevamo di combattere da soli, che Marte fosse l'ultimo baluardo per arrestare il Lete: ci sbagliavamo!
Orso torn a fare il giro delle squadre, la sua voce bassa, abituata al comando, correva sul terreno arrivando a tutti.
Minerva ha posto la sua egida dinanzi ai nostri petti, Mercurio ha confuso i nostri nemici, insieme ci hanno portato un nuovo auspicio. Orso fece una pausa, atteggiandosi come un eroe antico nel suo mantello, mentre cercava le parole migliori per trasmettere la propria eccitazione agli uomini. Il favore degli Di in sogno  un grande portento, ma ancora pi grande  trovare la loro mano nell'opera degli uomini:  stata Minerva a ispirare il lavoro degli artigiani a onorare le spoglie del Marzocco mutandole in siffatto cimiero, come  stata la voce di Mercurio a suggerire il modo per farlo giungere a noi. Non solo gli Di tutti si schierano al nostro fianco in questa battaglia, ma ogni uomo, ogni donna di Firenze che li onora si erge per darci supporto e sostegno.
L'eccitazione era fuoriuscita, era scorsa tra i ranghi entrando nell'animo di ogni soldato; il capitano si sentiva di nuovo parte della Compagnia, primo tra pari, onorato del privilegio di condividere quella fratellanza ma, al contempo, in grado di fare intendere il proprio cuore a tutti.
Combatteremo su quelle mura, di dentro o di fuori. Non lo faremo per folle cupidigia o desiderio, ma per onorare il Dio della Guerra, per essere ci che siamo. La nostra lama sar guidata dall'ardore di Marte ma anche dalla saggezza di Minerva, ch dietro di noi vi sono le nostre schiatte, coloro per i quali combattiamo. Siate saldi, levate lo sguardo limpido alla fiamma del conflitto, non esitate a farvi sacrificio sull'altare degli Di, giacch non siete soli ma baluardo di ogni persona che non merita di cadere nella follia di questi tempi.
Finalmente abbass il tono, avviando l'improvvisato discorso notturno alla sua conclusione.
L'alba di domani ci trover pronti a una nuova giornata. Non vi illuder dicendovi che i nostri nemici si disperderanno come nebbia: essi si rafforzeranno, renderanno i nostri sforzi pi ardui, si celeranno ancora meglio nelle ombre della citt, penetreranno in ogni cuore debole per
mutarlo alla loro causa malefica e ci pugnaleranno alle spalle ogni volta che glielo permetteremo. Siate vigili, ancor pi che prima. Due volte siate vigili: una per voi stessi e una per coloro che non hanno lo scudo di Marte a proteggerli n la Sua lancia ad armarli.
Detto questo, percorse con lo sguardo, ancora una volta, i volti di quegli uomini, sincerandosi che avessero colto ogni parola e l'avessero riposta nel loro cuore, poi si avvi di nuovo verso il suo alloggio, bagnandosi nelle acclamazioni dei soldati.
Se la via di Marte era facile da percorrere, quella di Phobos era un sentiero di fili tesi nel nulla.
Schierarsi e combattere a fianco di uomini addestrati era ci che aspettava Orso nelle settimane successive e questo non lo poteva preoccupare.
Muoversi con cautela, dissimulando i propri timori, in quel delicato ballo di equilibri era l'impresa che lo sfidava davvero.
Da un lato era crucciato di dover combattere un nemico insidioso, che meritava i mezzi di Mercurio, con l'onore e l'acciaio; i Maestri non si sarebbero risparmiati per vederli annientati, n avrebbero trattenuto ogni colpo basso. Occorreva ribattere mossa su mossa, colpire con spietatezza e annusare i loro trabocchetti.
D'altro canto, aveva la sua schiatta da proteggere in un gioco azzardato di fiducia e finzione: se i Maestri avessero mangiato la foglia, suo fratello, i suoi nipoti e anche l'ineffabile Lucrezia sarebbero stati ostaggi golosi in quel conflitto; ma ogni mossa fatta per allontanare il proprio nome
da quello della sua stessa famiglia avrebbe compromesso la possibilit di farvi ritorno e ritrovare quel calore che aveva solo assaporato.
Ancora, non intendeva rischiare inutilmente la vita dei suoi veterani, ma nemmeno poteva impedire loro di rispondere alla chiamata delle mura patrie o la lealt al sangue del Gran Diavolo; inoltre, avere amici fidati nello schieramento opposto era un vantaggio cui non doveva rinunciare in quanto comandante di quegli uomini.
E poi c'era Braccio, il suo alfiere. Per quanto, a suo tempo, le parole fossero uscite sincere e coraggiose dal suo petto, per quanto la ragione gli dicesse che ogni uomo doveva percorrere il proprio cammino, il vuoto che aveva lasciato andandosene dal suo fianco non si era minimamente colmato in quelle settimane. Tutt'altro: Orso il capitano non immaginava altri degno di reggere la Bandiera, Orso il soldato non desiderava nessun altro con cui condividere l'alloggio, Orso l'uomo non conosceva altra voce con cui superare l'atroce dolore della vita.
Phobos rideva delle sue paure mentre il volto cangiante della luna solcava la notte, il drago Lamone le annusava da lontano, pregustando il momento in cui avrebbe banchettato con quel panico raro e potente.
Intanto i passi di centomila soldati si chiudevano attorno alle mura di Firenze, marciando, consapevoli o meno, verso l'altare di Marte per il grande sacrificio di sangue.
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FINE.
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RINGRAZIAMENTI.
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A tutti gli appassionati, i rievocatori e gli studiosi che ogni giorno ricordano cosa voglia dire essere figli di Firenze e del Rinascimento.
A tutti i miei compagni di studio, ricerca e rievocazione che hanno prestato la loro voce e il loro volto alla mia immaginazione.
A tutti gli amici che hanno voluto vedersi riflessi nei volti del mio raccontare.
A Bruno Giannoni, per avermi pungolato rifiutandosi di leggere roba digitale.
Alla Sala d'Arme Achille Marozzo per avermi insegnato a studiare e conoscere, oltre che a valere.
A tutti gli amici che mi hanno sostenuto con le loro parole.
A tutti gli amici che mi manifestano trepidazione nell'attesa di questo secondo volume.
A Federico Bussani e Matteo de Beni che mi hanno sostenuto in questo anno difficile.
A Maurizio Sanesi per le indagini linguistiche. A Mattea Piazzesi che ci mette in sella. A Simone e Debora Cicali per il prezioso lavoro. A Matteo Chirici per il mai banale scatto di copertina.
A chi mi ha fatto sorridere, mi ha dato gioia e sostegno. A chi, soprattutto, mi ha fatto soffrire.
Alle Bande Nere.
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FINE.